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LA MODA CHE CAMBIA
29 Giugno Giu 2014 1658 29 giugno 2014

I bambini portateli a giocare nei musei

All'estero si va alle mostre assieme ai figli piccolissimi. Così familiarizzano con l'arte.

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Milano: alcuni visitatori all'interno del Museo del Novecento nel centro della città ammirano il Duomo, la cattedrale gotica della metropoli lombarda. Per superficie è la quarta chiesa d'Europa, dopo San Pietro in Vaticano, San Paolo a Londra e la cattedrale di Siviglia.

Se mai vi capitasse di assistere a una commedia, un'opera o anche un musical in un teatro di Londra o di New York, scoprireste che il pubblico vi è arrivato, nella maggior parte dei casi, direttamente dall'ufficio, dal bancone del bar o dalla cassa del supermercato.
Cioè con un sacchetto della spesa, lasciato naturalmente al guardaroba, ma pronto per essere portato a casa alla fine dello spettacolo, dove ci si reca con la stessa naturalezza con cui si prende un aperitivo al bar.
Gli abiti eleganti sono pochissimi, indossati per le grandi occasioni.
La stessa cosa succede nei musei: la domenica vi arrivano famiglie intere, con tutti i bambini al seguito compresi i piccolissimi che vengono sospinti nel passeggino fra le varie sale e che non hanno modo di comprendere, ma prendono confidenza con il luogo e con le sue atmosfere.
A SCUOLA UN PERCORSO AD HOC. Una volta entrati a scuola, li attendono circa 15 anni di visite a musei e mostre, laboratori di arte e di teatro dove avranno modo di interpretare Giulietta e Mercuzio, ma anche la rana Kermit e miss Piggy, scoprendo eventualmente la propria attitudine per la recitazione, ma mettendo soprattutto alla prova la propria capacità di lavorare in gruppo e di resistere allo stress e al cosiddetto 'trac' da palcoscenico, da esibizione o prolusione in pubblico (fosse pure la riunione di condominio) che in un modo o nell'altro attende tutti, nella vita.
MUSEI E LIBRI, QUESTI SCONOSCIUTI. Fate un confronto con la realtà scolastica e formativa italiana e capirete per quale motivo proprio noi, che non facciamo altro che vantarci di essere i possessori di metà dei beni artistici mondiali, siamo agli ultimi posti fra i frequentatori di musei e di teatri.
Secondo dati diffusi a giugno 2014, ma che in realtà avevano iniziato a circolare agli inizi dell'anno, il 39% degli italiani non ha partecipato ad alcuna attività culturale nel corso del 2013, e quasi il 60% non ha letto neanche un libro.
Il nostro indice di partecipazione culturale nazionale è pari a 8, contro una media europea del 18 e punte di coinvolgimento e di entusiasmo assoluti in Svezia, dove la percentuale di cittadini attivi e attivati in esperienze culturali equivale ai nostri rinunciatari: il 43%.
STORIA DELL'ARTE VIA DALL'INSEGNAMENTO. A questa situazione, certo non nuova, non ha sicuramente giovato la scellerata politica di cancellazione delle ore di insegnamento della storia dell'arte negli istituti professionali e tecnici (fra i quali vanno annoverati gli istituti per il turismo e dai quali, purtroppo, approdano nelle università e persino nelle facoltà umanistiche studenti privi delle più elementari nozioni di storia, geografia e letteratura, e talvolta persino incapaci di esprimersi in italiano), ma anche una politica televisiva generalista che da quasi 30 anni, con poche eccezioni come quella rappresentata da RaiCinque, offre contenuti ma soprattutto valori lontani, per non dire opposti a quelli culturali o artistici.
IN TIVÙ SOLO DECEREBRATE IN MUTANDE. Una tivù dove l'oca svestita di turno viene applaudita a ogni svarione in virtù di una demenziale equiparazione fra ignoranza e naturalezza. Un Paese che non ha dimestichezza e familiarità con teatri, musei e attività culturali fin dall'infanzia, che meno ancora ne trova a scuola e che invece, lungo tutto l'arco della propria vita, si vede proporre come modelli decerebrate in mutande e calciatori indisciplinati e favolosamente ricchi non può che diventare quello che è.
E peggio ancora andrà fra breve: i nostri musei sono già frequentati quasi esclusivamente da stranieri. Fra poco (una campagna pubblicitaria lo stigmatizza in modo divertente, descrivendo nelle didascalie museali di un prossimo futuro la Dama con l'ermellino di Leonardo come «sciura con in braccio un cane») non avremo neanche più guide in grado di spiegare loro che cosa stiano guardando.
IMPARIAMO A CONOSCERE IL NOSTRO PATRIMONIO. Qualche settimana fa, in un commento a questa rubrica, una gentile lettrice, dotata senza dubbio delle migliori intenzioni e di una solida formazione di sinistra - quella sinistra idealista permeata di valori cattolici che altrove hanno ribattezzato «l'utopia del buon selvaggio» e che affonda le proprie radici in Rousseau - chiedeva che fosse «il popolo» a scegliere se e quali monumenti restaurare e salvare, senza lasciare l'iniziativa e la scelta alle istituzioni o, come ci si domandava, ai privati.
Gentile signora, lei lascerebbe la scelta a quel 43% di italiani che non sa neanche dove si trovino, i beni di cui si scriveva? O proverebbe a farglieli amare e conoscere, prima?

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