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MUSICA & MITO 30 Giugno Giu 2014 0959 30 giugno 2014

Glastonbury, forse termine nel 2020

Il fondatore Eavis: «Posso andare avanti ancora per sei anni».

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L'edizione 2014 del festival di Glastonbury.

da Londra

Lo storico Glastonbury Festival, uno degli eventi musicali più importanti d’Europa, potrebbe terminare nel 2020.
Mentre si concludeva l'edizione 2014, il fondatore della kermesse, Michael Eavis, ha infatti dichiarato di avere intenzione di far riposare i campi su cui si esibiscono da quasi 50 anni star inglesi e internazionali. «Posso andare avanti ancora sei anni», ha detto, «e questo ci porterà al 50esimo anniversario del festival. Poi deciderò cosa fare».
LA SFIDA DEL LATTAIO. Eavis si è inventato Glastonbury dal nulla: nel 1970 il lattaio e la moglie, ispirati a un evento musicale cui avevano partecipato l’anno prima, il Bath Blues festival, aprirono gratuitamente i campi della Worthy Farm, a Somerset, alla musica live.
Da quel momento Glastonbury si è tenuto con regolarità, senza dimenticare le pause a maggese, di solito ogni cinque anni. La prossima sarà nel 2017 sempre con lo scopo di far riposare il terreno calpestato dalle migliaia di persone che ogni anno comprano i costosi biglietti (210 sterline più Iva, più di 261 euro) e si accampano tra fango e stivali di gomma.
Ora c’è chi si chiede che ne sarà del festival senza di lui, anche se il fondatore non ha escluso l’ipotesi di consegnarlo nella mani e nei campi di qualcun altro.
LA RIVINCITA DELLE VECCHIE GLORIE. L’importante, hanno fatto notare i maligni, è che le prossime edizioni siano migliori di quella 2014. Innegabile che anche quest’anno Glastonbury sia stato il palco della rivalsa: gli artisti da cui ci si aspettava molto hanno dato poco, e viceversa.
In particolare e inaspettatamente, le vere star dell’edizione 2014 sono state quelle più vecchiotte e tenute sottovuoto: una tra tutte, Dolly Parton, che incurante del fango si è presentata sul palco, bionda biondissima, con una tutina country bianca e piena di brillantini. Dolly ha intrattenuto 80 mila persone con la versione più rock di se stessa che potesse interpretare: cantando con il chitarrista dei Bon Jovi, Richie Sambora.


CON PARTON, YOKO ONO E BLONDIE. La 68enne ha interpretato anche alcune delle sue storiche hit, come Jolene, intonate con entusiasmo da tutto il pubblico presente nonostante la giovane età media. Finita sulle prime pagine dell’intera stampa inglese lunedì 30 giugno, Dolly è diventata il simbolo di tutte le star «datate» che si sono prese la scena di Glastonbury 2014: assieme a lei anche Yoko Ono, Brian Farry, Robert Plant e Blondie.
Ha deluso invece la ben più giovane Lana del Rey che ha cantato fumando una sigaretta e indossando un vestitino psichedelico. Il massimo del rock che la cantante di Video Games, Blue Jeans e della recente Ultraviolence, è riuscita a portare sul palco, nonostante il passato di «sesso, droga e rock’n’roll» di cui spesso scrive nelle sue canzoni.
Acclamati e bravi i giovanissimi Ed Sheeran e Jake Bugg, trionfanti i Kasabian in chiusura e perfetti i Metallica la sera precedente, prima band metal accolta sul palco del Somerset, e a cui è bastato un giro di chitarra per zittire tutte le polemiche che avevano preceduto l’esibizione.
INTERRUZIONE CAUSA MALTEMPO. Ciò per cui verrà ricordato in particolare Glastonbury 2014 però, pare sarà la pioggia torrenziale che ha sfidato fan e campeggiatori: se a fango e acquazzoni gli inglesi ci sono abituati, il brutto tempo del 27 e 28 giugno 2014 pare sia stato troppo anche per loro.
Tanto che le esibizioni live sono state interrotte per un’ora nella serata di venerdì 27, fatto alquanto criticato dal fondatore Michael Eavis: «Troppi problemi per la sicurezza al giorno d’oggi. Non avremmo fermato il festival anni fa!» ha detto beffardo.
Come potrebbe esistere Glastonbury senza di lui, gli inglesi non lo sanno spiegare.

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