MUSICA 3 Luglio Lug 2014 1701 03 luglio 2014

New Christs in Italia, il punk australiano che incanta

Dall'Australia con furore. I New Christs tornano in Italia.

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Rob Younger somiglia sempre di più a zio Tibia. Meno “older” di quello che sembra, ma questa è la mitologia del rock e del punk.
E di questa robaccia, Rob gronda da tutte le parti.
Dev'essere una fatica incarnare una leggenda, non importa di quale peso specifico: il fatto è che Rob è l'uomo di Vitruvio del rigoglioso, confusionario, furibondo universo punk-rock australiano.
Da quarant'anni sta al centro di quel caos e in questi giorni porta il suo piccolo grande mito anche in Italia per alcuni fulminanti concerti con i suoi New Christs: dopo Marina di Ravenna e Pescara, il 3 luglio suonano al Parco dell'ex Aeroporto di Centocelle di Roma e l'ultimo atto è il 5 giugno al parco Ciclamino di Pietramurata, in Trentino, nell'ambito della rassegna Ultrasuoni 2014.
SUONI RABBIOSI E POTENTI. Complice di questo minitour, peraltro segmento di una più ampia cavalcata europea, un nuovo album dopo cinque anni, Incantations, accolto in modo positivo ovvero controverso: la miscela di potenza arrembante non tradisce ma è ripetitiva (i fans più ortodossi invertono l'ordine dei fattori e sono felici così).
Un lavoro estremamente curato, grazie a tecnici di prim'ordine quali Jim Moginie (Midnight Oil), che ha registrato il tutto nel nel suo studio di Sydney, e Wayne Connolly, il quale ha curato il missaggi nei celebri Alberts Studios.
Sono loro i responsabili di un suono inappuntabile, rabbioso ma pulito senza riuscire annacquato.
PICCHIANO DURO NONOSTANTE L'ETÀ. E l'album, per quanto privo di sorprese, è ispirato (la cadenzata e sinistra It's not a Game, per citarne una sola, è irresistibile) e consigliatissimo, almeno quanto il bellissimo We Got This! del 2002.
Latitano forse le pause, i momenti più psichedelici, mentre c'è uno spazio più suddiviso tra i singoli, che possono esaltare i rispettivi talenti: la formazione di oggi, oltre al nume tutelare Rob Younger e agli storici, affidabili Jim Dickson al basso, Dave Kettley alla chitarra e Brent Williams alla chitarra e alle tastiere, sfoggia un nuovo, formidabile batterista, Paul Larsen Loughhead, già “noleggiato” dai Celibate Rifles per il tour europeo del 2011 e ormai arruolato a tempo pieno nei New Christs.
Che picchiano meglio che mai, prede della sindrome dell'età: dimostrare a tutti che sono quelli di sempre.

Australia, patria minore di un rock sottovalutato

I New Christs, gruppo australiano.

Ma, sfuriate nuove a parte, è la storia, la sua storia personale che questo indomito, spelacchiato eroe del rock and roll porta a spasso, ancora e ancora: con i Radio Birdman, fondati con Deniz Tek nel 1974; con i New Race, dove entravano pure membri degli Stooges e degli MC5, due miti di Younger; con i New Christs che cambiarono chissà quante line-up e nel 1984 fecero da supporto ad Iggy Pop.
Formazioni fatte e disfatte, riprese e discese come tram, che suggeriscono prolungamenti dell'ego del deux ex machina con le sue creature e, più in generale, con le mille diramazioni, connessioni, compromissioni con una scena aussie che non ha forse eguali per anarchia: il punk rock, e poi il post punk, australiano ha sempre vissuto di ondate che si risolvevano in risacche che scatenavano altre ondate.
EREDI DEGLI STOOGES. Punk, senza dubbio, come attitudine, per imitazione degli Stooges che si discioglievano una prima volta nel 1973, quasi passando, senza saperlo, il testimone della deflagrazione a giovani teppisti dell'altro mondo, smaniosi di riprenderne la lezione (nello stesso anno si affaccerà un gruppo diverso per frastuono e coordinate musicali: gli AC/DC).
Ma musicalmente, la volta indipendente australiana resta forse più piantata in splendide e preoccupanti suggestioni garage-rock con i suoi derivati rockabilly, boogie e surf, urticanti e senza compromessi di sorta. Si può dire in generale che l'aire punk iniziale è quasi sempre destinato, almeno negli esempi più illustri, ad arricchirsi e a contaminarsi con generi affatto diversi.
Prendiamo l'altro nome esemplare, quei Saints che dei Radio Birdman furono il contraltare (benché l'immancabile Younger abbia infilato anche lì il suo zampino): l'esordio nel fatidico 1977 - ma il singolo I'm Stranded è di qualche mese prima - parla effettivamente con la lingua forata dei Ramones e del punk britannico, ma quel linguaggio ortodosso durerà poco, destinato a stemperarsi in un rock multiforme, passando per mille influenze e mille frantumazioni.
Una parabola seguita anche dal nome più rilevante di tutti, quello di Nick Cave, cresciuto proprio a latte, Saints e Radio Birdman e oggi, dopo mille perigliose avventure, sovrano di un cantautorato spigoloso, oscuro e raffinato (il suo Push The Sky Away, del 2013 con i rinnovati Bad Seeds, è un disco sorprendente e imperdibile).
MUSICA DALLE RADICI CONTORTE. Sì, è come se il punk di questo continente anglofono, ma sottovalutato, fosse troppo agitato e curioso per durare, per sclerotizzarsi in una formula monolitica.
Proprio un ritorno come Incantations testimonia definitivamente di questa formula dalle radici contorte, troppo estese per fermarsi intorno all'albero.
In mezzo a tutto questo sta Rob Younger, piccolo dio del rock and roll che ha il centro ovunque e la circonferenza in nessun luogo.
La galassia dove egli è sovrano potrà anche essere un segreto fin troppo ben custodito, roba da intenditori, da cultori un po' fanatici. Ma se siete ancora in tempo ad incrociare Rob Younger con i suoi New Christs nei concerti italiani che rimangono, capirete che una leggenda può anche restare piccola, senza per questo diventare minore.

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