IL PROGETTO 5 Luglio Lug 2014 1320 05 luglio 2014

European dream, Alessandro Penso e il sogno dei migranti

Storie di giovani immigrati in fuga dalla guerra.

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European dream, Road to Bruxells, immigrati in viaggio: la mostra itinerante di Alessandro Penso

da Bruxelles

Mohamed è arrivato in Grecia dal Marocco. Insieme con Ahmed e Nabi vive nel vagone di una stazione ferroviaria abbandonata.
Ogni notte si nasconde dietro gli scogli del porto di Corinto e cerca il momento giusto per salire a bordo di una nave diretta verso l'Italia.
S. è un ragazzo afgano di 17 anni, vive in uno stabilimento balneare incustodito di Patrasso. Anche lui, insieme ad altri connazionali di 14 e 18 anni, ogni giorno tenta la grande fuga, nascondendosi nei camion che vengono caricati a bordo delle navi dirette in Italia.
CENTINAIA DI RAGAZZI IN FUGA. «Sono riuscito a raggiungerla due volte», racconta, «ma la polizia mi ha trovato ad Ancona e mi ha rimpatriato. La prossima volta che riesco ad arrivare in Italia mi taglio la faccia, così magari mi portano in ospedale e riesco a parlare con qualcuno che capisce quello che dico».
Come lui, centinaia di giovani afgani, siriani, yemeniti, marocchini, algerini tentano di realizzare lo stesso sogno. «L'European dream», che ogni volta però si infrange alla frontiera.
A portarli in Europa dentro un camion è stato Alessandro Penso, fotografo vincitore del World press photo 2014, che il 16 giugno è partito da Bari, ha attraversato l'Italia e il 4 luglio è arrivato a Bruxelles. Ma dentro quel camion, che ora è parcheggiato nel cuore della capitale europea, l'artista è riuscito a portare solo un pezzo della vita di quei ragazzi, immortalato in uno scatto.
UNA MOSTRA PER DARE UN SEGNALE ALL'EUROPA. Si chiama European dream – Road to Bruxelles (guarda le foto), un progetto che Penso ha realizzato per raccontare l'immigrazione in un modo diverso (l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) è partner dell'evento, ndr).
Una mostra fotografica itinerante per mostrare al parlamento europeo, anche solo simbolicamente, la vita di centinaia di ragazzi in fuga dalla guerra e dalla povertà che sognano di arrivare in Europa, ma sempre più spesso si fermano a Patrasso.

L'European dream si infrange a Patrasso

European dream - Road to Bruxelles: un viaggio da Bari a Bruxelles per raccontare l'immigrazione in maniera diversa.

In Grecia sono infatti rifiutate più del 99,5% delle richieste di asilo politico. Per questo centinaia di giovani che ogni giorno arrivano sono constretti a vivere nascosti. Perché se la polizia li scopre e li scheda, il loro sogno europeo non si potrà più realizzare. Questo ha deciso il regolamento di Dublino, la legge Ue sulla competenza in materia di concessione dell’asilo, secondo cui il primo Stato in cui si viene identificati è quello a cui spetta il diritto e il dovere di decidere se concedere lo status di rifugiato o meno.
MIGRANTI ACCOLTI CON OSTILITÀ. Una storia comune a tanti Paesi dell’Europa del Sud, che nel periodo di crisi economica peggiore si sono ritrovati a dover gestire da soli anche l’affluenza di migliaia di immigrati.
E in questa costante emergenza chi è in cerca di un rifugio viene spesso accolto con ostilità, xenofobia, rabbia. Un trattamento che non riconosce i più basilari diritti umani, di cui Penso si è fatto testimone.
«Forse le immagini che più mi hanno colpito sono proprio quelle che non ho fotografato per scelta», racconta a Lettera43.it.
Nel suo camion, infatti, non ha portato scatti di disordini o violenza. «Ho cercato di eliminare determinate sovrastrutture, perché magari mostrare un carcere, un poliziotto, un Cpt, potrebbe portare a pensare che quella persona è cattiva, che ha fatto qualcosa di male».
Invece spesso sono solo uomini e donne che cercano di salvarsi la vita. O di ritrovarla.
«SERVE SENSIBILIZZARE AL TEMA». «Una volta ho incontrato un ragazzo di 16 anni che voleva venire in Europa solo per cercare il fratello scomparso», ricorda Penso, che da anni lavora sul tema dell’immigrazione nel Mediterraneo.
«Il mio obiettivo non è fare politica, ma sensibilizzare. Al di là dei numeri e delle leggi, vorrei ricordare a tutti che quei ragazzi, che magari incontriamo ogni giorno sulle strade delle nostre città, vengono da Paesi martoriati da guerra e povertà. E sono in continua fuga».
Una tragedia alla quale «magari non pensiamo quando guardiamo loro volti», perché il «nemico peggiore è il pregiudizio sull'immigrazione».
Per cercare di combatterlo Penso ha percorso centinaia di chilometri dal Sud al Nord dell'Europa, e in ogni città in cui si è fermato ha invitato le persone a salire sul suo camion e a guardare i volti e le vite di quei ragazzi appesi a un sogno che forse non si realizzerà mai.
Il viaggio diventerà presto un documentario on the road, da Atene a Roma, da Ginevra a Bruxelles. Per non dimenticare.

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