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CULTURA 6 Luglio Lug 2014 0900 06 luglio 2014

Libano: l'arte della Siria in fuga dalla guerra

Gli artisti esuli raccontano il conflitto.

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da Aley (Libano)

Pittori, scultori, musicisti, calligrafi, fotografi e attori. Ci sono anche loro tra i milioni di siriani che per scampare dalla guerra hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti.
La maggioranza degli artisti siriani in fuga è approdata in Libano. Forse il luogo migliore nella regione per un artista lontano da casa e che vuole continuare il suo lavoro.
TRA I SIRIANI A BEIRUT. Beirut è da sempre considerata un centro culturale d’avanguardia: è un ambiente ideale per gli artisti di ogni genere. I teatri della capitale libanese riempiono ormai i cartelloni con rappresentazioni di autori siriani, le radio trasmettono in continuazione canzoni che ricordano la bellezza della Siria e le tante gallerie d’arte sono quasi monopolizzate da pittori e scultori rifugiati.
DRAMMA DEI PROFUGHI. Artisti, ma drammaticamente profughi: molti di loro sono, infatti, nelle stesse condizioni - al limite della sopravvivenza - della maggioranza dei loro connazionali rifugiati.
Nonostante le difficoltà, continuano a lavorare, a raccontare al mondo con le loro opere il dramma della Siria.

L'opera dell'artista siriano Sabhan Adam (©GettyImages).

Rabee Kiwan è un pittore. Nel suo modesto appartamento di Beirut continua a sperimentare la sua tecnica semplice: una bottiglia di plastica mossa rapidamente sulla tela.
La guerra civile ha cambiato il suo approccio all'arte: «Prima ero solito lavorare su argomenti generali, ora quello che faccio è più legato agli eventi e alle loro conseguenze su di me, sulla gente, su ciò che ci circonda e sulla situazione che viviamo», dice a Lettera43.it.
RACCONTI DELLA GUERRA. Fadi al-Hamwi è di Damasco, ma ora anche lui vive a Beirut.
La memoria delle lunghe notti passate nella capitale siriana in rivolta lo accompagna ancora. «Ora stando al sicuro, dipingendo, scrivendo o lavorando mi arriva l'eco della gente che muore», racconta. «È una situazione nella quale riesco ad ascoltare questi suoni, che arrivano da qualche parte vicino a me, ma non posso fare nulla».

Ad Aley l'Art residence, l'atelier degli artisti in fuga

Per accogliere almeno alcuni di loro Raghad Mardini, un’architetta innamorata dell’arte, ha realizzato ad Aley l'Art Residence.
In questo paesino, a 30 minuti di auto da Beirut, ha riabilitato una casa ottomana della fine dell’800 e realizzato una struttura a metà tra il rifugio e l’atelier.
«Con la guerra gli artisti della Siria», dice Raghad Mardini, «non hanno più un luogo emotivo o fisico per lavorare, così è nata questa idea e finora abbiamo ospitato 30 artisti, due alla volta per un mese».
CONSERVARE LA MEMORIA. Poi continua: «L’idea è creare una sorta di piccolo museo, un posto dove le memorie della guerra siriana possano essere conservate e dove le persone possono venire a riflettere su quanto sta accadendo».
In maniera diretta o indiretta dal lavoro degli artisti di Aley traspare la violenza degli ultimi tre anni e l’angoscia del conflitto. «In cambio dell’ospitalità chiedo di lasciarsi alle spalle un pezzo della loro arte».

Due opere di artisti siriani in una mostra a Damasco prima della guerra (©GettyImages).

L'Art Residence Aley, però, non vuole essere soltanto un rifugio. La missione di Raghad è soprattutto quella di aiutare gli artisti siriani che ospita a integrarsi con il mondo dell’arte contemporaneo di Beirut e della scena internazionale.
A ottobre 2013 in collaborazione con Artheum, spazio dedicato all’arte nel quartiere armeno di Bourj Hammoud nella capitale libanese, le opere degli ospiti di Raghad hanno contribuito alla prima rassegna di artisti siriani organizzata dall’inizio del conflitto. Venti nomi, quasi 3 mila visitatori e un interesse che ha superato i confini del Medio Oriente.
IL RIFIUTO DEL CONFLITTO. A questa rassegna ne hanno fatto seguito molte altre, come quella intitolata L’ultima cena, che si è conclusa recentemente. Vi hanno partecipato 56 artisti provenienti da varie zone della Siria per esprimere il loro rifiuto della sanguinosa guerra che dal 2011 affligge il loro Paese.
SIRIA, L'AMARA REALTÀ. Samer Qosah, organizzatore della mostra, ha spiegato che il titolo della rassegna ha «un significato simbolico, legato ai temi della slealtà e del tradimento, alla divisione del popolo, all’amore e allo spargimento di sangue».
La mostra ha incluso opere di pittura, scultura, calligrafia araba, fotografia e video. Che esprimevano tutti l’amara realtà della Siria.

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