Libertà Gallup 140703155828
RICERCA 6 Luglio Lug 2014 0800 06 luglio 2014

Usa, troppa libertà opprime l'uomo

Autonomia e tante alternative paralizzano.

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Un'indagine della Gallup ha svelato che negli Usa la libertà individuale crea sempre più disagio.

Gli americani amano definire la loro patria con le parole del loro inno nazionale «Land of the free, home of the brave» (la terra dell'uomo libero e la casa del coraggioso). Ma secondo un sondaggio pubblicato dalla società di sondaggi Usa Gallup, gli statunitensi si dimostrano sempre «meno soddisfatti» della libertà.
SODDISFAZIONE IN CALO. La ricerca, svolta a livello internazionale su campioni rappresentativi di 1.000 cittadini, ha sottoposto un quesito sull’atteggiamento nei confronti della libertà individuale.
Il 79% degli americani ha dichiarato la propria soddisfazione. Il dato è alto, ma segna un brusco calo, visto che otto anni fa era al 91%.
DELUSI DAL VALORE. Nel Paese dove vige il motto «vivi libero o muori», una fetta della popolazione sempre crescente ha espresso il disagio.
Il disamore per la libertà è ambivalente, può esprimere senso di oppressione o senso di forte delusione per un valore in passato ritenuto assoluto, ma ora evidentemente non è più percepito come il punto di partenza del benessere personale.
MALESSERE IN EGITTO. La ricerca ha evidenziato anche come gli Usa sia uno dei Paesi in cui questo malessere è aumentato maggiormente.
In testa alla classifica c’è (la cosa non sorprende) l’Egitto che rispetto al 2006 ha registrato un -34%, poi la Grecia e l’Italia, dove si è registrato un crollo del 24%.
Gli Stati più amanti della libertà e più soddisfatti della loro condizione sono risultati la Nuova Zelanda, l’Australia, la Cambogia, la Svezia e gli Emirati Arabi.

Disillusione degli americani nei confronti delle istituzioni

La disillusione Usa deriva anche dalla poca fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Come spiegare il dato degli Usa?
Gli stessi ricercatori hanno avanzato l'ipotesi che la crisi economica abbia cambiato la percezione riguardo alla propria libertà. Tuttavia, visto che gli indici sono ormai da mesi tutti positivi, questa spiegazione non basta.
Nel pubblico americano sta crescendo una forte disillusione nei confronti delle istituzioni e il malessere dipende da un mutato rapporto con la politica e i propri rappresentati, sentiti come lontani dai problemi.
«I nuovi numeri dimostrano come la nostra classica concezione di libertà sia cambiata», ha commentato Jon Clifton, managing director della Gallup World Poll.
SERVONO ALTRE INDAGINI. Per Corrado Del Bò, ricercatore di Filosofia del Diritto dell’Università di Milano e autore del saggio Pluralismo e libertà fondamentali, sarebbe necessaria un’indagine più empirica per trarre conclusioni più nette.
«Tuttavia», spiega a Lettera43.it, «se definiamo la libertà come la possibilità di condurre la propria vita come si vuole e di essere padroni del proprio destino, è inevitabile che di fronte a ostacoli oggettivi che impediscono questa possibilità, il concetto stesso di libertà venga sottoposto a dubbi».
SFIDUCIA FIGLIA DELLA CRISI. Quindi precisa come «l’indagine mostra che nei Paesi che affrontano periodi di crisi sociale o economica si genera una forte sfiducia e le persone si sentono in balia degli eventi, senza veri riferimenti che possano guidare o orientare la propria libertà». «Sarebbe comunque un passaggio azzardato dire che le persone desidererebbero meno libertà», è la tesi di Del Bò, «in realtà non sono poste in condizioni di apprezzarne il valore».
FATTORE CORRUZIONE. Poi c'è da considerare la percezione della corruzione nel proprio Paese.
Con l'eccezione del Rwanda in cui un'alta soddisfazione per la propria libertà si associa con una buona fiducia nella politica, in genere c’è una diffusa convinzione nella disonestà della politica. E dove cresce l’insoddisfazione per la propria condizione, aumenta anche la convinzione che il malaffare dilaghi. Così in Usa: il 79% ritiene che la corruzione sia «molto diffusa», un dato cresciuto del 20% negli ultimi otto anni.
CRESCITA SENZA TANGENTI. Per Del Bò questo, però, non deve generare un errore di prospettiva: i dati dicono che dove c’è meno libertà c’è più corruzione.
«Se guardiamo le classifiche di Transparency international», puntualizza, «sono proprio i Paesi con meno libertà quelli con la corruzione più diffusa. Sarebbe un errore pensare il contrario. Esattamente come è stato smentito il concetto che dove c’è più corruzione c’è più crescita economica. È vero l’opposto. C’è più crescita dove ci sono meno tangenti».

Più apprezzata dove c'è meno rispetto dei diritti umani

Lo psicologo americano Barry Schwartz.

L'indagine della Gallup sostiene poi che gli abitanti di Emirati Arabi, Cambogia e Rwanda, Paesi che hanno problemi di rispetto dei diritti umani e quasi nulla alternanza di governo, hanno una percezione più alta della libertà e una soddisfazione riguardo a questo valore maggiore rispetto agli italiani, agli americani e agli inventori della democrazia, i greci.
INFLUENZA ESTERNA. Sembrerebbe che laddove la libertà è garantita, la percezione della stessa possa variare molto e venga influenzata da fattori esterni come, appunto, le crisi economiche o politiche. L’insoddisfazione cresce e si rivendica, a seconda delle situazioni, più libertà o più controllo sulla società.
PERDERNE UN PO'? Per apprezzare a pieno la propria libertà forse bisogna perderne un po’?
È una teoria pericolosa, ma in alcuni campi è un’idea che ha fatto strada.
Lo psicologo americano Barry Schwartz ha avuto fortuna con un saggio intitolato The Paradox of choice (Il paradosso della scelta) in cui sostiene che più scelte un individuo si trova davanti e meno sarà felice (guarda il video).
POCHI BENEFICI. «L’autonomia e la libertà di scelta», ha sostenuto Schwartz, «sono fondamentali per il nostro benessere così come la scelta è essenziale per la libertà. Tuttavia gli americani oggi hanno davanti a sé più opzioni di quanto ogni gruppo di persone abbia mai avuto prima e più libertà e autonomia. Ma non sembra affatto che la società ne abbia tratto benefici dal punto di vista psicologico».
PARALIZZATI DALLE ALTERNATIVE. Lo scienziato ha indirizzato le sue teorie soprattutto alla società dei consumi e alla vita quotidiana: troppe alternative ci paralizzano, causano ansia e infelicità. Una minor scelta potrebbe essere un toccasana per la nostra psiche.
In politica è quello che vorrebbero far credere autocrati e dittatori, e a guardare il sondaggio Gallup, in alcuni Paesi ci sono quasi riusciti.

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