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MITI DELLA MUSICA 7 Luglio Lug 2014 1159 07 luglio 2014

Pink Floyd, nuovo disco a ottobre

Endless River: sulle registrazioni del 94.

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C'è in viaggio un nuovo disco dei Pink Floyd che non è nuovo però lo è.
L'ANNUNCIO IN TWITTER. Sono giorni liquidi per tempi confusi e l'annuncio, com'è fatale, trilla su Twitter. Un cinguettio appena fragoroso, subito raccolto in tutto il mondo. «L'album dei Pink Floyd in uscita in ottobre si intitola The Endless River ed è basato sulle registrazioni del '94 che furono il canto del cigno di Rick Wright. È bellissimo». Così, con falsissimo understatement, ha dichiarato la moglie di David Gilmour, Polly Samson.
Non c'era bisogno d'altro per agitare le acque virtuali del globo, e c'è da scommettere che la buona Polly se la sarà goduta come non mai a constatare come i suoi 140 caratteri diventavano un'epidemia fulminante.

Intanto i reporter, presi tutti alla sprovvista, si sono messi a caccia di indizi sulle tracce della storia, archeologi più che critici.
Sì, si sapeva, effettivamente che c'era altra musica, un fiume di musica eterea, di genere ambient, scorso parallelo a The Division Bell, l'ultimo capitolo ufficiale della band. Solo che se n'era rimasto inabissato, mai risalito in superficie.
ALLA RICERCA DEL «BIG SPLIFF». Un disco carsico, stille di suono che magari zampillavano qua e là dalla rete per subito reimmergersi. Era bellissimo? Sarà bellissimo? Gli scavi nel tempo e negli archivi hanno portato ad alcune conferme: quel flusso di suoni, già conosciuto come «the big spliff», la grande canna, il che è già tutto un programma (ne accenna già Mark Blake nella sua biografia Confortably Numb scomodando paragoni con gli Orb), così com'era non poteva bastare.
Per cui, dietro impulso del produttore Martin Glover, sono state aggiunte le voci e, di conseguenza, le liriche, chissà se anche queste affidate a Samson, come, in parte, già per The Division Bell.

C'è un altro contributo, lo riporta tra gli altri il sito La bottega di Hamlin, in cui Gilmour dirige tre coriste tra le quali Durga Mc Broom Hudson, veterana in collaborazioni coi Pink Floyd. È uno scatto assai recente, la forma fisica arrotondata del canuto Gilmour lo testimonia (pare un ritratto di Botero).
VIAGGIO ALL'INDIETRO. E adesso tutti aspettano ottobre e si chiedono che canto del cigno sarà questo dei Pink Floyd. Un disco nuovo però di 20 anni fa.
La musica non ha tempo, è vero, ma per levarglielo dalle ali c'è bisogno di tempo, deve conquistarsi l'eternità e pochi dischi vi riescono. Sarà questo il caso? Ambient, Rick Wright, tastiere: da fantasticare, ce n'è (ed è garantito che frammenti sparsi zampilleranno copiosi da qui alla data d'uscita).
Wright è scomparso nel 2008, dopo essere rientrato nel gruppo 20 anni prima, dopo esserne stato espulso un decennio prima: la storia dei Pink Floyd è una storia contorta come le loro musiche, di diamanti pazzi che affondano, di fratture polemiche, di riunioni possibili ma sempre abortite, di addii definitivi ma non del tutto.
ADDII E RITORNI. Vent'anni fa quel che restava di loro, cioè i soli Gilmour e Mason, si disciolse; l'altra colonna portante, Roger Waters, si era brutalmente staccata nel 1985 ma noi siamo ancora qui a parlarne al presente, come un'entità che non può passare, non può dissolversi.
E non solo perché comunque i due nemici carissimi, Gilmour e Rogers, nel tempo si sono rifatti vivi insieme su qualche palco. E non solo perché la musica quando vuole è immortale. Con questo disco nuovo, che nuovo non è, arriveranno anche loro al mezzo secolo di storia, da quando nel 1965 la scheggia impazzita, nata folle, di Syd Barrett li coagulava.
Un altro mondo davvero, dove il futuro era da inventare non da ripescare come oggi. Un pianeta imparagonabile a questo dei cinguettii che annunciano la risorgenza dei Pink Floyd dalle loro ceneri di musica. Eppure, in un certo modo tutto questo è molto Pink Floyd, omogeneo ai loro suoni sparati nel futuro, a quelle vibrazioni che aleggiano per l'eternità.


The Division Bell è rimasto il loro canto d'addio per due decadi. Deluse molti allora, parve un capolinea estenuato, i Pink Floyd che non muoiono neanche da morti furono percepiti come l'eco desolata di loro stessi, mutilati del genio ossessionato di Waters.
UN ALTRO CANTO DEL CIGNO. Adesso sorge un altro canto del cigno a sconvolgere tutto, accreditato, almeno nelle premesse, al tastierista Wright. Ma proprio The Division Bell (a sua volta annunciato in nuova edizione deluxe più o meno in contemporanea col suo «successore», The Endless River), conteneva almeno un episodio speciale se non spaziale, quella High Hopes scandita da un rintoccare di campane, che parlava di quello che si è perduto, di acque fiumane che non possono tornare, della dolorosa serenità di aver lasciato comunque qualcosa nell'intreccio di vita dispersa nel tempo

L'uomo si specchia nella sua storia e trova motivi di fierezza nelle sconfitte, negli errori, nel suo stesso essere esistito. E pare quella musica che non vuole andarsene, che chiama un altro canto del cigno, un fiume di musica che invece torna, si lega all'altra in un ribollire che forse è pianto, sono lacrime inestricabili tra gioia e sgomento.
LA MUSICA CHE RESTA. Rintocca ancora la campana e tu non chiederti per chi. Non chiederti che senso ha, pensa solo che c'è una ragione per questa vulnerata felicità, per ripeterti «sono vivo» anche dopo morto. Perché quello che hai fatto, che hai osato, che hai sfidato, che hai amato, non dissolve.
È una musica che non vuole andarsene, la vibrazione di una campana che resta anche se non la senti più.

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