Francesca Pascale Daniela 140709142809
SPIRITO ASPRO 9 Luglio Lug 2014 1419 09 luglio 2014

Pascale, l'apertura ai gay di Berlusconi e l'ira di Santanchè

La fidanzata di B svecchia Fi. Addio Pitonessa.

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Anche un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno. Non sorprende dunque che perfino un orologio guasto, vecchio e taroccato come Silvio Berlusconi, per qualche breve istante, si ritrovi in sintonia con il presente e azzecchi il ritmo con cui si muove il resto del mondo, con la stessa precisione di un sofisticato e avveniristico cronometro satellitare.
FRANCESCA SVECCHIA FORZA ITALIA. A dire il vero il merito è di Francesca Pascale, che snella e veloce come la lancetta dei secondi, da un anno gira senza posa sul quadrante dell'ex Cavaliere. Grazie a lei, che martedì a Napoli ha ritirato la tessera dell'Arcigay e di Gay-Lib, l'associazione dei gay di centrodestra (che si trovano in una situazione per certi versi analoga a quella degli albini africani), si è prodotto il magico incrocio politico-temporale tra Forza Italia e il 21esimo secolo.
LA BATTAGLIA PER I DIRITTI. Nella fattispecie, sul tema dei diritti delle persone omosessuali, il cui riconoscimento è un elemento fondamentale per una nuova e più progredita visione della società come insieme di relazioni libere e responsabili, e non come struttura gerarchica basata su quello che portiamo nelle mutande noi e la persona che ci ritroviamo nel letto alla mattina.
Chi ritiene che l'argomento riguardi solo la propria vita privata evidentemente crede che amare una persona significhi solo scoparsela, e non anche voler camminare con lei alla luce del sole, sognare un futuro comune, educare con lei dei figli, non doverla lasciare quando è ricoverata in ospedale e assicurarle un sostegno economico se un destino crudele la priva del partner. Insomma, tutto ciò che finora viene riconosciuto esclusivamente alla sempre più ristretta categoria delle coppie eterosessuali regolarmente sposate.
NO ALLA GIUSTIZIA BARBARICA. I diritti basati sul sesso sono come quelli fondati sul sangue o sulla razza: rimandano più o meno a un pensiero primitivo e a una giustizia barbarica fissata con il volere divino, la purezza, la stirpe eccetera, che non crede nell'uguaglianza e, nel contempo, teme la diversità.
Battersi per il riconoscimento dei diritti dei gay è fondamentale per il progresso liberale di un Paese, come dimostra il fatto che nei Paesi occidentali più civili è stato raggiunto da mo'. Bella mossa, quindi, quella di Pascale, un vero colpo d'ala in quella strana versione talk-show&pantofole della Repubblica di Salò che è Nuova Forza Italia.
LE CAPRIOLE DI FELTRI. Non si sa se sia stata perfezionata anche l'iscrizione all'Arcigay di Vittorio Feltri, che l'aveva annunciata insieme con Pascale in occasione dell'Onda Pride, in nome dei principi liberali.
Può darsi che i vertici dell'associazione abbiano osservato che sulla questione gay il pensiero feltriano si muove in regime di pendolarismo annuale (2012: prefazione anti-omofoba al libro di Paola Concia; 2012: «Non giudico gli omosessuali, mi sta bene che stiano a un metro da me»; 2014: «Noi siamo contro i pregiudizi che generano equivoci, banalità, insulti noiosi e stupidi») e intendano assicurarsi che il prossimo anno non torni in fase giovanardiana.
LA HILLARY CLINTON DI ARCORE. Ma torniamo a Francesca Pascale, che si atteggia a Hillary Clinton pur avendo superato da poco l'età di Chelsea. E che, nella migliore tradizione delle donne che esercitano il potere non in proprio ma ammantandosi dell'aura di un uomo che non c'è più (da Indira Gandhi alla stessa Clinton, da Benazir Bhutto a Marine Le Pen), non rivendica come merito proprio l'aver introdotto clamorosamente in Forza Italia la questione omosessuale (ricordiamo le insinuazioni di Michelle Bonev sulle sue vere preferenze sessuali), ma lo attribuisce al Capo: «Questa idea il presidente Berlusconi l'ha sempre avuta e l'ha sempre applicata con la gestione che i suoi figli hanno fatto delle sue televisioni e dei suoi giornali, sempre schierati nel rispetto dei diritti e della dignità di tutti, come deve una vera famiglia liberale».
LE PRESUNTE APERTURE DEI MEDIA DI B. Le massime benemerenze delle reti Mediaset a favore della causa lgbt mi pare siano la signora Coriandoli di Maurizio Ferrini e il fatto di non aver defenestrato Alessandro Cecchi Paone dopo il suo coming out. Ma quelle del Giornale sono sfuggenti perfino per i lettori più affezionati, tant'è che un articolo sull'omofobia del governo russo è commentato da lettori che inneggiano all'antifinocchismo di Putin. Quanto a Libero, fece una prima pagina sul fatto che Piero Marrazzo era stato fermato di nuovo con un trans, il che non è molto da pensiero liberale.
No, il più aperto in fatto di omosessualità è sempre lui, il vecchio leone. Benché la rivista Slate abbia calcolato che il 22% delle barzellette raccontate nella sua carriera fossero a tema omofobo, il fatto di truccarsi vistosamente e portare i tacchi, oltre a essersi dichiarato lesbica e di aver incoraggiato spettacolini saffici nella tavernetta di Arcore e a villa Certosa fa di Berlusconi il vero Harvey Milk del centrodestra.
L'ARROCCO DI DANIELA. L'unica a non essersene accorta pare Daniela Santanché, secondo cui iscriversi all'Arcigay per un esponente del centrodestra è come iscriversi alla Fiom, ignorando forse che negli Anni 70 «Come mai come mai sempre in culo agli operai?» era uno slogan beffardo, non una domanda seria.
Se Francesca è la dinamica lancetta dei secondi del Silvio Clock, Daniela è quella delle ore, lenta e in affanno: non ha ancora capito dietro il vecchio Priapo sempre più foderato d'oro (vedi l'affarone per la vendita di contenuti Mediaset alla pay tivù della spagnola Telefònica) potrebbe presto sorgere l'astro di Marina B, che su molti temi la pensa come Francesca e non come Daniela, fulminata da Pascale con un «non condivido mai quello che dice».
Con queste premesse al vertice della Nuova Forza Italia possiamo aspettarci in tempi brevi una triade Pascale-Marina Berlusconi-Landini.

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