CULTURA 12 Luglio Lug 2014 0733 12 luglio 2014

Libri novità 2014, da «I cretini non sono mai eleganti» a «Figuracce»

In libreria la vita di Armani attraverso frasi, citazioni e stralci di interviste.

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In libreria un’antologia delle brutte figure di otto scrittori, curata da Niccolò Ammaniti, il ritorno del commissario Ricciardi e quello di Annika Bengtzon, giornalista svedese creata dalla lady del giallo Liza Marklund. E ancora, la biografia di Giorgio Armani e una storia d’amore e intrighi di 3.500 anni fa. Tutti i consigli di Lettera43.it per il weekend del 12 e 13 luglio.

Le «Figuracce» di otto scrittori contemporanei

«La strada di ogni scrittore che si rispetti è lastricata di figuracce, grezze (l’equivalente della brutta figura a Roma e dintorni ndr), e figure di merda. L’idea di questa raccolta è nata così. Ognuno di noi si è preso il compito di raccontare un fatto, una storia che lo ha imbarazzato e che ha voglia di condividere con i lettori». Così Niccolò Ammaniti racconta Figuracce, antologia «nata per caso, in una calda serata di un agosto romano... al tavolo di una bar di Campo de’ Fiori». Protagonisti otto scrittori contemporanei, lo stesso Ammaniti, Diego de Silva, Paolo Giordano, Antonio Pascale, Francesco Piccolo, Christian Raimo, Elena Stancanelli ed Emanuele Trevi. A turno, prendono la parola e raccontano le peggiori figuracce della loro vita. Momenti terribili, apparentemente destinati a rovinare per sempre l’esistenza, ma che «con il tempo diventano accettabili», perché «l’onta sparisce e si salva il lato comico». Tra momenti esilaranti e voglia di nascondersi, il fil rouge è dato dalla presenza dell’altro. Perché come insegna Zoe, la nipote 12enne di Ammaniti, la «grezza» non esiste senza pubblico. E la vittima, il gaffeur di turno, in qualche modo funge da catalizzatore per la coesione del gruppo, che si riconosce in un codice di comportamento condiviso unanimamente.
Figuracce, a cura di Niccolò Ammaniti, Einaudi Stile Libero Big, 280 pagine, 17,50 euro

Un nuovo caso per il commissario Ricciardi

È un’afosa serata di luglio. Le case illuminate raccontano di persone ancora sveglie, ma nessuno sembra curarsi del Professore, che mentre precipita dalla finestra della sua abitazione è attanagliato da mille pensieri. Pochi secondi, ma sufficienti per ripercorrere i dettagli di un’intera esistenza. Questo l’incipit de In fondo al tuo cuore, inferno per il commissario Ricciardi, ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni, incentrato sulla figura dell’abile investigatore famoso per il “fatto”, dote che gli permette di percepire gli ultimi istanti di vita delle vittime di incidenti e omicidi. In questo nuovo capitolo della saga, lavoro e vita privata si intrecciano in maniera profonda e non lasciano via di scampo ai protagonisti. Per Ricciardi e il fedele brigadiere Maione, sempre al suo fianco nelle indagini, è un momento delicato. Le donne che li circondano chiedono attenzione. La difficoltà di Ricciardi di abbandonarsi all'amore spinge Enrica ad accettare un lavoro che la porterà lontana, lasciando campo libero all’affascinante Livia, che deciderà di farsi avanti. Anche la vita di Maione subisce le conseguenze di un lavoro a tempo pieno, e la felicità familiare sembra compromessa. Sullo sfondo una Napoli in festa, quella che si prepara alle celebrazioni della Madonna del Carmine. Giorni frenetici, rallentati solo «dal caldo sospeso nell’aria come una colata di metallo fuso», un «caldo che viene dall’inferno». Dire di più significherebbe svelare troppo. Da non perdere.
Maurizio de Giovanni, In fondo al tuo cuore - Inferno per il commissario Ricciardi, Einaudi Stile Libero Big, 456 pagine, 19,50 euro.

Il ritorno di Annika Bengtzon

Spesso la perfezione nasconde segreti incoffesabili. È così anche per gli abitanti di Solsidan, lussuoso quartiere residenziale alle porte di Stoccolma, dove villette tutte uguali e giardini ordinati celano il peggio della borghesia cittadina. Qui vive anche l’ex politico Ingemar Lerberg con la famiglia. Un giorno viene trovato agonizzante nella sua stanza da letto, torturato da un misterioso carnefice, che alle classiche armi da fuoco preferisce martello e punteruolo. Il suo obiettivo è in realtà Nora, la moglie di Lerberg, svanita nel nulla.
A indagare sulla vicenda per conto della Stampa della Sera la reporter di nera Annika Bengtzon, che nel corso delle sue indagini scoprirà particolari torbidi e storie agghiaccianti, ben nascoste sotto la felicità, solo apparente, delle facciate di Solsidan. Che cosa si nasconde in quel quartiere? Chi ha ridotto in fin di vita Lerberg? La normalità esiste? In Happy Nation, ultimo romanzo della “first lady del giallo svedese” Liza Marklund, le domande troveranno risposta, insieme a una conclusione dura da accettare, ossia che ipocrisie e falsi sorrisi possono valere più di un gesto d’amore.
Liza Marklund, Happy Nation, Marsilio Farfalle, 412 pagine, 15,73 euro

Giorgio Armani «in parole sue»

La perseveranza che non ammette distrazioni, l’ambizione, «una grande qualità», la timidezza, responsabile degli «atteggiamenti da duro davanti all’obiettivo», l’amore per le cose semplici, quelle che «non si notano da lontano», come le strade secondarie «poco battute», la famiglia, «l’unica cosa che ha un senso» e poi i successi, tanti, che hanno rivoluzionato il modo di vestire e pensare la moda. I cretini non sono mai eleganti, curato dalla giornalista Paola Pollo, ripercorre la vita di Giorgio Armani attraverso frasi, citazioni, stralci di interviste, da cui emerge il ritratto nitido dell’artista e dell’uomo, stilista e imprenditore insieme. Dall’infanzia ai primi passi nel mondo della moda, fino al successo, in Italia e all’estero. Un libro che esce in concomitanza con le sfilate parigine e con il compleanno di Re Giorgio, che anche a 80 anni continua a dare lezioni di stile, rinnovandosi pur restando sempre fedele a stesso.
I cretini non sono mai eleganti, Giorgio Armani in parole sue, a cura di Paola Polla, Rizzoli Etas, 294 pagine, 11,99 euro

La storia (vera) di una donna faraone

Realtà e finzione si sovprappongo nell’ultimo libro di Roberto Giacobbo che ne La donna faraone, racconta la storia della mummia di Hatshepsut, la regina che 3.500 anni fa, durante la XVIII Dinastia, governò davvero sull’Egitto. Condannata alla damnatio memorie dal figlio Thutmose III, e ritrovata nel 1903, era conosciuta come la regina senza nome. Almeno fino al 2007 quando, grazie a una Tac, venne finalmente identificata. Giacobbo ripercorre la storia di questa donna «forte come un uomo, bella come una dea», e del suo rapporto con Senenmut, architetto e gran sacerdote di corte. Osteggiati dai dignitari e condannati a tener segreto il loro amore, i due amanti decisero che sarebbero stati uniti per sempre nell’aldilà. Senenmut progettò per Hatshepsut una tomba grandiosa vicino a Luxor, e per sé una tomba segreta collegata con un tunnel sotterraneo. Unica traccia di questo legame un simbolo ben nascosto sotto l’intonaco. Più di 3 mila anni dopo, girando per Il Cairo, Francesco Volterra, guida turistica, rimarrà suo malgrado coinvolto nel trafugamento della mummia, invischiato con trafficanti senza scrupoli. Fino a scoprire una sconvolgente verità.
Roberto Giacobbo, La donna faraone, Mondadori Rai Eri, 192 pagine, 17 euro

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