Leopardi 140725112924
LA KERMESSE 25 Luglio Lug 2014 1126 25 luglio 2014

Mostra del cinema di Venezia, politica e poesia

Attesa per il Pasolini di Ferrara.

  • ...

Elio Germano nei panni di Leopardi.

Così tanto genio, politica e criminalità made in Italy condensati su celluloide non si vedevano sbarcare al Lido da molti anni. E anche se la 71esima Mostra del Cinema di Venezia (27 agosto-6 settembre 2014) questa volta parlerà soprattutto francese (il Paese d'Oltralpe conta sette film in concorso, considerando anche le coproduzioni oltre alle numerose pellicole presenti nelle altre sezioni della Mostra), l'Italia è ampiamente presente e in molte declinazioni: dal genio ribelle di Giacomo Leopardi agli assassini di Pier Paolo Pasolini, dalla trattativa Stato-mafia messa letteralmente in scena da Sabina Guzzanti alla storia di 'ndrangheta raccontata da Francesco Munzi, alla disillusione esistenziale e artistica di Franco Maresco, sullo sfondo di una Sicilia specchio di un Paese ormai al tramonto.
PIER PAOLO SECONDO ABEL. Ma veniamo al concorso. Sono tre le pellicole italiane in corsa per il Leone d'Oro. Più una, se vogliamo includervi quell'italiano d'adozione, oltre che di origine, che è Abel Ferrara, di nuovo al Lido in una coproduzione franco-belga-italiana e impegnato a ricostruire le ultime 24 ore di vita di Pasolini (che ha il volto di Willem Dafoe), senza alcuna concessione allo scandalo e con la promessa - fatta dal regista stesso - di svelare una volta per tutte «chi ha ucciso veramente Pier Paolo». Staremo a vedere.
LA SFIDA DI MUNZI. Primo film tutto in italiano in corsa per il Leone è Anime nere di Francesco Munzi. Un sorta di western ambientato al giorno d'oggi, tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, con al centro una famiglia di criminali calabresi vicini alla 'ndrangheta. «Ho girato ad Africo, il paese che la letteratura giudiziaria e giornalistica stigmatizza come uno dei luoghi più mafiosi d'Italia», spiega Munzi. «Quando raccontavo che avrei voluto girare lì, tutti mi dissuadevano dal farlo: troppo difficile la materia, troppo inaccessibile, troppo pericoloso. Era un film impossibile». E invece ora lo vedremo a Venezia.
NUOVA VITA A LEOPARDI. Altrettanto «impossibile» la pellicola di Mario Martone (Il giovane favoloso) che ha deciso di togliere due secoli di polvere (e di sbadigli di studenti svogliati) dalla biografia di Giacomo Leopardi, dandogli il volto di un coraggioso Elio Germano intento a raccontarci il pensiero ironico e spregiudicato di un personaggio-icona finora ritenuto difficile da maneggiare.
Ma la pellicola che potrebbe dare più sorprese è Hungry Hearts, titolo inglese per la sesta fatica di Saverio Costanzo (figlio di Maurizio), incentrata sull'incontro casuale a New York di un uomo e una donna, della nascita di un figlio e il loro ritrovarsi davanti a una scelta di vita o di morte.
GUZZANTI E LA TRATTATIVA. Ad alimentare le consuete polemiche che fanno da strascico a ogni edizione della Mostra che si rispetti ci penserà il film di Sabina Guzzanti, La trattativa. Fuori concorso «per l'argomento trattato», come ha commentato ironicamente la regista stessa sul suo sito web, la pellicola è stata interamente girata all'interno di un teatro di posa, dove alcuni attori drammatizzano documenti ufficiali della trattativa intercorsa tra Stato italiano e mafia, dando voce ai vari Marcello Dell'Utri, Giancarlo Caselli, Massimo Ciancimino. Ci si aspetta fuochi d'artificio.
Fuori concorso anche i documentari Italy in a day di Gabriele Salvatores e La zuppa del demonio di Davide Ferrario; e il lungometraggio Perez, opera seconda di Edoardo De Angelis, regista amato da Kusturica (anch'esso presente a Venezia 71 con un episodio del film corale Words with Gods).
MARESCO PROPONE BELLUSCONE. Curiosità per il ritorno di Franco Maresco, non più in coppia con Ciprì, che nella sezione Orizzonti propone Belluscone, una storia siciliana, film che avrebbe dovuto raccontare il rapporto unico tra l'ex Premier e la Sicilia, attraverso le disavventure di un impresario palermitano di cantanti neomelodici e organizzatore di festa di piazza, ma che è soprattutto la traccia della crisi estistenziale e creativa del regista.
Scandalo assicurato per La vita oscena, il film di Renato De Maria ispirato all’autobiografia di Aldo Nove. Mentre sempre in Orizzonti Michele Alhaique presenta Senza nessuna pietà, storia di povertà e strozzinaggio interpretata (qui anche nelle vesti di produttore) da Pierfrancesco Favino.
Chiude la carrellata tricolore un'intervista-documentario di Tatti Sanguineti a Giulio Andreotti, sul suo rapporto con il cinema italiano come recensore e promotore. Inevitabilmente molto celebrativa.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso