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SPIRITO ASPRO 11 Agosto Ago 2014 1714 11 agosto 2014

Bernardini De Pace, una rabbia ingiustificata

L'ex suocera di Raoul Bova scrive una lettera di fuoco contro un genero non ben identificato. Ma dimentica di aver costruito la sua carriera (e fortuna) sui tradimenti.

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Raoul Bova e Annamaria Bernardini De Pace, madre di Chiara (sullo sfondo).

Cari giovanotti che in un giorno non troppo lontano unirete le vostre vite, per sempre o per un tratto più o meno lungo, a quelle delle mie figlie, voglio rassicurarvi: io non sono un'avvocatessa matrimonialista di grido come Annamaria Bernardini De Pace. Quindi per voi sarò una semplice suocera, cioè fisiologicamente inopportuna, invadente e rompiballe, ma con esponente 1, non una suocera al quadrato, se non al cubo, come la madre dell'ex moglie di Raoul Bova.
IL MIX LETALE. Avvocatura e suoceritudine combinate diventano uno speedball letale che devasta cervello, fegato e zebedei dei malcapitati generi e (ma più raramente) nuore.
Quindi, cari ragazzi, se abbandonerete le mie rampolle perché sedotti da più fresche grazie, o più probabilmente perché da anni non riuscite a trovare il comò fra le pile di libri e vestiti che quelle sciamannate lasciano in giro, al massimo potrei tirarvi dietro il venerando Rocci (dizionario di greco, un nome un programma; tutto sta a trovarlo in mezzo al casino) ma non vi vedrete mai vivisezionati sotto Ferragosto in una vera e propria requisitoria cartacea a mezzo Giornale, come quella che l'avvocato suocera Bernardini De Pace ha scagliato contro un non ben identidicato de-genero (in cui molti hanno individuato Raoul).
SFASCIAFAMIGLIE E EIUACULATORE PRECOCE. Fedifrago, irresponsabile, sfruttamogli e sfruttasuocere, arrampicatore sociale, padre snaturato, sfasciafamiglie, e pure, alla fine (in cauda venenum!), eiaculatore precoce: lo stagionato ma sempre appetibile sex symbol del cinema italiano (sempre ammesso che la matrimonialista a lui si sia ispirata) viene ridotto a una molliccia tartare di maschio latino.
Un comprensivo e solidale pensiero per Chiara Giordano, che dopo aver incassato con compostezza e sportività degna del XXI secolo (almeno a giudicare dalle foto sui rotocalchi) corna e fuga del marito, evenienza che ogni moglie realista deve mettere in conto dall'invenzione delle nozze, ora deve gestire intemperanze mediatiche materne che vengono da un'epoca lontana lontana.
TRA CATILINARIE E FLAUTO MAGICO. La lettera pubblicata dal Giornale è un mix fra la prima delle Catilinarie ciceroniane e l'aria della Regina della Notte dal Flauto magico di Mozart: «La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore, Morte e disperazione m'infiamman tutt'intorno!».
Bernardini De Pace istruisce il caso («dunque, incominciamo dai fatti indiscutibili»): lui e lei si conoscono, si innamorano, diventano soci e compagni di vita, poi lui incontra un'altra. Vabbè, è la vita, succede milioni di volte al giorno. Ma abbiamo le prove, signori della corte, che ciò sia inevitabile? Ebbene no! «Non possiamo essere certi che una coppia non sia rimasta e non rimanga tale per tutta la vita».
Basta sacrificarsi, tener duro e pensare al bene della famiglia, cosa semplicissima e normalissima.
IL BOVA PIANGENTE. In passato Bova si era lamentato con Vanity Fair, la spalla su cui ogni uomo vorrebbe poter piangere, del fatto che sua moglie gli avesse messo contro la figlia adolescente. E qui, pur non essendo avvocatessa, devo riconoscere che Bova pecca un tantinello di ingenuità: un'adolescente non ha bisogno di imbeccate per non simpatizzare d'istinto con un padre che scappa di casa con una ragazza poco più grande di lei. Ma ingenua ci sembra anche l'avvocatessa Regina della Notte, che ha costruito la sua carriera assistendo donne abbandonate per avvenenti ragazze, quando rimprovera un de-genero di aver lasciato moglie e figlia «in cambio solo di un corpo giovane».
FRAGILITÀ UMANA, TROPPO UMANA. Come se il suo lungo mestiere non le avesse insegnato nulla della fragilità umana, maschile in particolare, come se la giovinezza e la bellezza fisica, veri e propri doni celesti, non fossero dai tempi dei tempi un potentissimo polo d'attrazione oltre che un tonico sovrano contro le paturnie della mezza età (maschile e pure femminile, come possono assicurare tante «cougar» soddisfatte).
Oppure, peggio: come se avesse pensato che nel suo caso, a lei, la principessa del Foro, sua figlia e all'uomo scelto dall'una e approvato dall'altra, non sarebbe mai potuto succedere quel che capita nelle migliori e peggiori famiglie, e pure in quelle così-così.
«L'AMORE DI TUA MOGLIE È MORTO». L'unico modo per distinguersi dalla massa amorfa delle perdenti è costruire a mezzo stampa uno sputtanamento corredato di colpevolizzazione in stile Ecuba, e per di più senza mai citare il fedifrago esplicitamente. «L'amore di tua moglie è morto. Piangilo pure questo bimbo che hai prima ucciso e poi preso a calci pensando stoltamente che sarebbe potuto risorgere.» Che poi se mai ci fosse il rischio che risorgesse, è quasi certo la suocera si siederebbe con tutto il peso sulla sua pietra tombale per impedirlo e venire ancora una volta smentita dall'imprevedibilità della vita, degli esseri umani, dell'amore.
Tornando a noi, miei futuri ex-generi, non temete: niente letteracce ai giornali, e tanto meno a quello diretto da Sallusti. Certo però che se, come Raoul Bova, andate a farvi compatire su Vanity con tanto di foto di copertina con occhioni vittimeggianti da cane bastonato, anziché spassarvela con la sventolona spagnola di 20 anni e star zitti, vi tiro dietro non solo il Rocci, ma anche il Castiglioni-Mariotti latino-italiano-italiano-latino.

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