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TENDENZE 13 Agosto Ago 2014 0600 13 agosto 2014

Boschi e gli ossessionati del lato B

Il ministro. Bacchiddu. Fino a Merkel. La passione della destra per il culo.

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Esterno, effetto giorno, aperta campagna. Un ragazzone impacciato tenta senza successo di praticare una puntura alla robustissima nonna mentre un contadino dall'alto di una pianta osserva incuriosito. «Vattene, guardone!». E il villico, vagamente belluino: «Il terreno è mio e guardo quanto mi pare: il culo non c'ha età!».
È una indimenticabile scena di Bianco, Rosso e Verdone col Carlo nazionale, la sora Lella e il sor Mario Brega nei panni del Principe, che poi, con «mano de fero e de piuma», risolve la situazione. È anche una sequenza che racchiude una filosofia contemporanea: tutta una girandola di girasoli, ultimamente.


Qualcuno non si tiene, come Libero, che sulla poesia del lato B ci costruisce, per così chiamarli, uno scoop via l'altro, preferibilmente ai danni della povera ministro Maria Elena Boschi: prima il fotoritocco del didietro da insediamento (il taillleur blu elettrico clamorosamente abbassato dal fotoritocco), adesso la stessa botticelliana politica beccata al mare «in costume castigato», bontà sua (e di Chi di Alfonso Signorini, da cui l'epocale servizio è tratto e subito sparato).
FORESTE DI FONDOSCHIENA. Più che Boschi, foreste di fondoschiena. Peraltro, il giornale ipotizza larghe intese partendo da dietro, tra la stessa Boschi e la senatrice di Forza Italia Maria Rosaria Rossi.
Sempre restando in tema, la stessa testata pone, e si pone, alcuni interrogativi escatologici: per esempio, se sia meglio la dotazione della solita Boschi o quella, egualmente promossa a pieni voti, della premiere dame italiana, Agnese Renzi.
Si potrebbero sospettare messaggi subliminali, ma forse sono solo scelte editoriali in grado di spaziare, col medesimo punto di osservazione, dalla politica allo spettacolo: le attenzioni alla retroguardia delle varie Miley Cyrus, Rihanna, Lady Gaga e compagnia cantante, non si contano.
L'OFFESA AD ANGELA MERKEL. Va pur detto che Libero non è certo il solo a praticare questo gioco, che viceversa contagia l'intero panorama informativo: forse è semplicemente il più spregiudicato nello sbattere il panettone in prima pagina. Galvanizzato, questo è chiaro, dalle sortite di Berlusconi. E difatti in principio fu il Cavaliere, con il marmorio giudizio politico-estetico sulla cancelliera Angela Merkel.
Tutto il mondo (purtroppo) lo ricorda, e, per carità di patria, evitiamo di rispolverarlo qui: lui era abituato a ben altre aspirazioni, pure queste diligentemente messe in fila dal quotidiano. Ma è davvero la mania di una sola parte, questa?
Il dibattito è aperto: in tempi non lontani, intossicati di ideologie, la predilezione per il culo era considerata fascistoide. Ma arrivò un Maestro, Tinto Brass, a rimettere molti puntini sulle i.
«LA PARTE PIÙ ELOQUENTE DEL CORPO». Massimo Fini, nel suo Dizionario Erotico, suggerisce prospettive quasi rinascimentali: «Disumano per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente del corpo».
In piena epoca cannibale, Aldo Nove ipotizzò una rivoluzione che passasse proprio per quello stretto pertugio. Ma la summa teologica spetta probabilmente al fantastico e (auto)ironico Ernst Thole, che, nell'anno di grazia 1979, inguainato nella sua salopette giallina, avvertiva: «Io sono un tipo culturale, poco cul e molto turale...». Fu probabilmente la madre di tutti gli sdoganamenti.
Ma evitiamo di scomodare Freud, anche per non ritrovarci nel Gaber più insidioso: «Cos'è la destra, cos'è la sinistra, in fondo ma proprio in fondo?».
QUELLO SPOT DE L'UNITÀ. Difatti, anche il lato progressista della politica sta recuperando velocemente posizioni: era partito, questo sì, un po' in ritardo, scontando forse alcuni eccessi di liberazione postsessantottina con un rigurgito di pruderie, del resto insita in certo moralismo di sinistra. A lungo si è segnalato solo lo sporadico quanto maldestro spot dell'Unità di Concita De Gregorio (una botta di natiche che non portò corrispondente fortuna).
L'AFFAIRE BACCHIDDU. Recentemente, la faccenda si è palesata con ben altra efficacia in quota antagonista grazie al perentorio bikini di Paola Bacchiddu, in quota lista Tsipras per le Europee (se n'è avvantaggiata Barbara Spinelli, tutt'altro tipo, e con qualche malumore interno).
Ma il vero tripudio si registra con l'ultimo numero di MicroMega, che raccoglie un simposio tra Valentina Nappi, Rocco Siffredi e altri competenti del ramo, gente che in materia può senz'altro salire in cattedra (altro che Schettino).
Insomma, il culo non soltanto «non c'ha età», ma non ha neppure più cittadinanza, è ubiquo, sorta di Ultima Thule di una informazione univeralmente sull'orlo di una crisi di copie, anche se rischia di ritrovarsi in un cul de sac, o meglio in un sac de cul.
E mentre certe avvocatesse glamour pigliano il genero fatale e gli fanno un mazzo (mediatico) tanto, è quasi inevitabile tornare con la memoria a un altro lungometraggio, questo tratto dai Nuovi Mostri.

L'episodio dell'Uccellino della Val Padana con Ugo Tognazzi, senza discussioni un intenditore, marito e manager di una Orietta Berti più innocente che mai: Ugo è spasmodicamente impegnato a coinvolgere il pubblico delle balere e, nel lanciare la moglie vocalist, non va tanto per il sottile, parte proprio da lì: «Fiorella! Sei una... Sei una forza della natura!».
E poi, ammirato, quasi sorpreso, sottovoce, fra sé e sé: «C'ha un culo, c'ha...».

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