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LA MODA CHE CAMBIA 17 Agosto Ago 2014 1624 17 agosto 2014

Lucia Annibali, su Porter una donna come le altre

In Italia è 'solo' una vittima di violenza, un simbolo. All'estero è diventata modella.

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Lucia Annibali.

Di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido che dopo l’attacco (e la condanna a 20 anni per il suo assalitore) ha saputo ricominciare una nuova vita, noi, nel senso di noi dei media stampa e tivù italiani, abbiamo pubblicato un libro, raccolto decine di volte con attenzione e partecipazione la testimonianza, ascoltato le opinioni nei talk show, sperando che il suo cammino dolorosissimo serva di esempio e sprone per tante donne che non hanno ancora saputo trovare il suo coraggio e la sua determinazione per ribellarsi alle violenze.
UNA STORIA CHE HA COMMOSSO. Sulla sua storia ci siamo impegnati quanto possibile e non di rado, soprattutto nei primi momenti, in particolare prima della sentenza che, brutalmente, ha risvegliato in molti di noi sentimenti e reazioni primordiali, ci siamo commossi. Ma nessun media italiano ha saputo, voluto o pensato di fare per Lucia Annibali, e dunque per tutti noi, quello che ha fatto Lucy Yeomans, ex-firma del Daily telegraph e del Sunday times e attualmente direttore di Porter (declinazione cartacea del sito di e-commerce più sofisticato del mondo, net-à-porter e rivista più in crescita del momento), che sul numero di agosto l'ha resa un modello di eleganza e di bellezza.
Senza retropensieri, senza quell’attenzione un po’ appiccicosa, un po’ codina, un po’ voyeurista che gli inglesi definiscono morbid, e che rappresenta un’estensione del nostro concetto di morbosità, comprensivo di tutti i retropensieri e le lacrimucce, appunto. Nulla di tutto questo traspare nel servizio che le è stato dedicato. Giusto il contrario.
VESTITA DA MARCHI PRESTIGIOSI. Annibali è stata intervistata non da una giornalista di cronaca, ma da Allegra Donn, una penna notoriamente snob e sofisticata, avvezza a trattare con l’upper class internazionale; è stata vestita con uno dei marchi più raffinati in circolazione, Bottega Veneta; nessun filtro, nessun effetto speciale della macchina fotografica ne ha oscurato anche parzialmente il volto, e la sua storia inserita fra molte altre, tutte altrettanto positive, tutte diverse, in rappresentanza dell’universo femminile mondiale.
Mai, per una volta, si guarda quel servizio e si pensa a Lucia Annibali con compassione: si vede solo una bella donna sottile che cammina su una spiaggia, col vento che le scompiglia un po’ i capelli. Se non sapessimo che c’è un motivo per il quale il fotografo ha sicuramente ricercato quella inquadratura, neanche vi faremmo caso: abbiamo visto fotografate così anche Marilyn Monroe o Jane Birkin o Kate Moss, dopotutto, rimanendo sedotti da quelle immagini nella loro totalità, senza andare a ricercarne e scrutarne i particolari.
ITALIA FERMA AL MORBOSO. In Italia non abbiamo saputo compiere questo passo in più, che nel caso di Porter sembra invece, e anzi certamente è, del tutto naturale. Ci siamo fermati al morbid, alla compassione tinta di morbosità, alla retorica e alle invettive. Ne abbiamo fatto una bandiera, un simbolo, ma non una donna in cui tutte, e non solo le vittime di aggressioni, o di violenze domestiche, ma tutte le altre che hanno, che abbiamo la fortuna di essere amate e accudite, vorremmo identificarci.
Tutti l’hanno intervistata ma nessuno, fino ad oggi, le aveva messo accanto una stylist come si farebbe con Angelina Jolie ma anche con il coo di Facebook, Sheryl Sandberg. Abbiamo continuato a considerarla un caso di cronaca, prima che un modello, e non il contrario, cioè un modello di donna che accidentalmente (e forse miracolosamente) ci è stato consegnato come tale da un caso di cronaca.
Non è un distinguo da nulla, capzioso e ozioso. È un piccolo ma significativo segnale della nostra capacità di reazione, e di assimilazione di chi, e di cosa, cogliamo o percepiamo come diverso da noi. Il nostro errore è stato di aver dato a Lucia Annibali una sola dimensione, sebbene significativa; di averla incasellata in un cliché, che è un atteggiamento non solo pericoloso da adottare in ogni occasione o evento della nostra vita, ma anche limitante per noi che lo compiamo.

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