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BASSA MAREA 19 Agosto Ago 2014 0800 19 agosto 2014

De Gasperi e Togliatti: leader politici divisi dalla Storia

Confinato nel passato il comunista. Ancora in auge il democristiano.

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Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.

Ogni anno il mese d’agosto ripropone il ricordo di due eminenti personaggi della ricostruzione postbellica italiana, e non solo.
Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti morirono entrambi ad agosto: il primo nel 1954 a 73 anni, il secondo, più giovane di un decennio, nel 1964 a 71 anni.
DE GASPERI L'AUSTRIACO. Erano due uomini dell’Ottocento ed erano stati cittadini di un’altra nazione. De Gasperi era stato austriaco perché nato in Trentino quando ancora faceva parte dell'Impero austro-ungarico e fu anche anche deputato a 30 anni per la minoranza italiana nel parlamento di Vienna nel 1911.
IL 'RUSSO' TOGLIATTI. Palmiro Togliatti, piemontese nato a Genova, fu fra i protagonisti della scissione socialista del 1920-21: in Russia dal 1926 per profonda convinzione ideologica fu cittadino di quel Paese.
La Russia era per lui patria del futuro e Mosca utilizzò ampiamente le sue capacità organizzative e il senso di disciplina - obbedienza a Joseph Stalin - al vertice degli organismi del comunismo internazionale di osservanza moscovita.
DOPOGUERRA FECONDO. A volte il ricordo dei primi anni del Secondo Dopoguerra - tempi difficilissimi ma fecondi - è interpretato in Italia attraverso le immagini di successo, e tutt’altro che prive di verità, create da Giovannino Guareschi. Ma è sbagliato assimilare De Gasperi e Togliatti a una versione di alta politica del rapporto Don Camillo-Peppone, facendo di due padri della patria una versione 'super' dei «piccoli padri» nemici, ma non troppo, della emiliana Brescello.
POLITICHE ALTERNATIVE. Finito nel 1947 il periodo di collaborazione antifascista e di immediata ricostruzione, i due politici furono del tutto avversari, e alternativi. E il voto del 18 aprile 1948 decise chi stava al potere e chi all’opposizione.
Togliatti condannò sempre duramente l’abbandono della politica di unità antifascista e costituzionale, attribuendone la colpa agli Stati Uniti, alle logiche della nascente Guerra fredda, al Vaticano e al servilismo presunto (e smentito da fatti e documenti) di De Gasperi verso Washington e Oltretevere.
Eppure anche a prescindere da America e Chiesa, le strade dei due politici si sarebbero divise perché avevano un’idea ben diversa - in gran parte inconciliabile - di quale avrebbe dovuto essere essere il futuro dell’Italia.

Con De Gasperi l'Italia tra i Paesi big dell'Occidente

Alcide De Gasperi è considerato uno dei padri della Repubblica italiana.

Il contributo essenziale di De Gasperi alla storia politica italiana è stato l’inserimento del nostro Paese a pieno titolo nel contesto europeo e internazionale occidentale.
Ultima arrivata tra le grandi nazioni, sempre a disagio e 'diversa' per storia e composizione socioeconomica dai grandi d’Europa, fortemente penalizzata dalla sconfitta militare del 1943-45 (memorabile il discorso di De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi del 10 agosto 1946, «Sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me»), umiliata dagli errori del fascismo e della Corona, l'Italia è entrata davvero nel concerto europeo e internazionale grazie a colui che oggi è considerato uno dei padri della Repubblica.
SPAURACCHIO DELL'URSS. Certo il nostro Paese fu aiutato da un clima nuovo, ma pure dalla minaccia sovietica e dalla pressione Usa tesa a far superare agli europei antiche diffidenze. Tuttavia fu De Gasperi a cogliere, senza esitazioni, il momento, superando anche forti resistenze interne al Paese.
La tentazione neutralista era, infatti, molto forte. Non solo a sinistra, dove l'atteggiamento serviva spesso da paravento ai filosovietici, ma anche fra i moderati: basti pensare al liberale Manlio Brosio, ambasciatore di nomina politica e futuro Segretario generale della Nato.
TROPPO POTERE ECONOMICO. In politica interna, De Gasperi fu l’uomo della ricostruzione, a disagio in un Paese che era assai più arretrato di quella che era stata l’Austria della sua gioventù, ma deciso a cambiare.
Il disagio del fondatore della Democrazia cristiana riguardava poi l’enorme potere economico che le nazionalizzazioni del fascismo - in parte necessarie a suo tempo, ma sempre più ingombranti - avevano lasciato alla classe politica. E provava disagio pure per la gioia irrefrenabile che molti suoi colleghi di partito manifestavano di fronte a questo potere economico.

Togliatti voleva un'Italia socialista sull'esempio sovietico

L'ex leader del Pci, Palmiro Togliatti (1893-1964).

La proposta di Togliatti era, invece, un’Italia socialista (quindi rivolta a oriente e non a occidente) di tipo sovietico : per il Paese pensava a una versione polacca e semi-accomodante per quanto riguardava i rapporti con la Chiesa, certamente più tollerante - o meno universalmente coercitiva della realtà sovietica vista la differenza delle due storie nazionali - e realizzabile attraverso il voto. Anche perché le vicende belliche avevano posto l’Italia sul versante occidentale.
DELUSIONE DALLE URNE. Tuttavia non vi sono dubbi che la formula classica del comunismo, proprietà pubblica dei mezzi di produzione e dittatura del proletariato (cioè della classe dirigente), fosse il nocciolo della concezione togliattiana. Togliatti era certo di poterci arrivare per libera scelta, o quasi, degli elettori italiani.
La sconfitta di aprile 1948 fu per lui in gran parte una sorpresa. E sarebbe stata un'enorme sorpresa, se avesse vissuto fino a 90 anni e oltre, vedere non solo che il suo Partito comunista italiano non avrebbe mai vinto alle politiche nonostante i forti balzi in avanti degli Anni 70, ma la fine dell’Unione sovietica e del comunismo in Europa.
PCI BEN ORGANIZZATO. La grandezza di Togliatti non sta nella lungimiranza della sua visione. Ma nella profonda conoscenza dell’Italia - nonostante la lunga parentesi sovietica - e nella capacità di creare, in un Paese che aveva appreso così bene, un grande partito perfettamente organizzato, ben finanziato dai sovietici, e in grado di interpretare bene desideri e istinti profondi di classe operaia e classe intellettuale, e di offrire loro una visione. Tuttavia senza mai, anche nei momenti migliori, conquistare oltre un terzo del Paese.
L'ADDIO AI RIVOLUZIONARI. Idealmente la generazione dei Togliatti, rivoluzionari di professione, è storicamente esaurita, almeno in Europa. Non perché la rivoluzione ha avuto successo, ma perché ha fallito.
L’illusione ha fatto vari danni. Ma è stato comunque lasciato un segno profondo nella nostra Storia. Non sempre è stato negativo, altre volte, invece, è stato assai cruento e sanguinoso, come la vicenda personale di Togliatti uomo del Comintern testimonia, in Spagna e altrove. De Gasperi è un’altra storia.

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