Costantino Della Gherardesca 121123233739
INTERVISTA 19 Agosto Ago 2014 0800 19 agosto 2014

Della Gherardesca: «Gay? Battute che non fanno ridere»

Della Gherardesca a Lettera43.it.

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Per lui, l’inserto di Visto con le barzellette sui gay «è stato un errore» perché «quel tipo di settimanali viene letto in spiaggia, davanti a tutti. E le persone per bene tendono a non portarsi quella roba sotto l’ombrellone». Aristocratico di nascita, studi severi al King’s College London, laurea in Filosofia, eloquio sempre devoto alla sacralità del vocabolo: Costantino della Gherardesca, 37 anni, lanciato nel 2001 come opinionista da Piero Chiambretti su Rai Due, si offre - come al solito - irriverente e spietato sull’onda di un sarcasmo mai greve, condito da raffiche di cinismo e dalla capacità di non prendersi troppo sul serio.
PECHINO EXPRESS, TERZO CAPITOLO. Giornalista, finta guardia svizzera (nel 2007, in Tg Show con Fabio Canino) conduttore tivù (in Pechino express seconda edizione e in Un boss in incognito): nelle case degli italiani torna a settembre con la terza edizione di Pechino express, l’avventura di viaggio a punti animata su Rai Due da coppie di audaci partecipanti assistiti, sgridati e coccolati dal sagace rampollo “della Gherardesca”. Con Lettera43.it Costantino ha discusso di gay, di satira, di buon gusto, di razzismo e di molto altro ancora.

Costantino della Gherardesca è nato a Roma nel 1977.

DOMANDA. Il settimanale Visto ha commesso un errore pubblicando l’inserto con le barzellette sui gay?
RISPOSTA.
Hanno commesso un errore, anche perché la loro immagine si è “sporcata” ulteriormente. Quel genere di settimanale viene letto in spiaggia, davanti a tutti, o dal parrucchiere. Non è come un libro di saggi che viene letto in privato.
D. Cioè?
R. Gli italiani si fanno scrupoli piccolo borghesi e non vogliono farsi vedere con qualcosa di troppo “sporco” tra le mani. Le persone tendono, ahimé, a non portare riviste pornografiche in spiaggia.
D. Fare ironia con le barzellette sui gay può contribuire a smitizzare i pregiudizi su di loro?
R.
Il problema non sta nell’omofobia, ma nella cripto-misoginia nata dall’uomo eterosessuale e nella sua ansia di prestazione davanti alla donna. Questa cripto-misoginia, quest’odio e mancanza di rispetto verso tutto ciò che è femminile, è un atteggiamento di cui possono essere colpevoli le persone omosessuali tanto quanto quelle eterosessuali.
D. Come si può vincere tale atteggiamento?
R.
Bisogna abbattere il continuo, noiosissimo, role playing di molti uomini. Un atteggiamento spesso recitato anche da persone omosessuali. Il parlare di calcio pubblicamente, il pavoneggiarsi di un eventuale testosterone, il raccontare delle proprie imprese virili. Questo cambiamento culturale è in atto da qualche anno in Paesi come la Thailandia e il Giappone: lì i pregiudizi stanno realmente scomparendo. Uno potrebbe dire che tutto sta nell’accettazione di un pene di dimensioni ridotte.
D. Come spiega la valanga di reazioni negative sull’inserto di barzellette esplose sul web?
R.
C’è una certa omofobia Anni 50, di matrice maschilista e tipicamente italiana, che dà molto fastidio. Non solo perché porta avanti pregiudizi verso le persone omosessuali, ma perché fa leva su retaggi sociali e politici di destra che, sinceramente, puzzano di muffa. Siamo stanchi di vedere una cultura retriva portata avanti in un Paese che, anche grazie alla sua chiusura mentale, non ha una grande crescita economica.
D. Giudica fuori luogo la petizione lanciata on line su change.org contro l’inserto di Visto?
R.
Chiedono al direttore di Visto di scusarsi pubblicamente. Più che altro, la trovo poco efficace, non credo che le scuse del direttore di Visto possano avere un grandissimo impatto sull’economia e sui diritti civili. Insomma, non stiamo parlando di Mario Draghi.
D. Può darsi che quelle barzellette siano criticabili perché non fanno ridere e non per il tema che trattano?
R.
Una barzelletta funziona nel momento in cui fa ridere, anche se tratta temi atroci. Detto questo, credo che le barzellette che utilizzano lo stereotipo di un omosessuale antico, pre-Dynasty, non facciano ridere tantissimo. Così come non farebbe ridere una barzelletta su un granatiere, per capirci.
D. È giusto diffondere barzellette sui carabinieri, sugli ebrei, sulle mogli tradite, sui portatori di handicap?
R.
Beh, sui carabinieri sì, è giusto, considerando che ogni anno pare che paghiamo una multa all’Europa perché il nostro governo non ha i coglioni per accorpare le forze di polizia. Pensassero a pagare gli straordinari alla polizia di Stato invece che a fare le parate dei carabinieri.
D. E sugli ebrei?
R.
Sugli ebrei e sui portatori di handicap direi di no, meglio non diffondere barzellette.
D. E sulle mogli tradite?
R.
Le persone cornute fanno ridere dai tempi di Chaucer, e continuano a farlo, perché la gente insiste a credere nella monogamia.
D. Quanta parte gioca il buon gusto quando si propongono temi su cui è facile scatenare polemiche più o meno esasperate?
R.
Nulla è peggio di chi si avvale del “buon gusto” per censurare, solitamente lo fanno le persone più burine. Gente di pessimo gusto, per l’appunto.
D. Che cos'è e come è definibile oggi il buon gusto? E la volgarità?
R.
Il buon gusto è coraggioso, la volgarità codarda e conservatrice.
D. Come sta in salute la satira che va in onda in tivù in Italia?
R.
Adesso siamo in un momento storico estremamente politically correct di cui, sinceramente, faccio parte anche io. Oramai sono stato risucchiato dal pensiero di sinistra europeo. Gratuitamente, aggiungo.
D. Chi, secondo lei, fa oggi la satira migliore in Italia?
R.
Lo Zoo di Radio 105, sicuramente.
D. Il suo modo di fare tivù è improntato a un tono surreale “colto”, misurato: è una scelta?
R.
Cerco di giocare con dei temi e fare delle scelte che mi facciano ridere, innanzitutto. E poi “colto” è un parolone che lascerei a chi si interessa di letteratura e non passa la vita sullo smartphone a guardare le case dei ricchi in cui vorrebbe vivere.
D. Di recente, lei ha espresso sorpresa per l’enorme affetto del pubblico. Si aspettava questo risultato?
R.
No, assolutamente. Anche perché per svariati anni ho solo ricevuto e-mail di insulti da persone indignate. Poi, tutto a un tratto, è arrivato Mario Monti, e mi ha portato fortuna.
D. Origini aristocratiche, studi rigorosi, laurea in filosofia, un modo di guardare la realtà che a molti appare cinico e provocatorio, originale e intrigante: è così anche nella vita reale?
R.
Il mio sogno è andare in pensione giovanissimo, possibilmente in Costa Azzurra, da solo. Per far sì che questo accada, dobbiamo tutti impegnarci a sovvertire l’attuale gerarchia della televisione, dove a Roma vengono strapagati dei rubagalline alle spese di giovani lavoratori, affascinanti e legali… tipo me.
D. Lei ha detto che le piacerebbe visitare i Paesi arabi per mettere in mostra il razzismo degli italiani: in Italia quanto razzismo riscontra?
R.
Il razzismo io lo vedo nei discorsi contro le comunità cinesi, e soprattutto, più di ogni cosa, lo vedo nell’islamofobia, alimentata dai film americani. Siamo in un Paese economicamente e culturalmente penalizzato dalla xenofobia e dal razzismo, non possiamo permetterci di ragionare come delle signorine del Texas.
D. In che misura l’ironia, il sarcasmo, la smitizzazione dei cosiddetti tabù possono, secondo lei, contribuire a migliorare la qualità della vita?
R.
L’ironia e il sarcasmo rendono la vita sopportabile, se non fosse per tutte le stronzate che dico non riuscirei ad alzarmi dal letto il mattino.
D. Lei ha definito «una persona normalissima» Angelina, cioè Alessandra Angeli, la concorrente trans del prossimo Pechino express. Chi è oggi normale?
R. Sì, Angelina è una persona transgender, ma la sua dimensione sessuale non è mai interessata né alla Rete né agli autori. Angelina è una ragazza simpatica, intelligente e sarcastica ma soprattutto è una persona perbene. Ci fossero più persone come lei, specialmente dietro le quinte, l’ambiente della televisione sarebbe decisamente migliore.

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