Museo Madre Napoli 120117181900
LA MODA CHE CAMBIA 24 Agosto Ago 2014 0923 24 agosto 2014

Cultura in crisi: spettacoli vuoti senza fantasmi e assaggi enogastronomici

Cosa cercano gli italiani quando vanno al museo? Prodotti tipici, cocktail e genius loci che facciano da ciceroni.

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Il museo Madre di Napoli.

Da qualche tempo a questa parte per i musei italiani si aggira una non meglio precisata quantità di fantasmi.
Spetta a loro animare un po', passatemi il termine, mostre ed esposizioni che, pur validissime, talvolta addirittura straordinarie, non verrebbero frequentate a sufficienza da coprire costi di allestimento e assicurazione (spesso imponenti benché ai visitatori questo sfugga) senza un quid in più di eccezionalità, fosse pure un tè verde.
INCAPACI DI GODERE DELLA SOLA ARTE. Sironi, Casorati e i maestri del Novecento non ci bastano, Caravaggio forse sì ma perché a forza di sfruttarlo l’abbiamo fatto diventare una star ex post, Hayez pure perché ci vanno i fidanzati in pellegrinaggio ed è meglio dei baci Perugina a cui si ispira.
Ma Moroni, magari, ecco, no: per portarci davanti i bambini, c’è bisogno del (pur gradevolissimo) fantasmino Poldo, animuccia persa del Poldi Pezzoli di Milano e forse unico personaggio giustificato di questa folla di poveretti resuscitati dalle tombe o bellamente inventati per allettare tutti noi, infanti a oltranza da tener buoni con la promessa della caramella alla fine del compito.
La nostra idea di esperienza culturale, infatti, adesso è la mangiata di prodotti tipici al mercatino: il piacere del museo, del raccoglimento davanti all'arte, della bellezza di un’opera in sé, ci è sconosciuto o non ci basta.
Vogliamo guardare i maestri, ascoltare musica, assistere a uno spettacolo «sorseggiando un buon prosecco», coinvolti in una festa a tema (durante la quale farci subito un selfie, la moda della foto nostra di cui frega niente a nessun altro), oppure accompagnati per le sale dal genius loci del luogo.
Di solito, il fantasma della più disgraziata, del più crudele o della più licenziosa che l’abbia abitato.
PICASSO? MEGLIO LA PARATA NAPOLEONICA. Al Forte di Bard, gioiello della Valle d’Aosta, al momento sarebbe in programma una mostra su Picasso (che, è vero, abbiamo visto tutti decine di volte in tutti i suoi periodi. Però…).
Il 23 e 24 agosto, comunque, è stata allestita anche la seconda edizione di Napoleonica, ricostruzione del passaggio di Bonaparte con le sue truppe del maggio del 1800 con tanto di assedio.
Attori sull’orlo della risata, costumi così così, certamente sotto lo standard del personaggio (Napoleone aveva la fissa dei tagli impeccabili e disegnava personalmente le divise delle sue armate), ma emozione garantita per grandi e piccini: aux armes, aux armes.
A VILLA OLMO C'È LA MOGLIE DI GARIBALDI. Nella (splendida) Villa Olmo di Como, un tempo teatro dei ricevimenti libertinissimi del marchese Raimondi, è in programma fino a novembre una mostra davvero imperdibile sul rapporto fra architetture cittadine e pittura, Ritratti di città: Balla, Boccioni, Depero, De Pisis, tardo futuristi di raro impatto emotivo come Tullio Crali, e poi Guttuso, Fontana, interpreti contemporanei della condizione esistenziale cittadina come Velasco, Galliano, Cestari.
Una meraviglia in sé. A cui però è parso necessario aggiungere la “presenza” di Giuseppina Odescalchi, una delle tante a cui chiese la mano il maturo e smaniosissimo Giuseppe Garibaldi, che conduce il visitatore per le sale della villa dove soggiornò a lungo a guardare stucchi e dipinti.
CHI A TEATRO SI GUSTA UN COCKTAIL. Rassegne cinematografiche, teatrali e musicali non sono da meno: senza cocktail, canapés, parrucche e posticci vari, sedie e corridoi rimangono vuoti.
Le Settimane Musicali di Stresa tengono duro, puntando soprattutto sugli spettatori stranieri che seguono La Passione di Giovanna D'Arco, il mitico film muto con Renée Falconetti, proposto con musiche dal vivo, oppure un intellettualmente spericolato teatro di figura ad accompagnare l’Orpheus di Stravinskij, con la regia di Stefano Monti e mimo a cura degli studenti dello Iuav.
E anche sull’impegno dei giovani artisti - che dopo tanto ben figurare loro e fare ancor meglio figurare chi li ingaggia, in Italia non sanno dove andare a parare - ci sarebbe molto da dire.
La verità, come sempre, è che mancano i fondi, che le infinite risorse culturali italiane stentano a sopravvivere, figurarsi a prosperare, e che la disciplina ridicolmente austera per chi sponsorizza iniziative d’arte mortifica anche i meglio disposti (bisognerà spiegare al ministro Franceschini, tanto favorevole alle «erogazioni liberali», che con quelle non si va da nessuna parte in nessun Paese del mondo: per avere gli stessi sostegni degli Stati Uniti, per esempio, bisogna prevedere sgravi fiscali per chi li sottoscrive).
Poi, certo, ci siamo noi, che vogliamo lo spumantino da cinque euro per un biglietto di visita da sette.
Un'abbinata che si traduce in una bella sciagura.

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