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CULTURA 24 Agosto Ago 2014 0737 24 agosto 2014

Musica: Kate Bush torna a calcare il palco

La cantautrice britannica non si esibiva dal 1979. Ora ritorna con 22 date. E i biglietti vanno a ruba.

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Kate Bush è nata nel 1958 a Welling, in Inghilterra.

La notizia risale allo scorso marzo: Kate Bush torna a calcare un palco per la prima volta dal 1979. Non un normale tour ma 22 date (in origine erano 15, ma l'enorme richiesta di biglietti, esauriti nel giro di poche ore, ha spinto l'artista inglese a cambiare programma) all'Hammersmith Apollo di Londra, tra il 26 agosto e il primo ottobre.
Il titolo della serie di performance è Before the Dawn, e i cartelloni ritraggono una Kate Bush ripresa dall'alto, a galla in un mare mosso con indosso un giubbotto di salvataggio arancione: probabile riferimento a The Ninth Wave, la suite che occupava la seconda facciata del suo fortunato quinto album, Hounds of Love, e che, con ambizione e coraggio, traduceva in musica le ultime ore e gli ultimi pensieri di una donna in procinto di morire assiderata in mare dopo essere scampata a un incidente aereo.
NIENTE SMARTPHONE AL CONCERTO. Sui contenuti dello show, tuttavia, non è ancora trapelato alcunché, nella stretta osservanza di una riservatezza che ha sempre contraddistinto la carriera dell'artista britannica. Una precisa richiesta è stata tuttavia fatta dalla Bush: non utilizzare tablet e telefoni durante le esibizioni londinesi, in quanto, ha fatto sapere la musicista, «ci terrei molto a entrare in contatto con voi in quanto pubblico, e non con iPad, iPhone o videocamere».
UN TALENTO PRECOCE. Scoperta quindicenne da David Gilmour dei Pink Floyd, al quale un comune contatto aveva fatto pervenire alcune registrazioni casalinghe di questa prodigiosa adolescente che scriveva canzoni al piano dall'età di 13 anni, Kate Bush debuttava neppure 20enne nel 1978. Grazie all'interessamento di Gilmour aveva ottenuto dalla Emi un privilegio piuttosto raro: un anticipo cospicuo le aveva consentito di trascorrere un periodo di apprendistato artistico, utilizzato, tra le altre cose, per andare a lezioni di danza da Lindsay Kemp, il celebre mimo che aveva insegnato a un giovane David Bowie a diventare camaleontico animale da palcoscenico.
IL SUCCESSO DI WUTHERING HEIGHTS. Quando registrò Wuthering Heights, canzone composta in una sola notte dopo aver visto la riduzione televisiva di Cime Tempestose di Emily Bronte, in Emi non ne furono particolarmente colpiti. La tenacia con cui la giovanissima artista, che di lì a poco avrebbe ottenuto il controllo totale sulla propria musica, aveva insistito a imporlo come singolo apripista fu abbondantemente premiata. Le canzoni di quel primo disco, The Kick Inside, con quel misto di innocenza, sensualità e predilezione per gli argomenti insoliti, il fantastico e il magico, il tutto cementato da un retroterra celtico legato alle origini irlandesi della famiglia materna e al percorso musicale del fratello Paddy, background che diventerà sempre più esplicito col passare del tempo, l'avevano trasformata suo malgrado in una popstar, tanto da riportarla in studio dopo pochi mesi a registrare un secondo album, Lionheart, e al già citato tour del 1979, anni dopo documentato da una videocassetta.

La dedica a Billy Duffy con Blow Away. Poi il silenzio

Un ambizioso show con tanto di cambi di costume e complesse coreografie, funestato dalla morte del tecnico delle luci Billy Duffy in un incidente sul lavoro durante il montaggio del palco in occasione di una delle date - a lui la Bush dedicherà Blow Away (For Bill) sul terzo album Never Forever del 1980 -, un tour de force che lasciava l'artista svuotata di ogni energia e stressata dall'eccesso di esposizione, spingendola ad abbandonare definitivamente i palchi, eccezion fatta per sporadiche apparizioni televisive, spesso legate a iniziative benefiche.
IL DISCO DI CULTO THE DREAMING. Nel 1982 usciva quello che probabilmente rimane tuttora il suo disco più originale, The Dreaming. Un album destinato a vendere poco, anche se la sua commistione di tecnologia e arcaica britannicità, con batterie elettroniche e infinite sfumature vocali ingegnosamente intrecciate, lo avrebbero reso successivamente opera di culto. Subito dopo la poco più che 20enne Kate decideva di prendersi una pausa dallo stardom, vivendo per un paio d'anni, per quanto possibile, una normale quotidianità.
RITORNO TRIONFALE. Dopo aver costruito un proprio studio di registrazione, si dedicava anima e corpo a quello che molti considerano il suo capolavoro, Hounds of Love del 1985: clamoroso successo per un album in miracoloso equilibrio tra accessibilità pop e ricerca originale su temi e sonorità, con l'ambizioso video di Cloudbusting a suggellare l'alto profilo artistico e allo stesso tempo la popolarità del progetto: quasi un cortometraggio d'autore con Donald Sutherland nei panni dello scienziato scomodo per via delle proprie rivoluzionarie ricerche e la Bush nei panni del figlio, commento visuale di un brano che era stato ispirato dal memoir di Peter Reich basato sul ricordo del padre Wilhelm, scienziato eterodosso perseguitato dalla giustizia statunitense negli Anni 50.
IL RITIRO ALLA VITA FAMILIARE. Negli anni successivi Kate Bush, dopo il celebre duetto con Peter Gabriel in Don't Give Up, centellinava le uscite: The Sensual World nel 1989 e The Red Shoes nel 1993, e poi un lungo silenzio che alimentava inevitabili e fantasiose voci ma non scalfiva minimamente l'affetto dei fan. Le ragioni dell'allontanamento dalle scene, quanto meno dal 1999 in poi, aveva avuto d'altra parte ragioni molto pragmatiche e assai poco misteriose: la nascita del figlio Bertie, avuto con il chitarrista Dan McIntosh, e la volontà di crescerlo in tutta tranquillità.

Boy George: «Ha incarnato lo spirito del punk»

Con l'inizio del nuovo millennio le voci di un ritorno in studio si sono moltiplicate, fino all'uscita, nel 2005, di Aerial, doppio album suddiviso tra canzoni e una lunga suite, quest'ultima un naturale proseguimento di The Ninth Wave, e un solo singolo tratto dalle registrazioni, King of the Mountain. La voce aveva a quel punto abbandonato i registri più acuti, senza però perdere la capacità di suggestionare e trascinare l'ascoltatore nel proprio peculiare universo musicale.
Quando tutti immaginavano di dover attendere chissà quanto ancora un seguito, nel 2011 usciva 50 Worlds For Snow, ciclo di canzoni spoglie e minimali, con voce e piano e pochi altri strumenti intorno. Una uscita anticipata pochi mesi prima da Director's Cut, una selezione di brani tratti da The Sensual World e The Red Shoes reincisa in studio per essere più aderente alle intenzioni originali dell'autrice.
CONCERTI IN SERIE. Sfatato almeno in parte il mito della grande reclusa, nessuno si attendeva comunque l'annuncio di un ritorno in prima persona sulle scene. Una serie di concerti che, come si diceva, è andata esaurita in un batter d'occhio, a riprova della peculiarità di una artista da sempre in bilico tra cifra poetica personalissima e capacità di raggiungere le masse del pop.
Interpellato dall'Evening Standard in occasione delle imminenti date, Boy George, fan della prima ora, ha dichiarato: «È apparsa dal nulla sulla scia del punk e in qualche modo ne ha incarnato lo spirito semplicemente essendo se stessa».
IMPREVEDIBILE KATE. Nella stessa occasione la cantautrice Anna Calvi (l'ultima di una serie di autrici profondamente influenzate da Kate Bush, una lista potenzialmente lunghissima da cui ci limitiamo a estrarre una manciata di nomi: Tori Amos e, più di recente, Joanna Newsom e Bat For Lashes) ha detto: «Sembra che [con la voce] riesca a impersonare così tanti personaggi e tuttavia tutti quanti rappresentano qualcosa di estremamente personale e davvero molto suo».
Quali e quante voci impersonerà sul palco questa volta non ci è dato sapere ma, come dice Alex Petridis sul Guardian, a proposito degli imminenti concerti, «ciascuno può fare le speculazioni più fantasiose, ma la verità è che nessuno ha la più pallida idea di quello che farà Kate Bush, il che sembra perfetta sintonia con il personaggio: è accaduto lungo la sua intera carriera».

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