Ferguson 140825135032
CULTURA 26 Agosto Ago 2014 0603 26 agosto 2014

Usa: le canzoni di rivolta contro guerra e razzismo

La colonna sonora delle manifestazioni di Ferguson.

  • ...

Mentre la rivolta di Ferguson, nel Missouri, a due settimane dall'uccisione di Michael Brown, giovane nero ucciso con sei colpi d'arma da fuoco in circostanze poco chiare da un agente di polizia, è lontana dal placarsi, il dibattito su questione razziale, potere della polizia e copertura da parte dei media si allarga.
Se il leggendario cestista Kareem Abdul-Jabbar, in un intervento su Time, ha sottolineato come la rivolta non abbia uno sfondo razziale ma sia piuttosto l'esito di una sciagurata discriminazione nei confronti delle fasce più povere della popolazione, è stato il mondo della black music, l'hip hop in particolare, a intervenire, fedele alla propria vocazione originaria di cronaca civile, politica e sociale.
LA BLACK MUSIC SI SCHIERA. Il soul singer Frank Ocean è stato tra i primi a manifestare il proprio pensiero, con un post duro sulla discriminazione nei confronti della comunità nera nel quale chiedeva che venisse reso noto il nome dell'agente.
Alcuni giorni dopo il rapper Killer Mike si è espresso sul suo account Instagram, concentrando l'attenzione sugli aspetti più strettamente umani della vicenda: «Mi importa che si superino le nozioni di classe, razza e cultura e si onori l'umanità che ci unisce come specie».
J. COLE DEDICA BE FREE A MICHAEL BROWN. Da parte sua la scorsa settimana J. Cole, autore e produttore hip hop newyorchese, ha pubblicato un brano dedicato a Michael Brown, intitolato Be Free, annunciato sul suo blog con le seguenti parole: «Riposino in pace Michael Brown e ogni giovane nero assassinato in America, sia per mano dei bianchi che per mano dei neri. Prego affinché un giorno il mondo sia pieno di pace e privo di ingiustizia. Solo allora saremo tutti liberi».
Se questa è la prima canzone ufficialmente ispirata agli avvenimenti di Ferguson, è probabile che altre seguiranno. Del resto, gli Stati Uniti hanno una forte tradizione di canzoni di protesta che attraversa ambiti e generi, dal Vietnam agli scontri razziali di Los Angeles negli Anni 90. Ecco 10 brani che in qualche misura precorrono, con una ampia gamma di sfumature, Be Free.

Gil Scott-Heron: The Revolution Will Not Be Televised

Poeta, romanziere, padre nobile dell'hip hop in virtù soprattutto degli esordi spoken word, nato a Chicago nel 1949 e scomparso nel 2011, Gil Scott-Heron registrò questo brano per la prima volta nel 1970, in una versione dove la voce era accompagnata dalle sole percussioni, per poi reinciderlo l'anno successivo con una band al completo: una seconda versione il cui groove verrà campionato innumerevoli volte nei decenni successivi. Il concetto è molto semplice: la rivoluzione non verrà trasmessa in televisione - slogan preso in prestito dalle Pantere Nere - e quando la gente non ne potrà più scenderà per strada, rendendo il più persuasivo tra i mezzi di informazione di massa irrilevante. O ancora: la rivoluzione non è uno spettacolo a cui si assiste comodi in poltrona, ma qualcosa di assolutamente reale e tangibile, che lo si accetti o meno.

Mc5: Kick Out the Jams

Kick out the Jams, ovvero, parafrasando l'espressione in slang, «liberatevi delle vostre catene», che si tratti di limitazioni della libertà d'espressione o modi di vivere consolidati.
Politicamente scorretti e politicamente impegnati (il gruppo nacque a Detroit da un nucleo di Pantere Bianche, gruppo della sinistra radicale bianca influenzato dalle Pantere Nere, nel bel mezzo delle rivolte razziali che nel 1969 attraversarono la città del Michigan), gli Mc5 guardavano storto gli hippy e il loro pacifismo e credevano nel potenziale eversivo della musica rock.
Con questo loro manifesto (che diede il titolo al loro album d'esordio, registrato dal vivo) scrissero una pagina importantissima della controcultura a stelle e strisce.

Csny: Ohio

Fu tutto merito di Stephen Stills, che passò a Neil Young il reportage fotografico di Life sulla tragedia della Ken State University del 4 maggio 1970, quando alcuni militari della Guardia Nazionale spararono sugli studenti che protestavano contro la campagna militare in Cambogia appena annunciata dal presidente Richard Nixon lasciando sul terreno i corpi di quattro ragazzi.
Il brano di Ohio fu scritto di getto dal cantautore canadese in quel momento in forze al più classico dei supergruppi rock (Crosby, Stills, Nash e appunto Young), con uno stile asciutto e quasi giornalistico, e che diventerà un vero e proprio inno generazionale e pacifista.

Marvin Gaye: What's Going On

Ispirata da un episodio di brutalità poliziesca al quale aveva assistito il bassista Renaldo “Obie” Benson, coautore della canzone, What's Going On apre l'omonimo album del 1971 di Marvin Gaye con un inno alla fratellanza universale sullo sfondo di una Detroit dilaniata dagli scontri razziali e di un'America che manda a morire i suoi giovani in una guerra insensata.
Una canzone che dettava i temi e i modi di una musica nera che abbandonava il disimpegno del decennio precedente e raccontava la realtà circostante. Le riproposizioni non si conteranno.

Dead Kennedys: California Uber Alles

Il brano più celebre dei californiani Dead Kennedys è contenuto nel loro album d'esordio datato 1980, la cui copertina ritrae alcune auto della polizia in fiamme in occasione dei White Night Riots del 21 maggio del 1979 a San Francisco, causati dalla pena irrisoria inflitta a Dan White, il quale aveva assassinato il sindaco George Moscone e il suo vice Harvey Milk, primo gay militante ad ottenere una carica pubblica.
La California raccontata come Stato poliziesco è quella governata dal repubblicano Ronald Reagan, che verrà eletto l'anno successivo presidente degli Stati Uniti.

The Dicks: Hate the Police

Singolo di debutto, l'anno è ancora il 1980, per il gruppo hardcore punk texano The Dicks, Hate the Police venne cantata dal frontman Gary Floyd (uno dei primi omosessuali dichiarati in ambito hardcore) dal punto di vista di un poliziotto che abusa del proprio potere prendendosela con le minoranze e sfogando la propria rabbia repressa con i comuni cittadini. Un classico del genere.

N.W.A.: Fuck the Police

Un archetipo del cosiddetto gangsta rap, pubblicato nel 1988 sull'album di debutto dell'ensemble californiano, Straight Outta Compton.
L'invettiva era rivolta alle forze di polizia locali, e molti considerano il brano profetico, visto che i sobborghi californiani saranno al centro, quattro anni dopo, dei gravi scontri causati dal pestaggio di Rodney King.

Rage Against the Machine: Killing In the Name

Scritta sull'onda emotiva degli scontri razziali di Los Angeles provocati dal pestaggio di Rodney King da parte di alcuni agenti di polizia e pubblicata sei mesi dopo nel novembre del 1992, questa canzone dei Rage Against the Machine è un potentissimo assalto rap metal che denuncia razzismo e brutalità poliziesca tirando in ballo Ku Klux Klan e ribadendo forte e chiaro: «Non farò quello che mi dirai di fare».

Body Count: Cop Killer

La storia di un nero vessato dalla polizia che si trasforma in killer di poliziotti con tanto di riferimento a Daryl Gates, capo della polizia di Los Angeles all'epoca del caso King.
La canzone, pubblicata nel 1992, provocò critiche diffuse e venne stigmatizzata tra gli altri dal presidente George Bush Sr.
Quando il frontman Ice-T si rese conto che le polemiche avevano oscurato le qualità musicali del brano, decise di ripubblicare l'album che lo conteneva, Body Count, l'esordio della band, senza la canzone, distribuendola gratuitamente come singolo.

Wyclef Jean: Diallo

Nel febbraio 1999 Amadou Diallo, originario della Guinea, venne ucciso sul portone di casa a New York da quattro agenti della polizia stradale che gli scaricarono addosso 41 colpi d'arma da fuoco.
Vittima della cosiddetta politica della “tolleranza zero” propugnata dal sindaco di allora Rudolph Giuliani, Diallo aveva semplicemente fatto il gesto di estrarre dalla giacca il portafoglio per mostrare i documenti.
Il Brano di Jean, all'epoca in libera uscita dai Fugees, non è la classica tirata anti-polizia bensì un invito alla fratellanza universale.

Correlati

Potresti esserti perso