CULTURA 8 Settembre Set 2014 1116 08 settembre 2014

Exhibit B, lo zoo umano diventa arte

La mostra del sudafricano Bailey fa discutere.

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da Londra

Aggirarsi tra i sentieri di uno zoo, spiare dentro le gabbie e trovarci delle persone vere, uomini e donne con la pelle nera che rispondono con la propria naturale umanità agli sguardi indagatori e sconcertati dei visitatori.
È la mostra Exhibit B, ideata dal sudafricano Brett Bailey: l’esibizione ha lasciato Edimburgo, dove ha ricevuto sia recensioni a cinque stelle sia critiche dure, ed è ora attesa al Barbican di Londra (info).
Lo show è ispirato al fenomeno del XIX secolo conosciuto come ‘zoo umano’, dove persone provenienti da tribù africane tribali venivano esposte allo sguardo curioso e divertito del pubblico (foto).
IL TURBAMENTO DEI VISITATORI. Così succede in Exhibit B, con l’unica, grande, differenza del tipo di reazione che lo zoo umano procura nello spettatore: al divertimento si è sostituito il turbamento, resta invece la sorpresa. Entrando alla mostra i visitatori scorgono le gabbie, circondate e piene di oggetti tipici dell’era coloniale, e in mezzo agli oggetti spiccano loro: gli attori che interpretano tutto il dolore delle colonie e della schiavitù, in silenzio, seguendo con gli occhi il percorso del visitatore.
UOMINI E DONNE SEMI NUDI. Uomini e donne stanno in piedi, semi nudi, tableaux vivants dell’era coloniale; in alcuni casi, e in richiamo alle ferite degli africani in età moderna, appaiono invece come rifugiati, “oggetti ritrovati”, così come vengono descritti dal testo che compare accanto alle gabbie, lontano dagli amici, lontano da casa, lontano da tutto.

Monta la protesta: 15 mila firme per annullare l'esibizione

La mostra porta la firma di Brett Bailey, sudafricano.

La provocatoria rappresentazione ha suscitato numerose polemiche: 15 mila firme sono state raccolte perché il Barbican annulli la mostra, in arrivo dal 23 al 27 settembre e già sold out, con l’accusa di compiacersi nell’idea razzista di cui lo stesso concetto di zoo umano è intriso.
Eppure lo scopo di Exhibit B è proprio l’opposto; che funzioni è testimoniato dai tanti messaggi scritti che i visitatori hanno lasciato alla fine dell’esibizione. Nonostante la schiavitù sia un tema noto, discusso e studiato, la maggior parte racconta di un’improvvisa consapevolezza della sua brutalità proprio grazie alla mostra, che diventa una sorta di definitivo velo da scostare per avere pieno accesso al significato di certe violenze fisiche e psicologiche subite dalle persone di pelle nera.
GLI ATTORI DALLA PARTE DI BAILEY. Gli stessi attori che partecipano alla mostra hanno rilasciato un comunicato congiunto contro le critiche ricevute dal sudafricano bianco Bailey, nel quale riconoscono il valore positivo che l’esibizione ha sul pubblico: «I riferimenti allo zoo umano che sono comparsi sui media non sono altro che una semplificazione del nostro show», si legge. «Sì, a prima vista è possibile assumere che non siamo altro che oggetti in gabbia ma in realtà siamo umani, soprattutto quando recitiamo di fronte al pubblico portando la mostra da un semplice spazio di confronto a uno di conversazione».
«ALCUNI SOBBALZANO, ALTRI PIANGONO». «Ogni visitatore», hanno proseguito gli attori, «entra da solo tra le gabbie, a volte non rendendosi conto che ci sono dei reali essere umani in mostra. In quel momento, sì, siamo come oggetti, poi però i nostri occhi incontrano quelli di chi osserva. In quel momento diventiamo umani: alcuni visitatori sobbalzano, altri distolgono lo sguardo imbarazzati, altri addirittura piangono». Mentre gli spettatori camminano per la mostra «noi ne vediamo la rabbia, la pietà, la tristezza e la compassione. Più di tutto però noi vediamo il sorgere di una nuova consapevolezza. Per questo continuiamo a farlo, a stare lì».

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