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FENOMENI 8 Settembre Set 2014 1758 08 settembre 2014

Pedro Sanchez, il segretario socialista spagnolo che piace alle signore

Bello. Aitante. E giovane. Il leader del Psoe ha conquistato le donne democratiche. E tra bicipiti e sorriso lo spread con Renzi e colleghi è evidente.

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Finalmente l'elettrice del Partito democratico ha trovato il suo ministro Boschi: tiene la camisa blanca, viene dalla Spagna e alla Festa dell'unità di Bologna le compagne se lo mangiavano più di un tortellino.
Bello come Banderas, ma senza i Flauti e la gallina Rosita. Quando Pedro Sanchez, segretario del Psoe spagnolo, è apparso sul palco tra i nuovi leader socialisti, il naso di Manuel Valls è sembrato più appuntito, gli occhi del vicepremier olandese più acquosi, il profilo di Renzi più imbolsito.
E la passione politica delle signore dem si è alzata di una spanna.
PIÙ RARO DELLA COMETA DI HALLEY. Quarantadue anni, fisico da giocatore di basket, sorriso smagliante: un politico bello e giovane, fenomeno che a queste latitudini è più raro della cometa di Halley. Al punto da mandare in tilt le commentatrici, tutte trasformate in neo barricadere.
E adesso già ce la immaginiamo la coppia democratica: lui che sfogliando la mazzetta dei quotidiani sbircia il bikini di Maria Elena Boschi su Chi, e lei che si legge le cronache spagnole di El Paìs, con la scusa che la Spagna pure è in crisi, l'Europa è il nostro orizzonte e, insomma, bisogna stare al passo. E già pensa al paso doble.
Mica lo si giudica per la bellezza, ovvio. La politica è un'altra cosa. Sanchez verrà votato per la proposta di riforma costituzionale per la Catalogna, per i rapporti con gli indignados, per la sua idea di Izquierda e Derecha. E, soprattutto, in base alle sue ricette economiche, lui che l'economia la insegna all'università.
E l'uomo, tutto metafore da allenatore e morbidezza dei toni, rischia pure di prendersi l'etichetta di bello e basta. Di essere accantonato come un vuoto vaporoso alla José Luis Zapatero. Di finire come una ministra renziana sotto gli strali di Rosy Bindi.
Però sono comunque soddisfazioni, perché mentre lui cinguettava: «Non vogliamo essere l'ultima generazione di machisti, ma la prima di femministi», mandando in visibilio signore di tutte le età, tra le file degli uomini era tutto un gufare, come vuole la neolingua renziana, rosicare, ribollire.
ORFINI: MO' VE LO BUCO. «Mo' ve lo buco, sto Pedro Sanchez», ha twittato l'ex cuperliano Matteo Orfini. Ma se il presidente Pd ha fatto sfoggio della migliore ironia, altri hanno stigmatizzato tutto questo apprezzamento. Ma come, è lo sventurato ragionamento corso tra decine e decine di commentatori e giornalisti, le donne che si lamentano del nostro predicare di sederi e di tailleur, si permettono di giudicare lo spread tra Renzi e Sanchez in fatto di pance e bicipiti?
Ebbene sì, nella Repubblica dei politici settantenni grassi e potenti accompagnati a ventenni, nella nazione in cui un ministro non si deve mettere in topless perché non è più giovane, nello Stato in cui qualsiasi-donna-qualsiasi-cosa-faccia è giudicata prima per il lato B e poi, semmai, vediamo, ecco, in questo Paese, pure discettare di un politico solo perché giovane e «guapo» è scanzonatamente liberatorio.
Poi magari si vota Podemos. E magari la prossima volta si vota una donna. Ma intanto, per una volta, pare passata la cometa.

Non vogliamo essere la generazione degli ultimi machisti, ma quella dei primi femministi pic.twitter.com/n1RHfMRBPR

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