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CULTURA 9 Settembre Set 2014 0538 09 settembre 2014

Indipendenza Scozia, i cantanti in prima fila per il «sì»

Gli artisti pro strappo Edimburgo-Londra.

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Mentre la data del referendum sull'indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna, il 18 settembre prossimo, si avvicina, il dibattito sul tema si mantiene vivace.
L'ultima iniziativa in tal senso coinvolge musicisti scozzesi come Franz Ferdinand e Mogwai – con loro Frightened Rabbit, la folksinger Eddie Reader ed ex componenti dei Deacon Blue – e si chiama A Night For Scotland: evento musicale in programma alla Usher Hall di Edimburgo il prossimo 14 settembre.
JAGGER E STING DICONO «NO». Alla campagna per il «no», attraverso l'iniziativa Let's Stay Together, hanno aderito invece alcune star del pop britanniche come Paul McCartney, Mick Jagger, Bryan Ferry e Sting, firmatari insieme ad altri personaggi della cultura e dell'arte come l'attrice Judy Dench, il fisico Stephen Hawking e ad altre 50 mila persone di una lettera aperta il cui riassunto era, in sintesi. «Ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide».
«CONSEGUENZE INCONTROLLABILI». Alcune settimane fa David Byrne, scozzese di nascita e statunitense d'adozione, intervistato dall'Evening Standard, ha messo in guardia i fautori dell'indipendenza dai rischi di un passo del genere, dicendo che la scelta rischiava di essere «troppo impegnativa da gestire», mentre David Bowie si è espresso pure lui a favore del «no».

Le radici progressiste degli indipendentisti

Dato in vantaggio dagli ultimi sondaggi, il fronte degli indipendentisti ha attirato nel campo della cultura e dell'arte testimonial estremamente determinati a spiegare le proprie ragioni, che nulla hanno a che fare con spinte nazionaliste alla Braveheart ma sono di segno marcatamente opposto.
L'APPELLO DEI MOGWAI. Nel caso di Stuart Braithwaite dei Mogwai (la loro dichiarazione ufficiale, a proposito della partecipazione ad A Night For Scotland, è stata: «È quel genere di occasione che si presenta una volta nella vita, possiamo dimostrare di che pasta siamo fatti»), interpellato dal Guardian, le motivazioni hanno radici progressiste: «Per buona parte della mia vita, la Scozia è stata nelle mani di governi Tory eletti a Westminster, nonostante la Scozia non abbia eletto i conservatori neppure una volta».
STUART MURDOCH CAMBIA IDEA. C'è anche chi si è espresso nettamente a favore del «sì» dopo aver cambiato idea, come Stuart Murdoch dei Belle & Sebastian. Il leader del gruppo di Glasgow, formazione di culto emersa nei tardi Anni 90, pur ammettendo di non essere mai stato ossessionato in passato dalla questione, e pur ammettendo il rischio di una deriva conservatrice, ha affermato, pure lui sulle pagine del Guardian: «Penso semplicemente che sia arrivato il momento per la Scozia di diventare una nazione indipendente. In realtà potremmo mostrare la via da intraprendere all'Inghilterra. L'Inghilterra sembra al momento un po' persa, ossessionata dall'immigrazione, ossessionata da un sentimento anti-europeo, tutte queste cose negative. Forse è semplicemente ora di staccarsi e fare le cose a modo nostro».

Da Moffat a McGee: quelli di A Night For Scotland

Tralasciando Sean Connery, da molti anni il più celebre testimonial per l'indipendenza, le voci degli aderenti ad A Night For Scotland si vanno a sommare a quelle di altri esponenti del mondo musicale come Aidan Moffat, ex Arab Strap, e Alan McGee, storico fondatore della Creation, etichetta discografica responsabile tra l'altro dell'esplosione del fenomeno Oasis («La Scozia dovrebbe avere maggiori poteri, dovrebbe essere più simile all'Irlanda, un rifugio celtico per artisti. Dovremmo rendere più facile l'esistenza alle persone, con facilitazioni fiscali per consentire non solo ai musicisti di vivere nel loro Paese»), e di altre celebri personalità del mondo della cultura e dell'arte come i romanzieri Alasdair Gray e Irvine Welsh (l'autore di Trainspotting).
«ANCHE QUESTO È UN ATTO CREATIVO». Tutti quanti citati sul sito del National Collective, associazione fondata nel 2011 a Edimburgo, con al momento circa 2 mila aderenti: «Supportiamo l'indipendenza per via dell'opportunità che può venire dall'atto creativo definitivo, creare una nuova nazione». Una realtà piuttosto agguerrita, visto che nell'aprile dello scorso anno si sono scontrati con una delle più grande compagnie petrolifere al mondo, la Vitol, e con il suo presidente Ian Taylor, uno dei principali sostenitori della campagna per il «no», denunciando pubblicamente la minaccia di una iniziativa legale da parte della compagnia nei loro confronti come tentativo di metterli a tacere.
«LA SCELTA PIÙ IMPORTANTE DELLA NOSTRA VITA». Gli organizzatori di A Night For Scotland sono comunque consapevoli del fatto che la loro iniziativa rappresenta un semplice tassello all'interno di qualcosa di più grande, di cui è difficile prevedere l'esito. Tommy Sheppard, il principale organizzatore dell'evento, ha dichiarato: «La campagna per il 'sì' ha liberato una tremenda energia creativa e ora un piccolo segmento della comunità artistica scozzese si raduna per prepararsi a innestare la marcia successiva, negli ultimi giorni prima che il popolo scozzese prenda la decisione più importante della propria vita».

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