CULTURA 10 Settembre Set 2014 1612 10 settembre 2014

U2, «Songs of Innocence» non fermerà il declino

Incapaci di evolversi. Nonostante i ripetuti tentativi di lifting. E le joint venture tecnologiche. Il quartetto è al capolinea.

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Mossa a sorpresa, ma solo fino a un certo punto ormai, quella di pubblicare un album gratuitamente in Rete (e su qualsiasi piattaforma tecnologica compatibile), senza troppi annunci. È quello che hanno fatto gli U2, rendendo disponibile a zero euro dal 9 settembre (e fino al 13 ottobre) agli utenti di iTunes il loro nuovo album Songs of Innocence (al quale dovrebbe seguire il gemello Songs of Experience).
Un annuncio fatto a Cupertino, in occasione dell'esibizione del gruppo per il lancio dell'iPhone 6. Bono, rivolto al chief executive di Apple Tim Cook, ha dichiarato con una certa enfasi: «Siamo il sangue che pulsa nelle tue macchine». Ad ascoltare l'album, a dire il vero, non si direbbe.
IL PROBLEMA DEGLI U2? È LA MUSICA. Sì, perché il vero problema degli U2 del dopo Pop - album del 1996 che chiudeva artisticamente un decennio davvero proficuo, nel quale gli irlandesi avevano saputo reinventarsi giocando con il loro profilo mediatico in un modo mai così eclettico, riuscendo a catturare lo spirito dei tempi in Achtung Baby, dichiarazione d'amore per la Berlino dell'immediato dopo-reunificazione tedesca e amplificando una ritrovata voglia di sperimentare con Zooropa, apice del sodalizio con Brian Eno - è la musica.
LA CARTA DELL'AUTOPARODIA. Dopo un disco piuttosto spento come All That You Can't Leave Behind (2000), Bono e soci giocavano la carta, più o meno dichiarata, dell'autoparodia, nelle intenzioni originarie un tentativo ancora più marcato di ritorno alle origini e al suono da stadio elaborato nel corso degli Anni 80. Già, perché, per i fan come per i detrattori, è impossibile anche a distanza di anni sottovalutare la portata di una musica che come poche altre – l'apice The Joshua Three del 1987 – aveva saputo convogliare in una forma lirica ed epica al contempo una spinta generazionale all'idealismo, progressivamente sempre più scalpitante in un contesto di edonismo diffuso, di quel decennio.
UN GRUPPO DI DINOSAURI. Il manifesto di questo tentativo di lifting, How to Dismantle the Atomic Bomb (2004), era un album che utilizzava il singolo Vertigo come ariete, ma al di là di muscoli posticci dell'antica poesia epica rimaneva ben poco. Il successivo No Line on the Horizon, del 2009, teneva un profilo più basso ma non toglieva l'impressione di avere di fronte un gruppo di dinosauri che cercava di mantenere la propria sfolgorante vetrina in bella vista all'interno del museo del rock.
PRIGIONIERI DELLA LORO STORIA. Nei cinque anni trascorsi, la band ha cercato di cambiare strada, ma l'impressione che si tratti ancora una volta di un restauro di superficie rimane. Songs of Experience, a lungo annunciato, è stato prodotto da Danger Mouse, uno che come pochi altri, da solo e in progetti come Gnarls Barkleys e Gorillaz, ha saputo definire il suono dell'ultimo decennio. Ma il connubio non sembra sufficiente a risollevare gli U2 da una aurea mediocrità, e soprattutto dall'idea che il quartetto sia ormai del tutto prigioniero della propria storia e dell'incapacità, o poca volontà, di uscirne.

Uno stile che rimanda a un trentennio fa

In Songs of Innocence c'è la dedica allo scomparso Joe Ramone, The Miracle, dove la mano di Mouse si sente nella fitta trama ritmica, ma è la costruzione stessa del brano a sfruttare fino a esaurimento il luogo comune della ballata rock. Un tema che viene ripreso in Every Breaking Wave, con improvvise esplosioni di pathos e il suono stoppato delle chitarre che rimanda a un trentennio fa, mentre non sono sufficienti gli inserti di archi a vivacizzare California.
IL DISCO MANCA DI ENERGIA. Troppo forte poi il senso di autocitazione che si respira nella enfaticamente inconcludente Song for Someone. I falsetti e riff di Volcano innestano improvvisa velocità, ma non è sufficiente a imprimere al disco una energia che non è più nelle corde dei suoi artefici.
Sleep Like a Baby Tonight cerca di proporre scenari inediti, mettendo nel calderone un po' di elettronica, ma poi si torna ai muscoli Anni 80 riportati in vita senza troppa fantasia in This Is Where You Can Reach Me Now.
UN BRAND FORTE E POCO ALTRO. Non si tratta di un lavoro del tutto disprezzabile, ma il divario tra il contesto ipertecnologico nel quale queste canzoni si manifestano al mondo e il loro stanco voler smerciare afflati di contemporaneità posticcia è palpabile. Quel che è certo è che il brand U2 è ancora fortissimo, ragion per cui Apple ha pensato bene di sfruttarne le potenzialità globali. Una mossa scaltra e geniale, per di più in un mondo musicale afflitto, per dirla alla Simon Reynolds, da retromania, dove marchi consolidati e ripescaggi da passati più o meno recenti la fanno da padrone, e la novità e la freschezza non sono sempre moneta comune. Questo a prescindere dalle modalità sempre più liquide con cui si usufruisce di una musica sempre meno vincolata a vecchi schemi mercantili in procinto di scomparire, quando non già morti e sepolti.
BONO IL BENEFATTORE. Ultimamente si è cercato, non senza ragioni, di demolire la mitologia che circonda Bono, uno che anche nell'epoca d'oro del quasi illimitato consenso critico ha sempre manifestato una attitudine da predicatore e che col tempo ha semplicemente alzato la posta, vendendosi come sorta di messia in grado di mettere una buona parola presso i potenti quando occorreva ad esempio salvare i Paesi poveri dal debito estero, ma si tratta di un errore di prospettiva. Il vero campo in cui gli U2 di oggi, che in quanto a retorica non sono poi così peggiorati rispetto agli Anni 80, sono attaccabili o criticabili, è quello strettamente musicale, visto oltretutto che, dal punto di vista imprenditoriale, non hanno mai sbagliato una mossa, e anche questa joint venture rappresenterà un successo senza precedenti.
VEICOLO NUOVO, CONTENUTO OBSOLETO. Quello su cui ci si dovrebbe interrogare, insomma, non è l'insincerità della loro maschera pubblica, quanto il loro tentativo di portare in giro, e vendere per buono, il simulacro di qualcosa che è di fatto l'ologramma di un passato trasformato in luogo comune. Il fatto che l'avanguardia tecnologica si presti a essere il veicolo di qualcosa di sostanzialmente obsoleto e fuori tempo dovrebbe innescare una serie di profonde riflessioni su modernità e fruizione musicale.

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