CULTURA 11 Settembre Set 2014 0600 11 settembre 2014

Film novità 2014, da «The Look of Silence» a «The Giver»

Nelle sale la pellicola che ha stregato Venezia. L'esordio di Zoro. E il documentario Everyday Rebellion.

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Dopo la consegna dei premi ufficiali della 71esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nelle sale italiane arrivano alcuni dei titoli presentati in anteprima durante il festival appena conclusosi: dall'imperdibile documentario The Look of Silence, a cui è stato attribuito il Gran Premio della Giuria, agli italiani Arance e Martello, I nostri ragazzi, La zuppa del demonio e Senza nessuna pietà.
L'offerta settimanale nelle sale è tuttavia molto variegata per generi e atmosfere, per incontrare le preferenze del potenziale pubblico e delle sue aspettative.
FIRTH IMPRESSIONA IN THE RAILWAY MAN. Gli amanti delle commedie leggere potranno infatti scegliere tra il francese Barbecue, racconto collettivo di una vacanza tra amici 50enni, e l'irriverente Sex Tape – Finiti in rete, in cui la coppia interpretata da Cameron Diaz e Jason Segel deve affrontare le conseguenze di una notte di passione immortalata in un video amatoriale.
Chi preferisce invece una storia vera a sfumature storiche potrà invece scegliere il drammatico Le due vie del destino – The Railway Man, sostenuto da un'ottima performance di Colin Firth.
VINODENTRO, UN GIALLO ATIPICO. Spazio poi all'horror di Necropolis – La città dei morti, e all'interessante mondo distopico di The Giver – Il mondo di Jonas, il più recente adattamento per il grande schermo di una saga young adult.
Particolare per struttura e ambientazione, Vinodentro si addentra nel mondo dei prodotti vinicoli con un giallo atipico, mentre l'ultima proposta del week-end è il documentario Everyday rebellion – L'arte di cambiare il mondo.

Arance e martello, l'esordio di Zoro

L'autore e conduttore di Gazebo, Diego Bianchi, ovvero Zoro, debutta al cinema con la commedia a sfondo sociale Arance e Martello.
Gli eventi si svolgono nel quartiere di San Giovanni a Roma, nella calda estate del 2011. A scatenare una protesta e un'occupazione, che richiederà anche il coinvolgimento del sindaco, è la notizia che l'amministrazione locale ha deciso di chiudere il mercato della zona. I commercianti cercano così l'aiuto dei membri della sezione locale del Pd, ma la tensione salirà fino a un'infuocata svolta.
Ispirandosi a Fà la cosa giusta di Spike Lee, l'esordio di Bianchi prova a mostrare la variegata situazione, politica e razziale, di un angolo di Roma, anche grazie all'ironico confronto tra generazioni diverse, animate da ideologie e obiettivi molto differenti.
RITMO RAPIDO. L'espediente dell'aspirante giornalista che vuole realizzare un documentario sul mercato non viene sviluppato narrativamente in modo coerente, alternando fin troppo le immagini riprese da Diego con quelle più tradizionali e, inoltre, i ritratti stereotipati dei vari personaggi non aiutano a far apparire il progetto come qualcosa in più rispetto a una semplice commedia senza troppe pretese.
La simpatia degli interpreti e il ritmo rapido che contraddistingue Arance e martello riescono però a far dimenticare in più punti l'esasperazione di situazioni e idee, trascinando verso un finale che condanna, e al tempo stesso giustifica, ogni schieramento politico e approccio alla vita. Simpatico.

Regia: Diego Bianchi; genere: commedia (Italia, 2014); attori: Diego Bianchi, Ilaria Spada, Antonella Attili, Giorgio Tirabassi, Giulia Mancini, Lorena Cesarini.

Barbecue, commedia francese sullo scorrere del tempo

Nella commedia francese Barbecue sono la buona cucina e la bellezza dei paesaggi francesi a fare da sfondo a un racconto corale ben equilibrato e leggero, nonostante le tematiche affrontate siano più serie del previsto.
Dopo aver avuto un problema cardiaco, il 50enne Antoine (Lambert Wilson) decide che è giunto il momento di cambiare stile di vita, convincendo anche i suoi migliori amici a trascorrere insieme una vacanza di due settimane a Cévennes. Passare del tempo insieme, molto spesso seduti intorno un tavolo a bere sangria o impegnati a fare un barbecue, permette di far emergere segreti e problemi esistenti nella vita privata di ogni membro del gruppo, rischiando forse di spezzare il legame che lo ha reso unito nel corso degli anni o, al contrario, rafforzandolo.
OSTACOLI ECONOMICI E NON SOLO. Il film diretto da Eric Lavaine è un piacevole ritratto di donne e uomini alle prese con lo scorrere del tempo e l'inevitabile presenza di ostacoli, economici ma non solo, sul proprio cammino. I problemi di salute del protagonista, interpretato con bravura da Lambert Wilson, sono infatti solo un punto di partenza per avvicinarsi maggiormente a ogni personaggio, unendo i diversi elementi personali in un puzzle collettivo ben costruito durante la stesura della sceneggiatura. Dramma e ironia si mescolano con efficacia in Barbecue che, pur non basandosi su uno spunto o uno svolgimento particolarmente originali, lascia soddisfatti grazie alla capacità di mantenere scorrevole il ritmo e il tentativo di non allontanarsi troppo dalla quotidianità. Soddisfacente.

Regia: Eric Lavaine; genere: commedia (Francia, 2014); attori: Lambert Wilson, Franck Dubosc, Florence Foresti, Guillaume De Tonquedec, Lionel Abelanski.

Everyday Rebellion, persone che cambiano il mondo

Il documentario Everyday Rebellion fa parte di un progetto cross mediale che unisce il mondo del cinema, il settore digitale e la realtà dei social media per raccontare le storie di chi protesta in modo creativo, e non violento, per cercare di cambiare il mondo.
Celebrando la scelta di manifestare in modo pacifico, i registi Arash e Arman Riahi offrono un ritratto internazionale di chi si sta impegnando in Egitto, Iran, Ucraina, Russia, Spagna, Stati Uniti, e in molti altri angoli del Pianeta, per migliorare la società contemporanea.
DA OCCUPY WALL STREET A FEMEN. Gli esempi delle diverse modalità di coinvolgimento, tra cui anche movimenti come Occupy Wall Street e Femen, offrono diversi spunti di riflessione e un ritratto dettagliato, anche se non del tutto esaustivo, delle azioni intraprese per ottenere l'attenzione politica e mediatica in molte nazioni.
Pur non possedendo la forza di stimolare a impegnarsi in modo attivo per le cause narrate, Everyday Rebellion - L'arte di cambiare il mondo è un buon contenitore di stralci di vita quotidiana e di problematiche da ricordare e non dimenticare per essere informati sulle problematiche che ci circondano. Impegnato.

Regia: Arash T. Riahi, Arman T. Riahi; genere: documentario (Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Austria, Ucraina, 2013).

Dramma familiare ne I nostri ragazzi

Dopo La bella gente e Gli equilibristi, il regista Ivano De Matteo propone sul grande schermo il dramma di due famiglie che reagiranno in modo diverso a un evento sconvolgente e inaspettato.
Paolo (Luigi Lo Cascio) è un pediatra sposato con Clara (Giovanna Mezzogiorno), e padre dell'adolescente Michele (Jacopo Olmo Antinori). Lo stile di vita della sua famiglia è molto più semplice e caloroso rispetto a quello esistente nella casa di suo fratello Massimo (Alessandro Gassman), un avvocato di successo, coniugato con Sofia (Barbora Bobulova), che cresce sua figlia Benedetta (Rosabell Laurenti Sellers), forse apparentemente con meno affetto ma concedendole tutto quello di cui ha bisogno. L'instabile equilibrio esistente tra i due fratelli rischia definitivamente di spezzarsi quando Benedetta e Michele compiono un gesto ingiustificato e violento, cinicamente inconsapevoli della gravità di quanto accaduto.
UN FINALE INASPETTATO. La bravura dell'intero cast sostiene il film con grande forza riuscendo ad attribuire sfumature a due ritratti familiari delineati sulla carta in modo troppo netto nella contrapposizione tra i diversi personaggi. I nostri ragazzi, tuttavia, riesce a superare questa iniziale divisione senza punti di contatto nel mostrare i comportamenti di genitori e figli nell'affrontare la freddezza quasi spietata che contraddistingue due adolescenti 'normali', in grado di passare dalla dolcezza nei confronti della sorellina al glaciale opportunismo emerso nel cercare l'aiuto di Massimo. Pur esasperando alcune situazioni, come la tenace difesa del proprio figlio da parte del personaggio interpretato da Giovanna Mezzogiorno, il film di De Matteo non cade nell'errore di dare spiegazioni troppo elaborate o di prendere posizioni ferme, e sorprende con un finale inaspettato seppur sopra le righe. L'ottima colonna sonora e il ritmo sostenuto rendono I nostri ragazzi un lungometraggio interessante e coinvolgente, che spinge a riflettere e interrogarsi. Spiazzante.

Regia: Ivano De Matteo; genere: drammatico (Italia, 2014); attori: Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers, Jacopo Olmo Antinori.

La zuppa del demonio, l'importanza del documentario

L'opera di Davide Ferrario, il cui titolo cita un testo di Dino Buzzati, ripercorre l'importanza dei documentari d'impresa realizzati durante lo sviluppo industriale del Novecento.
La storia italiana e il passaggio da un'economia basata sull'agricoltura a quella industriale vengono narrati tramite il montaggio di molte sequenze tratte dai filmati prodotti da numerose aziende per diffondere la propria immagine e promuovere i valori alla base dell'idea del lavoro che ha sostenuto le loro attività.
PREGI E DIFETTI DEL SECOLO SCORSO. I commenti di autori e intellettuali e le immagini del passato ripercorrono così pagine significative della nostra nazione che hanno tuttora ripercussioni sulla società italiana, come nel caso dell'Ilva di Taranto.
L'approccio a quanto accaduto, sospeso tra una lode dello spirito propositivo ed energico e una critica alla poca consapevolezza dei rischi e degli effetti a lungo termine, si mantiene costante durante tutto il documentario ben costruito da Ferrario che, con La zuppa del demonio, permette di rivolgere lo sguardo al secolo scorso per coglierne pregi e difetti, senza troppa retorica. Affascinante.

Regia: Davide Ferrario; genere: documentario (Italia, 2014).

The Railway Man, la forza del perdono

Un colpo di fulmine a bordo di un treno sembra il perfetto incipit per una storia romantica, ma in Le due vie del destino - The Railway Man diventa invece il punto di partenza per un intenso racconto di ferite non rimarginabili e sulla forza del perdono.
Eric Lomax (Colin Firth) è un ex ufficiale inglese che, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato torturato dai giapponesi. Patti (Nicole Kidman), sua moglie, decide di aiutarlo a superare il trauma, mentre il marito si convince che sia giunto il momento di cercare il suo carnefice e avere la propria vendetta.
L'ALTERNANZA TRA PRESENTE E PASSATO. La storia vera di Lomax, nelle mani del regista Jonathan Teplitzky, ha il merito di svelare solo progressivamente l'orrore vissuto dal militare, permettendo a Jeremy Irvine, interprete della versione giovane di Eric, di mostrare la natura dei propri ricordi, di cui si mostrano gli effetti collaterali con grande drammaticità grazie alla bravura di Firth, attore il cui talento rende indimenticabile il confronto diretto con l'autore delle torture.
La struttura che alterna passato e presente, pur risultando un po' ripetitiva, costruisce bene la base della storia la cui intensità conduce, con una grande carica emotiva, fino a un finale soddisfacente e catartico. Emozionante.

Regia: Jonathan Teplitzky; genere: drammatico (Regno Unito, Australia, 2013); attori: Nicole Kidman, Colin Firth, Jeremy Irvine, Stellan Skarsgård, Hiroyuki Sanada, James Fraser.

Necropolis, un horror tra le catacombe

Sfruttando ancora una volta l'espediente dei filmati realizzati dai protagonisti e ritrovati dopo gli eventi immortalati nei video, Necropolis - La città dei morti prova a offrire un'esperienza all'insegna di un'atmosfera ricca di brividi e quasi claustrofobica.
Sotto le strade di Parigi si trovano chilometri di catacombe; Scarlett (Perdita Weeks), George (Ben Feldman), Benji (Edwin Hodge), Papillon (Francois Civil), Souxie (Marion Lambert) e Zed (Ali Marhyar), ne esplorano i cunicoli alla ricerca di un tesoro nascosto, ma si imbattono in quella che potrebbe essere l'entrata a un mondo infernale.
Pur possedendo delle caratteristiche originali, Necropolis - La città dei morti non si discosta troppo da altri progetti analoghi e l'elemento curioso di poter addentrarsi nei sotterranei di una città misteriosa e affascinante come la capitale francese non basta a sostenere un lungometraggo infarcito del consueto numero di fantasmi ed elementi potenzialmente paurosi.
FOTOGRAFIA BEN CURATA. Il cast, pur non essendo particolarmente famoso, si distreggia bene con una sceneggiatura esile e fin troppo costruita ispirandosi al mondo dei videogiochi, di cui rispecchia un po' anche la struttura, pur cercando di offrire un po' di introspezione psicologica priva però di spessore.
La regia e la fotografia sono curate bene ma il finale poco soddisfacente penalizza ulteriormente Necropolis - La città dei morti, che appare troppo confuso per riuscire a ottenere il suo obiettivo. Claustrofobico.

Regia: John Erick Dowdle; genere: horror (Usa, 2014); attori: Ben Feldman, Edwin Hodge, Perdita Weeks, Ali Marhyar, Roger Van Hool.

Senza nessuna pietà, noir in salsa romana

Michele Alhaique, già attore e autore di qualche cortometraggio, esordisce alla regia di un noir con Senza nessuna pietà, un lungometraggio che prova a mostrare la periferia romana da una prospettiva tagliente.
Mimmo (Pierfrancesco Favino) è un uomo taciturno, nipote del criminale Santilli (Ninetto Davoli), per cui riscuote anche i crediti concessi a imprenditori in crisi nella zona. Mimmo, tuttavia, inizia a vivere con sofferenza la sua situazione, preferendo il lavoro di costruttore edile a quello impostogli dalla sua famiglia. La possibilità di cambiare vita si presenta con l'entrata in scena di Tania (Greta Scarano), una giovane destinata a diventare amante di suo cugino Manuel (Adriano Giannini).
UN ECCESSO DI VIOLENZA. Il film segue da vicino il personaggio di Mimmo, sfruttando in questo modo la bravura di Pierfrancesco Favino, ma fatica più del dovuto a trovare una propria personalità che lo allontani da altri lungometraggi dalle atmosfere e dalle ambientazioni simili. La violenza, soprattutto nella parte finale, diventa quasi eccessiva e ingiustificata e mette in secondo piano delle istantanee interessanti che immortalano la realtà contemporanea, tra immigrati che vivono tra le baracche di Ostia e una sessualità sfruttata per ottenere i propri scopi. Alhaique sa gestire senza difficoltà i suoi interpreti ma alcune incertezze stilistiche limitano un po' il buon risultato finale che, pur possedendo un look del respiro internazionale, appare troppo articolato per riuscire a svilupparsi in modo scorrevole e naturale. Senza nessuna pietà, tuttavia, è un progetto ambizioso che evidenzia il potenziale del suo realizzatore, anche grazie all'impegno del cast. Promettente.

Regia: Michele Alhaique; genere: drammatico (Italia, 2014); attori: Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Claudio Gioè, Adriano Giannini, Ninetto Davoli.

Sex Tape, passione in Rete

Non basta il talento comico di Cameron Diaz e Jason Segel a rendere Sex Tape - Finiti in rete qualcosa in più rispetto a una banale commedia fintamente scandalosa.
Jay (Jason Segel) e Annie (Cameron Diaz) si sono incontrati al college e tra di loro è scoppiata subito la passione, svanita poi progressivamente dopo essersi sposati, aver dato alla luce due figli, e aver iniziato a lavorare. Annie, autrice di un blog popolare in cui condivide la sua vita di giovane madre, vorrebbe far scoccare nuovamente la scintilla e, con la scusa di festeggiare un probabile contratto a molti zeri, organizza una serata speciale che sembra diventare un disastro fino a quando la coppia decide di riprendere la loro notte di sesso. Il filmato, però, viene accidentalmente condiviso con tutti gli iPad che Jay ha regalato ad amici e vicini, e marito e moglie faranno di tutto pur di non far diffondere quel video molto personale.
TRAMA ALL'INSEGNA DELLA MORALE. Pur avendo i suoi momenti divertenti, Sex Tape - Finiti in rete diluisce il potenziale trasgressivo in una trama all'insegna dei buoni sentimenti e della morale. I due protagonisti hanno un ottimo feeling e alcune sequenze strappano delle risate grazie alle disavventure vissute durante la missione della coppia, dalla lotta di Segel con un temibile cane da guardia al tentativo di distruggere i server di YouPorn, ma il risultato è una commedia stereotipata e dalle svolte fin troppo prevedibili che possiede forse l'unico merito di non durare troppo. La simpatia di Cameron Diaz e Jason Segel evita al film diretto da Jake Kasdan di affondare nell'inutilità, ma purtroppo non di risultare insoddisfacente. Banale.

Regia: Jake Kasdan; genere: commedia (Usa, 2014); attori: Cameron Diaz, Jason Segel, Rob Lowe, Rob Corddry, Ellie Kemper.

The Giver, le emozioni prima di tutto

In un panorama cinematografico in cui i romanzi young adult ormai rappresentano una delle fonti d'ispirazione più utilizzate nella produzione di nuovi progetti, The Giver - Il mondo di Jonas cerca di offrire un pizzico di originalità in più rispetto alle tante visioni distopiche del futuro ormai raccontate sul grande schermo.
La storia è infatti ambientata in un mondo in cui un'unica persona ha il compito di custodire i ricordi dell'umanità, vietati a tutti gli altri membri della comunità. Jonas (Brenton Thwaites), dopo l'incontro con The Giver (Jeff Bridges), vive quindi sensazioni ed esperienze che nessun altro ha modo di provare: dall'amore al dolore, dai colori alla violenza, scoprendo così anche il segreto della società in cui è cresciuto.
Il film diretto da Phillip Noyce, pur avendo numerosi difetti e perdendo di intensità nella sua seconda parte, riesce tuttavia ad affrontare in modo interessante tematiche importanti come la libertà individuale e il valore della memoria. La realtà creata nel romanzo di Lois Lowry e poi portata nei cinema, come accaduto con Divergent, celebra infatti l'importanza del non diventare schiavi di regole pressanti e di un presunto ordine in grado di sopprimere ogni emozione in nome di una presunta armonia e pace.
JEFF BRIDGES SVETTA. Le immagini in bianco e nero lasciano progressivamente spazio sullo schermo ai colori intensi e vividi, anche nei momenti più drammatici, che vengono trasmessi al Custode delle Memorie dell'Umanità. Le sequenze in cui si evidenzia quello che la società ha voluto dimenticare possiedono un indubbio fascino, nonostante il lungometraggio sia poco plausibile in alcuni passaggi, come l'effettivo controllo sui cittadini.
Nonostante la presenza della pluripremiata Meryl Streep, è Jeff Bridges a regalare l'interpretazione più convincente, mentre Katie Holmes e Alexander Skarsgård appaiono fin troppo monoespressivi nei loro ruoli. I giovani Brenton Thwaites e Odeya Rush (Fiona), sostengono bene il peso della narrazione necessario a far procedere la trama e, se il finale fosse stato meno affrettato e approssimativo, The Giver - Il mondo di Jonas sarebbe riuscito a raggiungere un livello più alto, grazie alla suggestiva realizzazione visiva. L'adattamento cinematografico del romanzo è, invece, eccessivamente debole nella costruzione del climax conclusivo che, invece che rappresentare il momento più alto del film, ne è piuttosto il punto debole. Altalenante.

Regia: Phillip Noyce; genere: drammatico (Usa, 2014); attori: Brenton Thwaites, Jeff Bridges, Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Katie Holmes.

The Look of Silence, alla ricerca della verità

Il regista Joshua Oppenheimer ritorna a parlare del genocidio indonesiano, dopo The Act of Killing - L'atto di uccidere, con il nuovo documentario The Look of Silence. La telecamera segue Adi, un uomo che non ha mai conosciuto suo fratello, ucciso in modo brutale dai membri del Komando Aksi durante l'eccidio di Silk River. Adi cercherà la verità su quanto accaduto, ascoltando le testimonianze degli assassini e incontrando le loro famiglie.
Oppenheimer ha scelto un approccio molto diverso rispetto a The Act of Killing, in cui gli eventi venivano ricreati in modo creativo ed elaborato, utilizzando in questa nuova opera una struttura più semplice e lineare che enfatizza forse ancora di più l'orrore di quanto accaduto e i tentativi di dimenticarlo, contrapposto con la necessità di sapere o di condividere la propria esperienza, seppur orribile. La professione di Adi, un oculista che compie visite a domicilio, funziona inoltre ottimamente come metafora della cecità che circonda le pagine più terribili della storia di una nazione.
NESSUNO SPAZIO PER LA REDENZIONE. L'estrema pacatezza di Adi, nonostante le ricostruzioni aghiaccianti dell'uccisione del fratello, si contrappone in modo silenziosamente deciso all'efferatezza di quanto avvenuto e alle giustificazioni, a volte persino sovrannaturali (come la convinzione che bere il sangue delle proprie vittime aiutasse a non impazzire) dei killer. Le rivelazioni emerse durante la ricerca della verità sulla morte di Ramli non possono lasciare indifferenti e spingono a riflettere sulla capacità della mente umana di separare realtà e finzione, nascondendo nelle pieghe della propria memoria le azioni più terribili commesse pur di continuare a sopravvivere la propria esistenza. In The Look of Silence non sembra esserci spazio per alcun tipo di redenzione, nonostante sia dato spazio alla richiesta di un perdono tardivo da parte di una figlia delle vittime, ma il messaggio del documentario viene ugualmente trasmesso con grande forza ed emozione, risultando maggiormente pacato rispetto all'opera precedente di Oppenheimer, di cui è un'interessante integrazione. Emozionante.

Regia: Joshua Oppenheimer; genere: documentario (Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Indonesia, 2014).

Vinodentro, il giallo in un bicchiere

Vinodentro, il film diretto da Ferdinando Vincentini Orgnani, è giallo sullo sfondo della passione per i prodotti vinicoli.
Il protagonista è il sommelier Giovanni Cuttin (Vincenzo Amato) che, dopo la morte della moglie, viene accusato di omicidio a causa della presenza delle sue impronte digitali sulla scena del crimine. Il commissario di polizia Sanfelice (Pietro Sermonti) è convinto della sua colpevolezza ma ne ascolta ugualmente il racconto, in cui Giovanni ripercorre il suo incontro con un'affascinante sconosciuta (Daniela Virgilio) e con il misterioso Professore (Lambert Wilson).
UNA STRUTTURA ORIGINALE. L'originale struttura, che mescola generi e atmosfere che passano dalla commedia al noir, sostiene il lungo flashback che funge da colonna portante di un film dalla sceneggiatura confusa e incerta che non aiuta a mettere in secondo piano le difficoltà del regista nel mantenere il controllo sulla sua opera.
Nonostante la trama riesca a incuriosire, le tante citazioni cinematografiche e le interpretazioni sottotono appesantiscono Vinodentro rendendolo un po' indigesto e non facilmente comprensibile, pur possedendo dei momenti piacevoli e affascinanti. Complicato.

Regia: Ferdinando Vincentini Orgnani; genere: drammatico (Italia, 2013); attori: Vincenzo Amato, Giovanna Mezzogiorno, Pietro Sermonti, Lambert Wilson, Daniela Virgilio.

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