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INTERVISTA 13 Settembre Set 2014 1706 13 settembre 2014

Saimir Kristo: «L'Europa impari dall'Albania»

Il Paese sta rinascendo. E ora vuole entrare in Ue.

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da Tirana

La Polis University si trova alla periferia di Tirana o, per usare le parole di Saimir Kristo, docente presso la facoltà di Architettura e Design, «al centro di 'Durana'».
Una città che oggi non esiste ma che tra 20, 30 anni potrà unire Durazzo e Tirana in una nuova area urbana.
Un'università dunque che è oggi in periferia, come l'Albania per l'Europa, ma che punta, come il suo Paese, a mettersi al centro del futuro.
TANTA DISOCCUPAZIONE, MA L'ECONOMIA CRESCE. Dal 27 giugno l’Albania è ufficialmente candidata all’ingresso in Unione Europea. Un traguardo importante e un nuovo punto di partenza: per entrare nell’Ue, Bruxelles ha indicato le priorità chiave su cui il governo social-democratico dovrà intensificare i suoi sforzi nell’arco dei prossimi anni.
Gli impegni riguardano in particolare le riforme della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, la lotta al crimine organizzato e alla corruzione, la protezione dei Diritti umani e la tutela delle minoranze.
Una sfida che la popolazione ha accolto con la speranza di vedere un miglioramento della propria condizione. I salari medi, infatti, sono poco più di 300 euro mensili, la disoccupazione è del 17%, una percentuale che arriva al 33,5% per i giovani. È per questo che il sogno di un futuro migliore all’estero è ancora forte per molti ragazzi.
Con un prodotto interno loro (Pil) che la Banca Mondiale prevede del +2,1% per il 2014, il primo ministro Edi Rama è fiducioso sul futuro del Paese.
AUMENTANO INVESTIMENTI STRANIERI E TURISTI. Nella prima conferenza stampa dopo il periodo di vacanze, Rama ha dichiarato che l’economia sta crescendo, grazie anche ad un aumento del 12,8% di investimenti stranieri. Un dato positivo arriva anche dal settore turistico: quest’anno l’Albania ha registrato più di un milione di visitatori (+14% rispetto al 2013).
Anche sulla criminalità i dati sono incoraggianti: il premier ha dichiarato che, rispetto all’anno precedente, i furti sono diminuiti del 75% e gli omicidi del 30%.
Un Paese con ancora molti passi da fare, ma che negli ultimi tempi sta quindi dimostrando di voler investire su se stesso e di scommettere sul suo nuovo futuro europeo.
Non da ultimo, nel campo culturale.
VERSO LA TIRANA ARCHITECTURE WEEK. È proprio negli spazi della Polis University, in quello che fu un magazzino riprogettato come polo universitario dagli studenti stessi, che Saimir Kristo ci racconta come dal 15 settembre al 12 ottobre, attraverso l'evento biennale Tirana Architecture Week, l'architettura diventa l'occasione di immaginare la capitale proiettata in Europa, il futuro di un Paese nel pieno dell'European Dream, ma non solo.
L'Albania, chiusa al mondo da quasi mezzo secolo di regime isolazionista, ha visto spesso trasformare lo “spazio per tutti” in “spazio per i propri affari” dove il laissez faire era giustificato dalla necessità della transizione a una società capitalistica, con degli effetti devastanti.
Ma il Paese, in questo contesto, ha saputo anche mettere in moto un'energia e creatività che hanno qualcosa da insegnare ai vicini europei.

Saimir Kristo, docente presso la facoltà di Architettura e Design (foto di Ilaria Brusadelli e Marco Besana).

DOMANDA: L'Albania è stata al centro della cronaca europea alla fine degli Anni 90 per poi sparire. Nel frattempo, quasi senza che il mondo se ne accorgesse, è diventata uno Stato candidato all'ingresso in Europa. Cos'è cambiato in questi anni?
R. È cambiato tutto, l'Albania è cresciuta sotto molti aspetti della società: dalle infrastrutture all'istruzione, anche se c'è ancora molto da fare. È vero, ora siamo “candidati” ed è un grande possibilità, ma l'Albania è da sempre parte dell'Europa e non solo per questioni geografiche, ma anche per cultura e aspetti della vita di ogni giorno.
D. Quindi qual è l'importanza di questo passo?
R. Non tanto essere parte dell'Europa formalmente, quanto vedere riconosciuta questa condivisione di valori. Non solo, è una grande spinta per migliorare e credo che siamo sulla strada giusta, con tante iniziative che già portano un respiro europeo in Albania e un respiro albanese in Europa.
D. Come per esempio la Tirana Architecture Week...
R. Esatto, questa è una delle iniziative della nostra università di stampo internazionale. Abbiamo alle spalle collaborazioni con università tedesche e italiane e, tra i miei colleghi, ci sono ben sei italiani.
Lo stretto legame con altre università e questo tipo di iniziative permettono agli studenti di essere già protagonisti della cultura europea. La Taw, inoltre, va oltre a ciò perché coinvolge tutta la cittadinanza, non soltanto il mondo universitario.
D. E cosa può insegnare l'esperienza albanese all'Europa?
R. Non dimentichiamo che Tirana è campionessa in fatto di esperimenti e creatività. Al momento gli europei sono stanchi della rigidità di società “sovraregolamentate”. In Albania le istituzioni hanno ancora dei passi da fare e, in questa mancanza, molto è lasciato alle comunità, alle persone. Da questa situazione complessa, sono nati esperimenti e proposte che, forse, possono anche insegnare qualcosa all'Europa.
D. Ci può fare qualche esempio?
R. Uno su tutti: il primo ministro Edi Rama all'inizio del Millennio era sindaco di Tirana, una città grigia e senza risorse economiche. Per cambiarne l'immagine ha chiamato pittori albanesi e internazionali che hanno trasformato le grigie facciate di stile comunista in una 'tela': i colori hanno ridato luce ai palazzi e vivacità alla città. Abbiamo una grossa, e spesso pesante, eredità storica con cui fare i conti. La nostra idea è che non debba essere cancellata, ma mantenuta e rinnovata.
D. In una recente conferenza stampa, Edi Rama ha detto che nell’ultimo anno il turismo in Albania è cresciuto del 14%, cosa offre Tirana a un turista e su cosa deve lavorare per diventare la capitale di un Paese turistico?
R. Ci sono tante cose interessanti a Tirana, dal Boulevard al centro della città – i nostri Champs Élysées – agli originali bar che animano il quartiere Blloku. Lo skyline però ha perso il suo carattere, dobbiamo lavorare sulla silhouette della città. In passato era molto romantico l'abbraccio delle montagne che la circondano. Ora non è più così, ed è giusto riflettere su come rendere Tirana non solo una metropoli, ma una città in cui sia bello vivere.
D. Il tema infatti quest'anno è Envisioning the future city...
R. Sì nella prima edizione della Taw abbiamo parlato di come riappropriarci della città e usarla meglio. Abbiamo puntato su un effetto dirompente, quasi provocatorio che chiamasse la città a parlare di se stessa partendo dall'architettura.
D. Quali saranno le novità?
R. Quest'anno l'obiettivo è ancora più ambizioso: condividere e creare la vision della città con cui affacciarci all'Europa... come ci immaginiamo Tirana tra 20, 30 anni? Quali sono i valori che devono guidare i progetti urbani? Quale dev'essere il nostro “progetto a lungo termine”? A queste domande cerchiamo di rispondere con un nuovo progetto culturale, in cui tutta la cittadinanza è chiamata a dare il suo contributo.

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