CULTURE 5 Ottobre Ott 2014 0829 05 ottobre 2014

Napoli, la cazzimma perduta

Furbizia. Cattiveria. Destrezza. La città ha smarrito la sua virtù. E soffre.

  • ...

Il dibattito ferve. Nei salotti che contano, dentro e fuori delle sedi istituzionali, nelle case e nei vicoli, nell’anima di una classe dirigente che - secondo molti - non sa più come diavolo si possa uscire da un decadimento che appare indomabile.
CAZZIMMA, CHI L'HA VISTA? Sotto accusa, più che i mancati finanziamenti del governo alle grandi opere, c’è proprio lei, la cosiddetta Grande Assente (o presunta tale). Sì, insomma: la cazzimma. Nel dibattito che furoreggia in questi giorni sono in molti a essersi convinti che Napoli sia ancor di più nei guai perché è venuta a mancare la “virtù” numero uno che da secoli ha connotato, nel bene e nel male, il modo di agire di chi comanda.
«Di cazzimma», ricorda chi ne conserva memoria, «ne avevano in corpo fino alla nausea Paolo Cirino Pomicino, Giulio Di Donato, Francesco De Lorenzo, cioè i tre parlamentari-vicerè che negli Anni 90 dominavano a Napoli ed erano in grado di far pervenire vagonate di milioni che servivano a finanziare opere pubbliche e a spartirsi l’appetito bottino».
LAURO, IL COMANDANTE-SINDACO. Ma cazzimmoso, cioè dotato in abbondanza della agognata virtù, era - ancor prima di loro - Achille Lauro, il comandante-sindaco che distribuiva pacchi di pasta e scarpe sinistre prima del voto e faceva di corsa i giri di campo col fazzoletto sventolante per ingraziarsi i tifosi.
Ricco di capacità «aritmetiche» (e di vivacissima cazzimma) era il professor Ferdinando Ventriglia, che da patron del munifico Banco di Napoli sapeva moltiplicare i soldi in cassa saziando le suppliche di buoni e cattivi.
UNA CITTÀ INGUAIATA. Oggi, secondo i pessimisti, di autentica cazzimma a Napoli non si intravede un granché: né in quelli che comandano (o dovrebbero farlo), né in coloro che ubbidiscono (e non sanno più come arrangiarsi). Perciò, pensano in molti, «Napoli non è mai stata così inguaiata come adesso».

I superstiti: da Servillo a de Laurentiis

Toni Servillo.


Rimpianti, nostalgie, evocazioni del bel tempo che fu. Eppure, non tutti si dicono sicuri che davvero di cazzimma non si riscontri più traccia fra gli attuali potenti di Napoli. C’è chi fa notare che uno come Toni Servillo, attore premiatissimo ma dal carattere scorbutico, ne abbia fornito ampia e convincente prova. Per esempio, quando - convinto di essere a microfono spento - ha preso a parolacce una giornalista di RaiNews che gli aveva posto una domanda sgradita.
GLI AFFARI DEL NAPOLI. Per altri, Aurelio de Laurentiis, produttore cinematografico e patron della squadra di calcio, sta offrendo testimonianza di inequivocabile cazzimma dirottando, per esempio, i guadagni incassati (grazie ai tifosi) con il pallone sui bilanci traballanti della società che produce i suoi film.
E assai cazzimmoso si sarebbe dimostrato anche quando, a fine estate 2014, ha aspettato l’eliminazione del Napoli in Champion’s League prima di decidersi ad acquistare in giro qualche giocatorino da sbandierare come top player.
Per i tifosi, invece, tra le cause principali dell’affanno con cui la squadra ha iniziato il campionato c’è di sicuro l’aver smarrito «quella sfrontata e trionfante cazzimma che l’anno scorso fece vincere un sacco di partite all’ultimo minuto».
SEPE SI DIFENDE. Di cazzimma - secondo altri - è permeato il comportamento del sindaco sospeso Luigi De Magistris, che regala le aiuole alle famiglie del rione Traiano per placare «la rabbia dei guaglioni di camorra». E che davanti alla condanna in primo grado nell'inchiesta Why not, non solo promette battaglia ma risponde sprezzante: «Salutatemela, la sentenza».
E cazzimmoso viene giudicato perfino il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, quando preferisce recarsi al compleanno di Maurizio Marinella, il re delle cravatte, piuttosto che ai funerali a Scampia del ragazzo morto durante gli scontri fra ultrà prima della finale di coppa Italia.
Permeato di istituzionale cazzimma sarebbe anche l’arresto di Genny ‘a carogna da parte di uno Stato accusato di averne utilizzato i servigi a piene mani pur di placare in qualche modo la follia dei tifosi.

I recidivi: da La Capria a Rosi

Politici, intellettuali, religiosi, artisti, sportivi: dall’accusa di «cazzimmosità recidiva» non si salva quasi nessuno.
Neanche scrittori come Raffaele La Capria, il celebre Dudù di tanti racconti ed emozioni, accusato di discettare spesso su Napoli standosene tranquillo a Roma, dove abita e ha scelto di invecchiare. Idem per Francesco Rosi, 90enne autore del film Mani sulla città e di tanti documentari vesuviani, che a Napoli viene solo per ritirare qualche (meritatissimo) premio.
LA DEFINIZIONE DI PINO. Di caso di «conclamata cazzimma» si può parlare invece a proposito di Pino Daniele, cantautore sornione che la parola cazzimma l’ha inserita perfino nel sofisticato testo di uno dei suoi brani più celebri: A me me piace ‘o blues. Già all’inizio recita: «Chi è meglio ‘e me/Tengo a cazzimma e faccio/ Tutto quello che mi va…».

Proprio Pino Daniele ha provato a spiegare ai non napoletani che cosa sia la cazzimma. «Designa», ha detto, «la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti…». E ancora: «È l’attitudine a cercare e a trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto».
Ma l’accezione non è solo negativa: cazzimma può voler dire anche sana furbizia, capacità di districarsi nelle situazioni più complicate, destrezza e altro ancora. Francesco de Angelis, skipper di Luna Rossa, dopo una delle sue vittorie dichiarò in tivù: «Qui per vincere la gara c’è voluta tanta cazzimma. I napoletani sanno quel che voglio dire».
ESEMPI QUOTIDIANI. Cazzimma è quando si dà un calcio al signore che sta per salire in corsa sul predellino del tram allo scopo di far sì che inciampi. È, hanno scritto, Mago Otelma che fa pagare un sacco di soldi ai devoti e poi li obbliga pure a ficcarsi una aglio fresco nell’orecchio. O quando si sposta una multa dal parabrezza di un’auto su quello nostro. Oppure, quando si scrive su un bel muro bianco: «Ma che bel muro pulito!».
L'ARTE DELLO SCUGNIZZO. Di cazzimma erano dotati gli scugnizzi napoletani del Secondo Dopoguerra. Anzi, per loro quella cazzimmosa furbizia costituiva l’aria che li faceva respirare. Ed evitare di finire nei guai.
Per Pino Imperatore, autore del saggio De vulgari cazzimma, i mille volti della bastardaggine, «nella sua accezione positiva la cazzimma non solo non procura danni al prossimo ma si rivela uno strumento utilissimo per il riscatto sociale ed economico di una comunità».
TRA MARADONA E WILL IL COYOTE. Imperatore ricorda come «la cazzimma sia ancora oggi largamente diffusa nelle relazioni sociali ed economiche, nei legami sentimentali e d’amicizia, nella politica, nella cultura, nel cinema e perfino nei cartoni animati». E non mancano gli esempi: il gol più cazzimmoso? Quello segnato da Maradona con la mano contro l’Inghilterra ai mondiali di Messico ’86. I governanti più cazzimmosi? Caligola, Nerone, Bonifacio VIII, Cesare Borgia. Il personaggio più cazzimmoso delle barzellette? Pierino. Quello della storia del teatro? Nennillo di Natale in casa Cupiello (di Eduardo De Filippo). Il cartone animato dotato di più irritante cazzimma? Will Coyote.


I MAESTRI EMERITI. Nel suo romanzo intitolato Cazzimma, il giovane Stefano Crupi, 36 anni, ex impiegato part time di Caserta, rende letterario omaggio a un presunto caposcuola che avrebbe edotto generazioni di adolescenti alla fruttuosa ma contestatissima pratica: è tal Ciccio Vallefuoco, maestro emerito di cazzimma.
E pure Alessandro Siani, attore comico napoletano, ha spiegato a modo suo che cosa sia questa indecifrabile virtù. «È quando un milanese ci chiede che cosa è la cazzimma e noi rispondiamo non te lo voglio dire. Ecco questa è la cazzimma!».
ERMETISMO PARTENOPEO. Avvolto nel mistero resta il significato di alcune ermetiche ma efficaci asserzioni che nel dialetto si coniugano spesso alla parola cazzimma: «Tiene ‘a cazzimma dei mohicani», si sussurra di uno che appare particolarmente astuto e perfido. Oppure «tiene ‘a cazzimma d’’e ‘ppapere coerane» (delle papere coreane), che - chissà mai perché - viene proferito all’indirizzo di donne reputate abili nel manipolare la volontà altrui.
C’è anche chi si è chiesto se dalla cazzimma sia possibile guarire e grazie a quali medicine. Ma in molti a Napoli sono convinti che invece, con i tempi che corrono, un po’ di sana cazzimma sarebbe meglio tenersela stretta. E, se non c’è più, procurarsela.

Correlati

Potresti esserti perso