PRIME VISIONI 9 Ottobre Ott 2014 0542 09 ottobre 2014

Film novità 2014, da «Io sto con la sposa» ad «Amoreodio»

In sala l'opera che ha commosso Venezia. Attesa anche per Winter Sleep.

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Le uscite cinematografiche del 9 ottobre si suddividono in modo equilibrato tra film impegnati e proposte più leggere, dando spazio anche a tematiche socialmente attuali e su cui è necessario riflettere con attenzione.
FUQUA RISPOLVERA IL SERIAL ANNI 80. Il regista Antoine Fuqua porta sul grande schermo The Equalizer – Il vendicatore: un thriller ricco d'azione tratto da una popolare serie televisiva degli Anni 80 e ben interpretato da Denzel Washington.
Dedicato a un pubblico più giovane, ma altrettanto ricco di ritmo e adrenalina, The Maze Runner – Il labirinto è tratto dal primo capitolo della saga scritta da James Dashner e ha come protagonita Dylan O'Brien, vero idolo dei giovanissimi grazie al suo ruolo in Teen Wolf, serial targato Mtv popolare in tutto il mondo, messosi qui alla prova con una storia ambientata in un mondo postapocalittico che si propone come un potenziale erede di Hunger Games al box office.
I DUE VOLTI (SPENTI) DI GENNAIO. Altri due romanzi sono invece alla base del deludente I due volti di gennaio, che non sfrutta la storia firmata da Patricia Highsmith e un cast di ottimo livello, e il piacevole ma non particolarmente originale Amore, Cucina e Curry, quasi una variante sul tema di Chocolat, diretto da Lasse Hallström.
Si addentrano nella mente delle nuove generazioni e nella difficile realtà della società contemporanea il convincente Class Enemy e l'ambizioso Amoreodio, entrambi opere prime rispettamente dirette dal regista sloveno Rok Bicek e Cristian Scardigno, due filmmaker che hanno attinto a esperienze reali e a un caso di cronaca come l'omicidio di Novi Ligure per dare forma al proprio lungometraggio.
WINTER SLEEP, DA CANNES ALLE SALE ITALIANE. L'immigrazione clandestina viene raccontata e affrontata in modo originale nel documentario che ha strappato applausi alla Mostra di Venezia Io sto con la sposa, la cui realizzazione è stata finanziata grazie alla piattaforma online Indiegogo, che segue un viaggio con destinazione Svezia di un gruppo di persone entrate illegalmente in Italia che cercano di raggiungere la propria meta e l'asilo politico, fingendosi famigliari e amici di una futura sposa.
Dopo l'ottima accoglienza ricevuta al festival di Cannes, dove ha conquistato la Palma d'oro, arriva poi nelle sale Il regno d'inverno – Winter Sleep: l'imponenente film di Nuri Bilge Ceylan dimostra ancora una volta la bravura del regista che riesce a gestire i tanti dialoghi e contenuti inseriti nella sceneggiatura con esperienza e con uno stile affascinante e coinvolgente.
LA SECONDA PROVA DI RUFFINI. L'ultima delle nuove proposte settimanali è la commedia italiana Tutto molto bello, diretta da Paolo Ruffini dopo il successo al botteghino di Fuga di cervelli ottenuto un anno fa, che potrebbe essere replicato anche in questo caso con un mix di leggerezza e comicità.

Io sto con la sposa è stato presentato alla Mostra di Venezia.

Amore, Cucina e Curry

Dopo Chocolat, Lasse Hallström ritorna a occuparsi di gastronomia con Amore, Cucina e Curry, che ne sembra una variazione sul tema senza troppa originalità.
Hassan (Manish Dayal) si trasferisce con la famiglia in Europa lasciando l'India, dopo la morte di sua madre, e trova nel paese del Sud della Francia chiamato Saint-Antoin-Noble-Val il luogo perfetto per aprire un ristorante e mettere a frutto il suo talento come chef.
Il suo successo viene messo a rischio dalla titolare di un locale che può vantare delle prestigiose stelle Michelin, Madame Mallory (Helen Mirren), decisa ad allontanare a tutti i costi la concorrenza. Hassan, inoltre, si innamora di Marguerite (Charlotte Le Bon), sous chef proprio della sua nemica.
ROMANTICISMO E UN TOCCO DI COMICITÀ. Il potere del cibo e le differenze culturali animano il lungometraggio, in cui non mancano ovviamente romanticismo e qualche momento comico. Il romanzo scritto da Richard C. Morais offre una storia semplice che, grazie al buon cast e alla regia attenta, si sviluppa senza ostacoli verso lo scontato epilogo. La bellezza delle location viene enfatizzata dalla fotografia di Linus Sandgren e l'atmosfera creata sul grande schermo è quella di un racconto leggero a sfumature sociali che evita con astuzia il rischio di annoiare. Non c'è nulla di veramente originale in Amore, Cucina e Curry ma il binomio cibo-cinema si dimostra ancora una volta in grado di regalare qualche ora in relax, anche grazie alla buona prova attoriale dell'intero cast. Gustoso.

Regia: Lasse Hallström; genere: drammatico (Usa, 2014); attori: Helen Mirren, Rohan Chand, Charlotte Le Bon, Manish Dayal, Om Puri, Juni Chawla.

Amoreodio

Cristian Scardigno si mette alla prova con un film d'esordio dalla storia complessa e delicata come quella alla base di Amoreodio, la cui trama è ispirata all'omicidio avvenuto a Novi Ligure.
Katia (Francesca Ferrazzo) ha 17 anni e trascorre apatica le giornate insieme al suo ragazzo Andrea (Michele Degirolamo). Quando è da sola, però, lo tradisce, litiga con i suoi genitori e naviga distratta su internet alla ricerca di video proibiti.
I pochi stimoli offerti dal paese in cui vive la conducono su una strada immorale e trasgressiva dalle conseguenze tragiche.
ATMOSFERA FREDDA E DESOLATA. Il film ripercorre infatti la vicenda con protagonisti Erika e Omar, i giovani assassini che nel febbraio 2001 uccisero brutalmente la madre e il fratello della ragazza sconvolgendo la propria comunità e l'intera nazione, prendendo ispirazione anche dai verbali del processo.
Scardigno cerca di ricostruire, anche dal punto di vista sociologico e psicologico, quanto accaduto immergendo le scene in un'atmosfera fredda e desolata. Sarà interessante scoprire se Amoreodio riuscirà ad addentrarsi con successo all'interno della mente e dell'animo dei suoi protagonisti senza troppe forzature, pur essendo un materiale forse troppo ambizioso per un esordiente. Complicato.

Regia: Cristian Scardigno; genere: drammatico (Italia, 2014); attori: Francesca Ferrazzo, Michele Degirolamo, Raffaelle Buranelli, Chiara Petruzzelli, Piergiuseppe Francione, Gianluca Cammisa.

Class Enemy

L'esordiente Rok Bicek convince grazie allo spiazzante e quasi disturbante Class Enemy, che si avvicina al mondo delle nuove generazioni e alle loro lotte contro gli adulti con intelligenza e rara sensibilità.
Una professoressa di tedesco va in pensione, lasciando la sua cattedra al professor Zupan (Igor Samobor), amante della musica classica e di Thomas Mann ma soprattutto dal carattere duro e spigoloso. L'insegnante diventa ben presto il nemico della classe, con i suoi rimproveri e umiliazioni. Quando la giovane Sabina (Dasa Cupevski), dopo un duro confronto con Zupan, si suicida, la situazione diventa incandescente e genitori, insegnanti e studenti si interrogheranno su chi sia veramente il colpevole di quanto accaduto.
RIFLESSIONE SENZA RETORICA. Il serrato scontro tra i giovani e il professore fa emergere problematiche che trovano facilmente un legame con una realtà che supera i confini del microcosmo scolastico per espandersi in quelli ben più ampi della società contemporanea, sfiorando ogni aspetto della quotidianità dei protagonisti, dai rapporti umani alla capacità di reagire o sottostare ai comandi dell'autorità, senza dimenticare il modo di avvicinarsi o respingere chi è diverso. Bicek dimostra di possedere un ottimo talento nel gestire un materiale così difficile e complesso, riuscendo a non perdere mai il controllo degli eventi e dei personaggi, prendendo la giusta distanza e con le dovute sfumature che impediscono di individuare con certezza carnefici e vittime. L'atmosfera tesa e l'intensità emotiva che caratterizzano Class Enemy riescono a lasciare il segno e a far riflettere senza retorica. Tagliente.

Regia: Rok Bicek; genere: drammatico (Slovenia, 2013); attori: Igor Samobor, Natasa Barbara Gracner, Tjasa Zeleznik, Masa Derganc, Robert Prebil, Voranc Boh.

I due volti di gennaio

Senza i suoi interpreti e la bellezza dei paesaggi delle location in cui è stato girato, I due volti di gennaio rimarrebbe privo di ogni attrattiva nonostante sia tratto dall'omonimo bestseller scritto da Patricia Highsmith.
Chester (Viggo Mortensen) e sua moglie Colette (Kirsten Dunst) stanno compiendo un lungo viaggio in Europa. Ad Atene incontrano il giovane Rydal (Oscar Isaac) che viene colpito dalla coppia perché Chester assomiglia a suo padre, con cui ha avuto un rapporto difficile. Dopo una serata trascorsa insieme, Chester viene raggiunto in albergo da un uomo che conosce la sua vera identità. Rydal si ritrova coinvolto nella situazione e aiuta la coppia ad allontanarsi da Atene, senza però sapere che Chester ha ucciso in una collutazione l'investigatore, legando così il proprio destino a quello dei fuggitivi.
UN'OCCASIONE SPRECATA. Uno degli elementi con il potenziale più interessante era il complicato rapporto che si viene a creare tra i due uomini, dai molti punti in comune con quello esistente tra un padre e un figlio, ma il film non lo esplora mai in modo accurato, risultando tanto affascinante dal punto di vista estetico quanto sterile dal punto di vista emotivo. Il ritmo lento e la regia attenta ma poco incisiva di Hossein Amini rendono I due volti di gennaio quasi soporifero nonostante sulla carta le prospettive fossero ben diverse. Viggo Mortensen e Kirsten Dunst possiedono la giusta dose di esperienza per firmare un'interpretazione sufficente, mentre Oscar Isaac non trova il giusto feeling con il suo personaggio, apparendo persino monoespressivo. Il lungometraggio risulta così un'occasione veramente sprecata, soprattutto considerando la capacità dell'autrice del romanzo di addentrarsi nei lati oscuri della mente, e, nonostante l'eleganza di questa tragedia un po' atipica, scivola nella noia e nella prevedibilità. Sottotono.

Regia: Hossein Amini; genere: thriller (Regno Unito, Francia, Usa, 2014); attori: Kirsten Dunst, Viggo Mortensen, Oscar Isaac, Daisy Bevan, David Warshofsky.

Il regno d'inverno - Winter Sleep

La lentezza è uno degli elementi che da sempre contraddistinguono le opere del regista Nuri Bilge Ceylan. Tuttavia questo elemento, nel suo caso, non va associato a un concetto negativo ma al contrario diventa uno dei punti di forza della sua filmografia.
Il regno d'inverno - Winter Sleep, con le sue tre ore e 16 minuti potrebbe intimorire lo spettatore che, invece, se si avvicina con lo spirito giusto rimarrà pienamente soddisfatto dalla visione.
Aydin (Haluk Bilginer) è un ex attore che ha abbandonato il mondo dello spettacolo per gestire un hotel ereditato dal padre, in Anatolia, e attende l'inverno trascorrendo una quotidianità fatta di giudizi nei confronti del prossimo, atti egoistici e nell'ombra dei successi ottenuti in passato, mentre la moglie Nihal (Melisa Soezen) trascorre le giornate annoiata. A dare una svolta agli eventi è la reazione di un bambino che scaglia un sasso contro l'auto di Aydin per vendicarsi di quanto accaduto al padre, picchiato dalla polizia durante un pignoramento, gesto che colpirà particolarmente Nihal.
RAPPRESENTAZIONE A SFUMATURE TEATRALI. Sostenuto dai suoi tanti dialoghi e riflessioni, Il regno d'inverno prende subito la forma di un'elaborata rappresentazione a sfumature teatrali in cui la mancanza di silenzio non mette in secondo piano l'alienazione in cui vive il protagonista, ottimamente interpretato da Bilginer, e la sensazione provata dal personaggio di Nihal che si sente intrappolata in un mondo di cui non si sente parte. A dare forma e spessore al lungometraggio ci sono anche una serie di elementi più leggeri, citazioni di Shakespeare, metafore che collegano il mondo animale a quello umano e un'affascinante resa visiva di paesaggi e luoghi, il tutto gestito con attenzione e bravura dal regista.
L'approfondimento psicologico e le lunghe sequenze che hanno messo a dura prova gli attori rendono interessante la narrazione, con le sue tante ramificazioni morali e sociali, permettendo al lungometraggio di non venir penalizzato dalla sua durata e di superare anche i passaggi meno dinamici. Affascinante.

Regia: Nuri Bilge Ceylan; genere: drammatico (Francia, Germania, Turchia, 2014); attori: Haluk Bilginer, Melisa Sozen, Demet Akbag, Ayberk Pekcan, Serhat Mustaf Killic.

Io sto con la sposa

Il documentario Io sto con la sposa rimane sospeso tra road movie e racconto quasi onirico di una situazione sociale, avvicinandosi con attenzione alle tematiche portate in scena.
Gabriele del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry e Antonio Augugliaro hanno infatti seguito il viaggio che conduce un gruppo di immigrati clandestini dall'Italia alla Stoccolma, inseguendo l'obiettivo di ottenere asilo politico. Per evitare l'arresto con l'accusa di essere contrabbandieri, un poeta palestinese e un giornalista italiano, con l'aiuto di una ragazza che si traveste da sposa e di alcuni amici, accompagnano i viaggiatori verso la loro meta percorrendo in quattro giorni più di 3 mila chilometri.
UNA PROSPETTIVA PARTICOLARE. La necessità di realizzare in fretta e in condizioni non agevoli il lungometraggio non ha impedito a Io sto con la sposa di rappresentare con efficacia le emozioni dei suoi protagonisti, tra speranze e paure, costretti a lasciarsi alle spalle il passato per un futuro incerto, abbandonando in patria genitori o figli, certezze ma anche molta sofferenza.
La regia dinamica attribuisce il giusto spazio ai momenti di tensione e ai racconti delle esperienze personali dei membri del gruppo, mantenendo alta la suspense pur stemperandola con un po' di leggerezza. L'ottima fotografia di Gianni Bonardi impreziosisce il documentario sottolineando tutte le sfumature cromatiche e adattandosi anche alle scene realizzate all'interno delle macchine e spesso di notte.
L'originalità rende particolare questa storia a tinte drammatiche che affronta problemi sociali e politici senza retorica, e con una prospettiva particolare rispetto a opere dallo spunto analogo. Originale.

Regia: Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry; genere: documentario (Italia, Palestina, 2014).

Maze Runner - Il labirinto

La lunga lista di romanzi appartenenti al genere young adult adattati per il grande schermo prosegue con Maze Runner - Il labirinto, tratto dal primo volume della saga scritta da James Dashner. Il regista Wes Ball trova il giusto approccio visivo alla trama ma fatica a creare il corretto feeling con i personaggi e a dare un'evoluzione che non sembri troppo affrettata agli eventi.
Il giovane Thomas (Dylan O'Brien) si risveglia privo di memoria all'interno di un ascensore e viene poi accolto da alcuni ragazzi nel Glade, uno spazio verde limitato da alti muri di pietra. Nessuno dei presenti sa il motivo per cui sono lì. Le uniche certezze a loro disposizione sono che ogni mattina le porte si aprono e si può accedere a un intricato labirinto, di notte abitato da temibili creature chiamate Dolenti, oltre al fatto che ogni mese ci sarà un nuovo arrivato nell'ascensore. Thomas stringe subito amicizia con il leader Alby (Aml Ameen), con Newt (Thomas Brodie-Sangster) e con il simpatico Chuck (Blake Cooper), ma ben presto le cose cambieranno: il giovane si unirà al gruppo di 'corridori' che cercano una via d'uscita dal labirinto e inizierà ad avere dei ricordi che potrebbero rivelare il motivo per cui si trovano in quella situazione, resa ancora più complicata dall'arrivo di una ragazza, Teresa (Kaya Scodelario).
PERSONAGGI POCO DELINEATI. La rappresentazione degli spazi descritti nel romanzo è stata curata molto bene e, nonostante il gran numero di scene d'azione, si è creato il giusto realismo ed evitato un aspetto troppo marcato da videogame. Il punto debole del film è però l'approccio ai personaggi che appaiono poco delineati e le loro decisioni affrettate rendono anche i momenti tragici poco incisivi e del tutto privi di emozioni. Il susseguirsi troppo rapido della catena di eventi che conducono al finale di questa prima parte della storia mantiene alta l'attenzione ma causa l'impossibilità di approfondire le sfumature sociali e morali di quanto proposto in scena. L'apprezzabile lavoro dei responsabili degli effetti speciali non può quindi contare su una struttura narrativa solida, incapace persino di dare il giusto spazio alle svolte drammatiche che compongono l'epilogo di Maze Runner. Il cast di giovani promesse, guidato dalla star di Teen Wolf Dylan O'Brien, offre una performance collettiva soddisfacente, ma il poco spazio dato ai personaggi secondari non mette del tutto a frutta le potenzialità degli interpreti. Coinvolgente quanto basta per assicurarsi un sequel, il lungometraggio diretto da Wes Ball convince solo a tratti, tuttavia chi ama un film d'azione con un po' di sostanza sarà sicuramente soddisfatto. Rapido.

Regia: Wes Ball; genere: azione (Usa, 2014); attori: Dylan O'Brien, Kaya Scodelario, Will Poulter, Thomas Sangster, Patricia Clarkson, Ki Hong Lee.

The Equalizer - Il vendicatore

La serie tivù degli Anni 80 intitolata Un giustiziere a New York è diventata un film diretto dall'esperto Antoine Fuqua, in grado di dare forma e durezza a una storia stereotipata e sopra le righe.
Robert McCall (Denzel Washington) è un ex agente dell'intelligence in pensione, deciso a vivere tranquillamente. Quando Teri (Chloe Grace Moretz), una ragazza conosciuta in caffetteria che sogna di diventare una cantante ma viene costretta a prostituirsi, viene picchiata brutalmente, Robert decide di incontrare i suoi sfruttatori. La trattativa non va nel migliore dei modi e McCall diventa il nemico dei mafiosi russi, venendo cercato e minacciato dal freddo Teddy (Marton Csokas), inviato dal boss (Vladimir Kulich) per vendicare la morte di Slavi (David Meunier) e dei suoi uomini.
UN DENZEL WASHINGTON CONVINCENTE. Il regista di Training Day ha compiuto la scelta giusta nell'affidare il ruolo del protagonista a Denzel Washington, attore in grado di equilibrare bene le azioni violente del proprio personaggio con una caratterizzazione psicologica interessante, fatta emergere in gesti ed espressioni misurate e convincenti. The Equalizer è un buon thriller dalla struttura lineare e priva di sorprese, tuttavia Fuqua ha reso l'insieme coinvolgente fino all'epilogo, con sequenze come lo scontro finale nel negozio dove lavora il protagonista che diventano memorabili per l'inventiva dimostrata dall'ex agente segreto nello sconfiggere le sue vittime. Esagerato e prevedibile, il film però scorre via rapido grazie all'attenzione con cui è stato diretto e interpretato, proponendo molto poco oltre a sangue e violenza ma facendolo con uno stile di grande impatto. Intenso.

Regia: Antoine Fuqua; genere: thriller (Usa, 2014); attori: Denzel Washington, Marton Csokas, Chloe Moretz, David Harbour, Haley Bennett, Bill Pullman.

Tutto molto bello

Paolo Ruffini torna per la seconda volta alla regia, a distanza di un anno da Fuga di cevelli, con la commedia Tutto molto bello: un film nato da un'idea di Giovanni Bognetti la cui sceneggiatura è stata firmata da Marco Pettenello e Guido Chiesa, con un risultato potenzialmente interessante dal punto di vista degli incassi ma qualitativamente poco rilevante.
Giuseppe (Paolo Ruffini) è un impiegato dell'Agenzia delle Entrate molto rigoroso e che vive una situazione difficile dopo aver inflitto una salata multa al padre della moglie Anna (Chiara Francini), Marcello (Paolo Calabresi). Antonio (Frank Matano) è invece una persona socievole e generosa. I due si incontrano in ospedale mentre stanno attendendendo la nascita del loro primo figlio e decidono di andare insieme in un ristorante, scelta che darà il via a una lunga serie di contrattempi che coinvolgono anche un cantante fallito (Gianluca Fubelli) ancora innamorata della sua ex Katia (Chiara Gensini), l'attuale compagno della donna (Angelo Pintus), e la bella Federica (Nina Senicar) che viene molto spesso scambiata per una escort a causa della sua avvenenza.
LEGGEREZZA E POCO ALTRO. La seconda prova dietro la macchina da presa di Ruffini sembra essere in grado di mantenere senza troppe difficoltà la sua promessa di regalare qualche risata, sfruttando situazioni sopra le righe e battute di ogni tipo, ma oltre alla leggerezza e alla dimestichezza dei propri interpreti con l'atmosfera scanzonata che contraddistingue il progetto non può contare su molti altri elementi a suo favore. Esile.

Regia: Paolo Ruffini; genere: commedia (Italia, 2014); attori: Paolo Ruffini, Frank Matano, Chiara Francini, Paolo Calabresi, Gianluca Fabelli, Nina Senicar.

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