Paolo Conte 141013195341
MUSICA 14 Ottobre Ott 2014 0800 14 ottobre 2014

Paolo Conte torna con Snob

Profondo. Con molto piano. E tanta identità. Il nuovo disco del cantautore astigiano incanterà i fan. Con atmosfere tra Camus e Simenon.

  • ...

A pensarci, Paolo Conte è un paradosso discretamente inafferrabile. Di lui tutti credono di sapere tutto, a dispetto di quel parlare poco: l'amore per le atmosfere rétro, per dire. Ma forse, si sa solo quel che non si conosce. Si presume, si indovina, tanta è la vivacità degli immaginari contiani, dei suoi scenari inconfondibili. Lui ha sempre fatto dischi sul confine della sinestesia, suonando per immagini e dipingendo le sue tele, i suoi disegni, per suoni. E chi lo afferra, uno così?
«Ah, sì, Paolo Conte». E vengono in mente le atmosfere coloniali, i sandali di Bartali. Al limite, per i più sottili, il sudore insanguinato di Sparring Partner.

Ma sfugge, intanto, lo sperimentalismo alluvionale di Parole d'amore scritte a macchina, che nel 1990 capovolgeva l'ortodossia contiana di Novecento, giunto due anni dopo a riequilibrare il gioco di specchi, e di anime, dell'avvocato di Asti, questo autore che la impagabile lungimiranza di Lilli Greco volle strappare a un aborto artistico, e trasformare con ogni forza in cantautore.
Paradossale se vuoi, nostalgico di epoche perdute, vissute mai, della capacità di far sognare parlando del profumo di coloniali che salgono dalla gonna di una ragazza.
L'ESORDIO 40 ANNI FA. E così siamo a 40 anni dall'esordio personale, e siamo ancora qui a parlarne con un altro disco, Snob, appena uscito che smentisce la tentazione del ritiro, più e più volte annunciata nel passato recente. «L'ispirazione non viene, non esce», gorgogliava Conte, troppo rigoroso per salvarsi buttando fuori opere di puro repertorio.
Lo stesso, intendiamoci, che non è mai mancato nei tanti album, e che non manca neppure in questo, nuovissimo: ma dev'esser repertorio che l'autore sente urgere, non un riempispazio; questa coerenza, a Paolo Conte, va riconosciuta nell'arco di una carriera.
LE BENEDIZIONI DA SCONTARE. Paradossale carriera. Intrapresa col fratello Giorgio, poi lui pure artista in proprio e in parallelo. Segnata da alcune benedizioni da scontare, l'Azzurro per Celentano, il Vieni via con me “scippato” da Benigni e poi passaggi come modi di dire, i francesi che s'incazzano di Bartali, il Gelato al Limon, quel vocalizzare un po' così, quella passionaccia per il grande jazz tra gli anni 20 e i 30 del secolo breve, quella fascinazione africana e latina, quelle dolenti ballate, da qualche parte con Leonard Cohen sotto un braccio e Serge Gainbsourg sotto l'altro.

Autore politicizzato da chi lo ascolta, idolo di certa sinistra (anche) intellò, lui che non è mai parso brillare per sinistrismo, anzi. D'altra parte, preso a paradigma di una sorta di saggezza meditativa a dispetto di una cifra torbida, perfino maledetta, perfettamente evidente nel suo sorseggiarsi avvolta da spirali di fumo.
UN PUBBLICO INNAMORATO. Altro paradosso: Paolo Conte si amministra ormai su una sorta di indiscutibilità da parte di un pubblico che lo adora, non lo discute, proprio adesso che qualche critico appare storcere il naso: e chissà come verrà accolto questo freschissimo Snob, che, a un primissimo ascolto, ha tutte le carte in regola per lasciarsi apprezzare, fra qualche passaggio dilatato.
Album che si apre sul profluvio di suggestioni della marcetta parodistica di Si sposa l'Africa; continua con Donna dal profumo di caffè, piano inclinato di emozione sussurrata e roca; insiste su Argentina, che annuncia tutto nel titolo, «e i bastimenti gridano... partiamo! Davanti a un mare enorme americano...».
TROPICAL, BOSSA CARICATURALE. Snob è implosione di provincia attaccata a un muro come una vecchia tappezzeria: piacerà molto a molti. Piacerà invece forse poco a molti la bossa un po' caricaturale di Tropical, che tuttavia è il singolo scelto per anticipare l'album. Fandango affumica ancora le atmosfere, il piano si fa primo novecentesco, la voce un kazoo sommesso, gli spettri volano. Subito dopo, Incontro riacchiappa il ritmo, cattura certe suggestioni felliniane. Ma è un attimo: Tutti a casa è una fotografia ingiallita, urlata a voce spenta.
C'è tanto piano, ed è un disco lungo e frammentario, frastagliato, sorprendentemente ripiegato, l'opera di un 77enne che (sull'orlo di un tour europeo) conta i suoi fantasmi ma lo fa con allegra malinconia, chiede complicità a chi ascolta.
EROTISMO NEI CLICHÉ. A un primo ascolto, Snob suggerisce la sensazione di un gran bel disco, con tante sfumature di un grigio il cui erotismo sta in tutti i cliché di Conte, resi al meglio: anche nella pulizia del suono, quasi a volere offrire prova di coerenza dopo la scomparsa del produttore storico, Renzo Fantini.
Inoltrandosi il lavoro s'incupisce sempre più. L'uomo specchio par quasi tradire una esilissima ritmica house, ma è solo una soluzione per i ricami di fisarmonica contrappuntati da fiati discreti, quasi spettrali. Maracas scorre un po' così, naturalmente ritmata ma di maniera, anche se qui la voce sorride. Pure Gente suona interlocutoria in quegli arzigogoli di corde, quel prendere tempo per perdere tempo e poi risolversi in un inciso quasi pop.
TRA CAMUS E SIMENON. Glamour è un altro frammento distonico, pare uscito da alcune pagine esotiche di Camus. Questa è la parte meno accessibile del lavoro, dove comunque certe recenti tentazioni elettroniche restano a cuccia e ci si salva tornando agli strumenti da suonare. Manuale di conversazione riallaccia fili di evocazione, waitsiana com'è; Signorina Saponetta cerca, trova una musicalità in punta di tasti bianchi e neri giocando su dispettose rimerie e allitterazioni. E qui, l'immaginazione corre a certi impagabili ritratti di vezzose segretarie Anni 50 sbozzati da Simenon.
Il cerchio si chiude nel Rataplan di Ballerina che più Paolo Conte non si può visto che va a sfottere gli accordi percussivi di Vieni via con me: che si vuole di più?
Per citare proprio l'autore, «gigioneggia e si pavoneggia», ma è un indulgere a se stesso che farà felici gli amatori.
Scommettiamo?

Correlati

Potresti esserti perso