CINEMA 16 Ottobre Ott 2014 0600 16 ottobre 2014

Film novità 2014, da «Joe» a «Tutto può cambiare»

In sala la pellicola Il giovane favoloso di Mario Martone con Elio Germano.

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In contemporanea con l'inizio della nona edizione del Festival di Roma, le sale cinematografiche accolgono molti nuovi titoli, prevalentemente italiani, in grado di soddisfare ogni appassionato.
Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, Il giovane favoloso racconta la vita di Giacomo Leopardi con grande intensità, sfruttando nel migliore dei modi l'interpretazione di Elio Germano.
Rende invece omaggio ai giovani morti al fronte durante la Prima guerra mondiale Fango e gloria, progetto dal forte stampo educativo.
Atmosfera invece molto più leggera per la nuova commedia, tratta dall'omonimo spettacolo teatrale del 1995, diretta da Vincenzo Salemme, ...E fuori nevica!, e per La banda dei supereroi, progetto originale che tratta le difficoltà di chi vorrebbe fare cinema da un punto di vista ironico e giovanile.
MUSICA PROTAGONISTA IN TUTTO PUÒ CAMBIARE. La musica è l'assoluta protagonista del delicato, ma fin troppo costruito, Tutto può cambiare firmato da John Carney, già regista del ben più convincente Once, e fa da sfondo al road movie spagnolo La vita è facile ad occhi chiusi.
Un'altra tragica pagina storica è narrata in Cristiada, un'opera prima dal cast stellare ma dallo svolgimento al di sotto delle aspettative. Delusione anche per la commedia, volgare e sopra le righe, Un milione di modi per morire nel West che spreca il talento di Seth MacFarlane e del numeroso gruppo di attori hollywoodiani coinvolti nel progetto.
UN NICOLAS CAGE MEMORABILE IN JOE. È invece memorabile l'interpretazione di Nicolas Cage in Joe, opera firmata da David Gordon Green, in cui l'incontro tra un ragazzo in difficoltà e un uomo solitario regala un racconto che lascia il segno, sullo sfondo di una realtà dura e cupa.
Il cinema francese propone invece due commedie piacevoli e mai esili o banali: La moglie del cuoco, con un triangolo sentimentale ed esistenziale molto particolare, e Piccole crepe grossi guai in cui i due protagonisti, Gustave de Kervern e Catherine Deneuve, sostengono con il loro talento una storia originale e al limite della follia. Gli amanti dell'animazione possono festeggiare grazie al ritorno nelle sale di Captain Harlock – L'Arcadia della mia giovinezza, in una versione restaurata e con un nuovo doppiaggio, mentre chi vuole approfondire la storia del cinema può scegliere l'interessante documentario Altman.

Elio Germano in Il giovane favoloso.

Altman

La vita e la carriera di Robert Altman, regista unico e lontano dagli schemi hollywoodiani, vengono raccontate nel documentario diretto da Ron Mann, a cui hanno contribuito tanti esponenti del mondo cinematografico, tra filmmaker e attori.
Le interviste e i numerosi materiali di reportorio, in cui non mancano interviste ad Altman, cercano di definire e dare una forma all'importanza avuta dal regista nel corso degli anni, costellati da successi ma anche tanti ostacoli e fiaschi.
RITRATTO DELL'UOMO E DELL'ARTISTA. L'omaggio firmato da Mann ripercorre con attenzione la dimensione privata e quella professionale, proponendo anche filmati amatoriali che lo ritraggono in famiglia, e spezzoni tratti dai suoi capolavori.
Altman, pur non potendo risultare un documentario esaustivo data l'ampiezza e complessità che contraddistingue l'uomo e l'artista al centro del progetto, regala curiosità ai suoi fan e riesce a offrire un ritratto interessante e stimolante per chi deve ancor avvicinarsi alla sua filmografia. Affascinante.

Regia: Ron Mann; genere: documentario (Usa, 2014).

Capitan Harlock - L'Arcadia della mia giovinezza

Dopo la versione realizzata in Cgi dal regista Shinji Aramaki, presentata nel 2013 alla Mostra del cinema di Venezia, Capitan Harlock ritorna nei cinema con il primo lungometraggio dedicato al personaggio, L'Arcadia della mia giovinezza, restaurato e con un nuovo doppiaggio.
Il film racconta quanto accade quando gli Umanoidi, una razza aliena proveniente dal pianeta Illumidus, invade la Terra. Harlock, alla guida dell'incrociatore spaziale Ombra di Morte, si oppone alla distruzione del pianeta Tocarga e viene bandito dalla Terra. A cambiare la sua vita sarà il suo incontro con Tochiro: un ingegnere che ha costruito una grande astronave e con cui Harlock ha un legame iniziato molte generazioni prima. Harlock e Tochiro decideranno di combattere contro gli alieni, anche grazie all'ex militare Zoll, alla commerciante Emeraldas e all'affascinante Maya.
UN RACCONTO SENZA TEMPO. Sono passati più di 30 anni dalla realizzazione di L'Arcadia della mia giovinezza, ma il film diretto da Tomoharu Katsumata ha ancora la capacità di appassionare vecchi e nuovi fan della storia, in cui la lotta per la libertà e per i propri ideali, amicizia, amore e tanta azione si intrecciano dando vita a un racconto avvincente e senza tempo. Esteticamente vicino, ma non troppo, agli episodi televisivi, il film non paga eccessivamente le conseguenze dello scorrere del tempo, rimanendo in grado di reggere il confronto con opere d'animazione più recenti grazie alla trama così ricca e a personaggi memorabili. Avvincente.

Regia: Tomoharu Katsumata; genere: animazione (Giappone, 1982).

Cristiada

Il regista Dean Wright ha scelto di raccontare sul grande schermo la Guerra Cristera, o Cristiada, per debuttare alla guida di un lungometraggio.
Tra il 1926 e il 1929 la nazione è stata infiammata da una ribellione contro il governo messicano che aveva cercato di secolarizzare lo Stato eliminando l'influenza della Chiesa Cattolica. Dopo l'ingiustificata violenza, religiosi e semplici cittadini iniziano a lottare per i propri diritti. Tra di loro anche dei giovanissimi che decidono di agire, incluso il piccolo José Luis Sanchez (Mauricio Kuri), la cui forza di volontà e dedizione alla causa colpirà anche il generale Enrique Gorostieta (Andy Garcia).
Il problema principale di questo kolossal storico è l'incapacità di equilibrare la necessità di narrare con attenzione gli eventi storici con la giusta dose di emotività essenziale per dare spessore ai protagonisti e alle loro scelte.
IL CAST D'ESPERIENZA NON BASTA. Il budget sostanzioso ha permesso di avere a disposizione di Cristiada un cast di grande esperienza, ma nemmeno la presenza di Peter O'Toole, in una delle sue ultime interpretazioni, può risollevare un film ancorato a una qualità più vicina alle opere televisive che a quelle cinematografiche. Le scene d'azione e i momenti drammatici, prevalentemente costruiti intorno al personaggio di José, sono sottotono e privi della forza visiva ed espressiva che permetta di ripercorrere una tragica pagina di storia ancora poco conosciuta, e al tempo stesso rappresentare con delicatezza e rispetto il sacrificio dei suoi protagonisti. Il regista ha dimostrato coraggio nello scegliere la tematica con cui cimentarsi ma il suo obiettivo è stato raggiunto solo in parte. Sbiadito.

Regia: Dean Wright; genere: storico (Usa, Messico, 2012); attori: Andy Garcia, Oscar Isaac, Catalina Sandino Moreno, Santiago Cabrera, Eva Longoria, Peter O'Toole.

...E fuori nevica!

Lo spettacolo teatrale del 1995 che ha regalato il successo a Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Nando Paone e Maurizio Casagrande, diventa ora un film a distanza di quasi 20 anni, modificando qualche dettaglio, tra cui il finale, ma mantenendone struttura e obiettivi.
Enzo Righi (Vincenzo Salemme) lavora come cantante sulle navi da crociera ma viene licenziato e ritorna a casa dopo la morte della madre. A Napoli, l'uomo incontra i suoi fratelli Stefano (Carlo Buccirosso) e Cico (Nando Paone): un agente di cambio che non riesce a sposarsi a causa di una suocera iper tradizionalista, e un uomo affetto da problemi psichici. Il testamento obbliga i tre fratelli a vivere insieme pur di ottenere in eredità la lussuosa casa di famiglia, e la convivenza avrà delle conseguenze esilaranti. Enzo, inoltre, conosce una vicina simpatica e divertente con cui nasce un feeling particolare, nonostante sia cieca.
EPILOGO POCO COERENTE. L'esile sceneggiatura trae forza solo dalle interazioni tra i suoi protagonisti, con risultanti comici discontinui ma comunque apprezzabili, e il passaggio dal palcoscenico al grande schermo fa perdere un po' di forza all'interpretazione del cast. La commedia diretta da Salemme diverte, ma non convince del tutto, soffrendo a causa di una trama un po' forzata e a un epilogo che appare fin troppo costruito e poco coerente con la struttura della storia. Piacevole.

Regia: Vincenzo Salemme; genere: commedia (Italia, 2014); attori: Giorgio Panariello, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Maurizio Casagrande, Vincenzo Salemme, Margaret Madè.

Fango e gloria

In occasione del centenario della Prima guerra mondiale e dei 90 anni dell'Archivio Storico Luce, il film Fango e gloria porta nei cinema una pagina di storia attraverso un omaggio ai tanti giovani andati al fronte, tra cui il Milite ignoto.
Unendo finzione a materiale di repertorio, il film diretto da Leonardo Tiberi punta l'attenzione sulle tante vittime del conflitto attraverso la storia di Mario (Eugenio Franceschini): un ragazzo innamorato di Agnese (Valentina Corti) e amico di Emilio (Francesco Martino). La dichiarazione di guerra dell'Italia obbliga i due ragazzi ad andare al fronte, Mario in Veneto ed Emilio sulla costa adriatica, mentre Agnese va a lavorare come operaia nella fabbrica di velivoli dell'ingenger Caproni. I loro sogni iniziano a essere distrutti e sarà uno di loro a perdere la vita al fronte senza nemmeno essere riconosciuto, diventando quindi il Milite ignoto.
LA STRUTTURA IBRIDA PENALIZZA. L'intento lodevole del progetto si accompagna a una realizzazione attenta dal punto di vista storico, grazie all'utilizzo dei materiali dell'Archivio Luce, ma un po' carente dal punto di vista narrativo. Fango e gloria riesce ugualmente a offrire un'interessante ricostruzione degli eventi, sviluppata bene da Tiberi. Le sue caratteristiche educative e una struttura ibrida tra opera cinematografica e televisiva indeboliscono un po' il lungometraggio che, tuttavia, riesce a trasmettere con efficacia il suo messaggio. Educativo.

Regia: Leonardo Tiberi; genere: guerra (Italia, 2014); attori: Eugenio Franceschini, Valentina Corti, Domenico Fortunato, Francesco Martino, Alberto Lo Porto, Michele Vigilante.

Il giovane favoloso

Rimasto fuori dalla rosa dei premiati nell'ultima edizione della Mostra di Venezia, il film diretto da Mario Martone dedicato alla vita di Giacomo Leopardi riesce a offrire una prospettiva diversa su uno degli esponenti più importanti della storia della letteratura italiana.
A interpretare Leopardi, negli anni della sua giovinezza e nel progressivo decadimento fisico, è l'attore Elio Germano, interprete camaleontico che è riuscito a non esagerare mai nella sua rappresentazione di un poeta dall'animo sensibile che affronta un conflitto interiore che lo lacera, possedendo una grande voglia di vivere e scoprire il mondo ma al tempo stesso costretto a dipendere dagli altri e legato in modo indissolubile alla sua famiglia. Per sfuggire alla realtà un po' opprimente di Recanati, Giacomo si affida a una corrispondenza intelletualmente stimolante e amichevole con Pietro Giordani, rapporto che gli permetterà di aprire il suo sguardo verso altre realtà e situazioni sociali.
UNA RAPPRESENTAZIONE CONVINCENTE. Martone riesce a ricreare il mondo dell'Ottocento e la quotidianità del giovane Leopardi con attenzione e grande cura per i dettagli, impreziosendo Il giovane favoloso con una fotografia luminosa e cromaticamente ricca di sfumature. La durata forse eccessiva della seconda parte del film, quella ambientata a Napoli, appesantisce un po' l'insieme dell'opera la cui colonna sonora firmata Apparat, nome d'arte di Sascha Ring, risulta a tratti fuori contesto pur avendo un suo fascino.
La buona prova del cast, guidato da un Germano quasi impeccabile, permette a Il giovane favoloso di unire agli aspetti storici degli elementi emotivi interessanti e una rappresentazione convincente dell'interiorità di Leopardi. Poetico.

Regia: Mario Martone; genere: drammatico (Italia, 2014); attori: Elio Germano, Isabella Ragonese, Edoardo Natoli, Massimo Popolizio, Michele Riondino, Iaia Forte.

Joe

La carriera di Nicolas Cage è perennemente sospesa tra ruoli memorabili e film da dimenticare. David Gordon Green, con Joe, gli ha permesso di aggiungere un titolo alla prima delle due categorie grazie all'ottimo adattamento del romanzo di Larry Brown.
Joe (Cage), dal carattere difficile e solitario, lavora gestendo un gruppo di disboscatori. Gary (Tye Sheridan) deve fare i conti con un padre alcolizzato e violento e si occupa, al posto suo, della madre e della sorella. Quando il passato di Joe e il futuro di Gary si intrecciano in modo drammatico, l'uomo dovrà prendere delle decisioni importanti.
L'ambientazione dura e spietata in cui si svolgono gli eventi è perfetta per sostenere un racconto di formazione atipico in cui un uomo sicuramente non virtuoso come Joe può diventare un modello da seguire per un adolescente.
GREEN LASCIA IL SEGNO. Green è riuscito a costruire con sapienza l'atmosfera e i personaggi, allontanandosi da facili stereotipi e addentrandosi invece in un realismo che lascia il segno. Nicolas Cage, Tye Sheridan e Gary Poulter danno il meglio di sé nel portare sul grande schermo delle anime alla deriva che cercano, in modi molto diversi, qualcosa a cui aggrapparsi. Gli scatti di violenza di Joe, la voglia di riscatto di Gary tramite il lavoro e l'impegno, e il tunnel senza via d'uscita in cui si trova suo padre, danno forma a un racconto in cui i significati più profondi si nascondono in un simbolismo affascinante ed emergono con semplicità mostrando la quotidianità di chi vive ai margini di una società alla ricerca di un contatto umano che possa alleviare la propria solitudine. Green gestisce bene un materiale così cupo, in cui ci sono solo dei piccoli barlumi di speranza e calore, regalando un film difficile ed emozionante che lascia il segno. Intenso.

Regia: David Gordon Green; genere: drammatico (Usa, 2013); attori: Nicolas Cage, Tye Sheridan, Heather Kafka, Ronnie Gene Belvins.

La banda dei supereroi

Da YouTube al grande schermo, La banda dei supereroi propone un film che si avvicina con ironia al mondo cinematografico.
Davide ha un grande sogno: quello di realizzare un lungometraggio e sembra che tutto stia procedendo per il meglio, avendo già a disposizione gli interpreti, la troupe e una distribuzione.
Sottovaluta però le difficoltà del suo lavoro e il budget necessario a terminare il suo progetto finisce in breve tempo. La produzione lo minaccia e gli ordina di concludere il suo lavoro entro due settimane. Per riuscirci, Davide decide quindi di creare una banda di supereroi che fermino i ladri e li derubino per raccogliere in poco tempo la cifra necessaria.
PROGETTO A BASSO BUDGET. Il film ha già ottenuto l'attenzione degli spettatori registrando il tutto esaurito nelle anteprime organizzate il 14 ottobre e, anche se le premesse sono quelle di un progetto a basso budget destinato a un target di spettatori molto ristretto, sarà interessante scoprire quale accoglienza riceverà La banda dei supereroi nelle sale italiane. Originale.

Regia: Davide Limone; genere: commedia (Italia, 2014); attori: David Limone, Rachele Astuto, Tania Bambaci, Jacopo Cavallaro, Paola Crova, Fabrizio Lo Feudo.

La moglie del cuoco

Portando in scena nevrosi e crisi esistenziali, la regista e attrice Anne Le Ny cerca di realizzare un ritratto generazionale non banale e ben definito, firmando con La moglie del cuoco una commedia a tinte romantiche ideata in modo intelligente.
Marithé (Karin Viard) lavora in un istituto di formazione per aiutare le persone a trovare la propria vocazione. Carole (Emmanuelle Devos) gestisce un ristorante insieme al marito Sam (Roschdy Zem), con cui ha un rapporto complicato. L'incontro tra Marithé e Sam darà però il via a un triangolo dalle conseguenze inaspettate.
Le insicurezze del passaggio tra le speranze della gioventù e la presa di consapevolezza della mezza età sono lo spunto per una commedia che equilibra gli aspetti sentimentali e quelli più personali, grazie a una sceneggiatura molto curata e garbata.
SPESSORE PSICOLOGICO NOTEVOLE. Lo sguardo della regista, molto attenta alla prospettiva femminile degli eventi, permette a La moglie del cuoco di non scivolare negli schemi già utilizzati in molti progetti cinematografici in cui il mondo della cucina diventa protagonista, e gli elementi psicologici sono approfonditi e realistici.
Tra sorrisi e qualche pausa necessaria alla riflessione, la narrazione si sviluppa senza intoppi realizzando una commedia piacevole che offre qualcosa in più rispetto ad altri titoli dallo spunto simile. Gentile.

Regia: Anne Le Ny; genere: commedia (Francia, 2014); attori: Karin Viard, Emmanuelle Devos, Roschdy Zem, Philippe Rebbot, Anne Le Ny, Philippe Fretun.

La vita è facile ad occhi chiusi

Dalla Spagna arriva un road movie originale e delicato, che mescola un racconto di formazione all'importanza della musica con personalità e una regia mai enfatica.
Nel 1966 John Lennon arriva in Spagna. L'insegnante Antonio (Javier Camara), suo grande fan, decide di guidare fino ad Almeria per incontrarlo. Lungo la strada l'uomo incontra due giovani in fuga: Belén (Natalia de Molina) e Juanjo (Francesc Colomer). Il particolare gruppo di viaggiatori prosegue verso la propria meta, andando alla ricerca di un significato diverso alla vita, accompagnati dalle note delle canzoni dei Beatles.
Vivere è facile ad occhi chiusi mostra con sensibilità come un incontro inaspettato possa aiutare a ritrovare se stessi e scoprire lati della propria personalità che non si pensava di possedere. La scelta di far interagire persone di età ed estrazioni sociali diverse rende la struttura del lungometraggio stabile.
BUONI SENTIMENTI E UN PIZZICO DI RETORICA. Il regista David Trueba si avvicina alla storia in modo misurato, utilizzando le fermate per far evolvere i propri personaggi tramite scelte e comportamenti che ne cambieranno la vita. La particolare sfumatura musicale non appesantisce troppo il film, già ricco di buoni sentimenti e un pizzico di retorica, fino a giungere a un epilogo soddisfacente in cui le parole di John Lennon diventano una sintesi perfetta dell'esperienza vissuta da questi viaggiatori che sognano un futuro migliore. Gentile.

Regia: David Trueba; genere: commedia (Spagna, 2013); attori: Javier Camara, Natalia de Molina, Franscesc Colomer, Ramon Fonsterè, Rogelio Fernandez, Jorge Sanz.

Piccole crepe grossi guai

Presentato a febbraio al Festival di Berlino, Piccole crepe grossi guai riesce nel difficile tentativo di proporre una commedia leggera in cui non manca lo spazio per momenti più tristi e drammatici, gestendo bene malinconia e allegria grazie alla bravura dell'attore e regista Gustave de Kervern e di Catherine Deneuve.
Antoine (Gustave Kervern) è un musicista che decide di porre fine alla sua carriera e inizia a lavorare come portiere nel palazzo in cui abita Mathilde (Catherine Deneuve). La scoperta di una crepa nel muro del salotto spingerà la donna in un'angoscia sempre più grande che la porterà però ad avvicinarsi ad Antoine, con cui darà vita a una coppia improbabile ma capace di affrontare insieme paure e debolezze.
PERSONAGGI AL LIMITE DELLA FOLLIA. La sceneggiatura del film riesce a delineare dei personaggi imperfetti, quasi al limite della follia, ma credibili e realistici nel loro relazionarsi con persone altrettanto originali sempre in precario equilibrio tra pazzia e lucidità, come un ex calciatore con problemi di droga o un uomo che crede nell'imminente arrivo di un alieno che salverà tutti gli abitanti della Terra. Il regista Pierre Salvadori gestisce il materiale a sua disposizione con attenzione e limando difetti ed eccessi, firmando un lungometraggio piacevole che si sviluppa con qualche intoppo ma appassiona ed emoziona senza ricadere in stereotipi o eccessive caratterizzazioni. Attento.

Regia: Pierre Salvadori; genere: commedia (Francia, 2014); attori: Catherine Deneuve, Gustave Kervern, Pio Marmai, Féodor Atkin, Michèle Moretti.

Tutto può cambiare

Dopo il memorabile Once, distribuito nelle sale nel 2006, John Carney ritorna a sfruttare la musica per celebrare la capacità di riprendere in mano la propria vita dopo piccoli e grandi drammi, ma non replica l'ottimo risultato ottenuto in passato, scivolando in un eccesso di buoni sentimenti che sostiene una sceneggiatura prevedibile pur essendo sapientemente costruita.
Greta (Keira Knightley) è una cantautrice trasferitasi a New York per amore di Dave (Adam Levine), conosciuto ai tempi del liceo e popstar in ascesa. La fama, però, ha spinto il giovane a tradirla, lasciandola così con il cuore spezzato in una città che conosce poco. Dan (Mark Ruffalo) è un produttore musicale in passato di grande successo, ma ora divorziato e senza lavoro, che cerca di affogare i suoi problemi nell'alcol. Quando Dan vede esibirsi Greta, però, ne intuisce immediatamente il talento e le grandi potenzialità, dando vita con lei a un progetto musicale molto originale, che gli permetterà anche di riavvicinarsi a sua figlia Violet (Hailee Steinfeld), una teenager alle prese con i primi amori e la lontananza dal padre.
LA FORMULA GIUSTA PER EMOZIONARE. Carney è ineccepibile nel suo costruire personaggi e situazioni che possano piacere al pubblico e in cui ci si riesca, in un certo senso, a riconoscere. Amori finiti, difficoltà professionali e incomprensioni in famiglia sono infatti argomenti universali che sanno sfiorare corde profonde nell'animo di ognuno di noi. Aggiungendoci anche dell'ottima musica e un cast convincente (soprattutto grazie all'ottimo feeling stabilitosi tra Keira Knightley e Mark Ruffalo) e apprezzato da generazioni diverse, il regista ha trovato la formula giusta per emozionare senza troppe difficoltà. Tutto può cambiare, tra una registrazione e una passeggiata sulle note di grandi classici, scivola rapido e leggero verso il suo epilogo, animato da un messaggio positivo apprezzabile ma forzato. Paragonato a Once, il nuovo film di Carney sembra quasi realizzato sfruttando l'auto-tune: tutti i difetti sono stati attenuati, anche visivamente con bellissime sequenze sui tetti o in notturna, ma la mancanza di imperfezioni lo rendono meno sincero e realistico. Piacevole.

Regia: John Carney; genere: drammatico (Usa, 2013); attori: Mark Ruffalo, Keira Knightley, Hailee Steinfeld, Adam Levine.

Un milione di modi per morire nel West

Seth MacFarlane compie un vero passo falso nel dirigere una commedia inutile e fin troppo infarcita di volgarità come Un milione di modi per morire nel West.
Albert (MacFarlane) viene lasciato dalla sua fidanzata Louise (Amanda Seyfried) che gli preferisce il più sicuro Foy (Neil Patrick Harris). L'arrivo in città della bella Anna (Charlize Theron), inseguita dal marito fuorilegge Clinch (Liam Neeson), gli permetterà però di trovare quel coraggio che gli manca.
RISULTATO SOTTO LE ATTESE. Il film ambientato nel West colpisce per la grande quantità di star di Hollywood coinvolte, tuttavia la lunga serie di gag non intrattengono e divertono come ci si sarebbe potuti aspettare. La bassa qualità che contraddistingue dialoghi e situazioni, tra problemi intestinali e prostitute pronte a tutto ma non ad avere rapporti con il proprio fidanzato, è esagerata e fastidiosa, e nemmeno i momenti maggiormente fuori dagli schemi, come le allucinazioni in cui persino le pecore ballano, non brillano per originalità. Risulta difficile comprendere la scelta degli attori di accettare di prestarsi a un progetto talmente esile da rendere persino impossibile ridere delle assurdi morti che si svolgono in un West talmente stereotipato da sembrare una scenografia da parco di divertimenti. Inutile.

Regia: Seth MacFarlane; genere: commedia (Usa, 2014); attori: Seth MacFarlane, Charlize Theron, Amanda Seyfried, Liam Neeson, Giovanni Ribisi, Neil Patrick Harris.

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