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SATIRA 20 Ottobre Ott 2014 1657 20 ottobre 2014

Corea del Nord, la bufala della nazionale di calcio condannata a morte

Sconfitti dalla Corea del Sud, i giocatori avrebbero rischiato la pena capitale. Ma non era vero.

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I giocatori della nazionale di calcio della Corea del Nord non rischiano di essere condannati a morte per aver perso una partita contro la Corea del Sud. La bufala era stata pubblicata dal sito satirico statunitense National Report e in Italia la prima ad abboccare era stata l’associazione umanitaria Nessuno tocchi Caino, seguita a ruota da tutti i maggiori giornali del nostro paese. Tuttavia, per fortuna dei calciatori, l'allarme lanciato e ripreso da molti siti web non era altro che l'ultima leggenda sul regime di Pyongyang.
UNA SCONFITTA PESANTE. Gli inventori della bufala avevano spiegato che un giornale della Corea del Nord, Rodong Sinmun, aveva scritto che il dittatore Kim Jong-un aveva fatto mettere in galera tutta la squadra nazionale di calcio sconfitta il 2 ottobre 2014 per 1-0 dai nemici storici della Corea del Sud durante la finale del torneo di calcio dei Giochi asiatici.
Secondo l'associazione Nessuno tocchi Caino, una volta tornati in aereo a Pyongyang dopo la conclusione dei Giochi, «gli atleti sono stati scortati fino a un bus in attesa con il quale sarebbero stati poi trasferiti in una prigione di massima sicurezza». L'ipotesi era delle peggiori: incarcerati nel braccio della morte. Peccato che fosse tutta un'invenzione, com'è stato confermato dal sito statunitense.
CALCIATORI NEL MIRINO. «È già accaduto in Corea del Nord che, in casi analoghi, chi ha perso in competizioni sportive abbia subito maltrattamenti», si giustifica Nessuno tocchi Caino, «per cui la squadra di calcio sconfitta può essere a rischio di severe punizioni».
La nazionale di calcio della Corea del Nord è già stata nel mirino delle autorità. Nel 2010, per esempio, era stata sottoposta a sei ore di pubbliche accuse da parte di un pubblico composto da 400 fra studenti e dirigenti di regime davanti alla tivù coreana «per aver tradito la fiducia di Kim Jong-il» perdendo le tre partite del girone della Coppa del Mondo africana.
L’allenatore di allora era stato espulso dal partito e spedito a lavorare in un cantiere edilizio della capitale, mentre ai giocatori non sembra siano state comminate pene particolare.

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