Un secolo di abiti funerari in mostra al Met Museum fino al primo febbraio 2015. 21 Ottobre Ott 2014 0800 21 ottobre 2014

La moda del lutto, «La morte ti fa bella» a New York

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La regina Vittoria fece del lutto il suo stile di vita, mentre a livello immaginario Rossella O'Hara, protagonista di Via col vento, lo visse all'insegna della trasgressione.
Due donne dell'Ottocento, due modi di vivere la vedovanza e due modi di 'vestire' il lutto.
Dal 21 ottobre al primo febbraio del 2015, nel padiglione 'Anna Wintour' al Metropolitan Museum di New York, va in scena Death becomes her (La Morte ti fa bella), una mostra che celebra l'evoluzione dell'abito funerario dal 1815 al 1915, nonché il modo di vivere il lutto da parte della donna (guarda le foto).
IN MOSTRA 30 ABITI. Trenta abiti che mostrano quanto i canoni dell'alta moda abbiano influito sulle esigenze sartoriali durante il periodo di lutto.
Ma non solo abiti perché 'portare' il lutto ha avuto anche implicazioni sociali e spesso di carattere sessista/sessuale per le vedove.
«La vedova coperta dal velo», ha spiegato Harold Koda, curatore del Costume institute e co-curatore della mostra con Jessica Regan, «poteva suscitare sia compassione oppure avance da parte di uomini a caccia. Una donna con esperienza sessuale, infatti, e senza obblighi matrimoniali era spesso immaginata come una potenziale minaccia nei confronti del cosiddetto ordine sociale». Death becomes her è nata quasi per caso durante un processo di ricerca dell'evoluzione dell'abito di colore nero nella moda durante il XIX secolo. «Ci siamo accorti», ha aggiunto Jessica Regan, «che la maggior parte degli abiti in nero erano da funerale o da lutto».
TRA DOLORE E STATUS SOCIALE. Per le donne di buona famiglia dell'epoca, l'abito da lutto non era solo espressione di un dolore ma anche espressione, appunto, di status sociale e gusto. «Sia in America sia in Europa la mise della vedova ha imitato le tendenza della moda del tempo al punto da suggerire che l'austerità imposta dalla società non precludeva di vestire anche 'alla moda'». Ciò che tuttavia faceva la differenza tra l'abito di alta moda e quello da lutto era nel tessuto. «Il cosiddetto 'crespo' da lutto usato per questi abiti», ha spiegato Harold Koda, «era una seta tipo 'cartonata' che spogliava il materiale della sua lucentezza e lo rendeva più consono ad una vedova in lutto».
EVOLUZIONE DEL NERO. Gli abiti in mostra sono uno spaccato anche sui diversi 'stadi' del lutto e riflettono un'evoluzione della palette di colori che va dal nero tinta unica al momento della morte del congiunto a sfumature più chiare o a anche all'uso di un colore diverso, come il grigio o il marroncino, man mano che si esauriva il periodo imposto per il lutto.

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