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CULTURA 22 Ottobre Ott 2014 1910 22 ottobre 2014

Italia, 30 dialetti a rischio estinzione

Tra questi il friulano, il sardo galurés, il griko calabrés: a favorire il fenomeno è l’atteggiamento negativo delle nuove generazioni.

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Nel 2012 l’Unesco lanciò l’allarme sul pericolo di estinzione dei dialetti. In Italia ci sarebbero addirittura il sardo, il siciliano e il napoletano, assieme ad altre lingue locali meno conosciute. A rischio c’è il töitschu, lingua parlata da una piccola comunità di genti walser, residenti a Issime, un comune della Valle d’Aosta. Parlato ancora da una piccola comunità di abitanti è il guardiolo, dialetto occitano tipico del borgo storico di Guardia Piemontese (Cosenza). La lingua occitana, che deriva dal latino, ha origini nel Sud della Francia; in Italia è parlata in alcune vallate piemontesi e ha raggiunto il profondo Sud in seguito agli spostamenti delle popolazioni avvenuti nel XIV secolo, soprattutto per sfuggire alle persecuzioni contro i valdesi.
L'INFLUENZA DI URBANIZZAZIONE E MIGRAZIONI. Un idioma slavo è ancora utilizzato da 5 mila abitanti del Molise e rischia di scomparire di estinzione, anche se meno di altri. In Sicilia, circa 65 mila abitanti parlano ancora il gallo italico. Fra i 30 dialetti d’Italia a rischio ci sono il friulano, il sardo galurés, il griko calabrés, il griko salentino, il ladino, il lombardo, il veneciano, e il provenzal alpino. A favorire il fenomeno, secondo gli studiosi, è l’atteggiamento negativo nei confronti del dialetto delle nuove generazioni, ma anche l’urbanizzazione e le migrazioni, che modificano tradizioni e costumi, trascinando nel vortice del progresso anche le forme dialettali più arcaiche.

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