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PROGETTI 26 Ottobre Ott 2014 1100 26 ottobre 2014

Albarn annuncia il ritorno dei Gorillaz

Il leader dei Blur assicura che gli ologrammi si rifaranno sentire. Ma solo nel 2016. Intanto le quotazioni della band britpop si alzano.

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Proprio vero che non ci si capisce più niente. Ci fu un tempo ormai seppiato che quando un calciatore-bandiera cambiava maglia, veniva giù il mondo non meno del leader di una rockband che si metteva in proprio: allora erano il pianto e lo stridor di denti, manie di persecuzioni, minaggi, ricattoni, suicidi di massa.
DI ANNUNCIO IN ANNUNCIO. Adesso i calciatori cambiano casacche quanto la biancheria intima e i musicisti si disperdono in sciami di progetti paralleli al punto che, se per caso tornano alla casa madre, ha il sapore di un miracolo.
Quello che ancora non scocca per Damon Albarn, il quale, dopo avere sbandierato proposito di riunione dei suoi Blur, gela gli entusiasmi annunciando un ritorno coi Gorillaz. Non prima del 2016 però. Per cui c'è ancora un bel po' di tempo. Per cui «tutto può succedere chissà». Va' a scopare il mare, Damon, sembrano le previsioni del tempo dei siti internet.


Ma così è se vi pare. In occasione di un recentissimo concerto al Palace Theatre di Melbourne, Albarn ha rivelato al Sidney Morning Herald che i suoi amichetti Gorillaz hanno in mente di tornare a cinque anni da The Fall, senonché in mezzo, nel 2015, ci sarebbe il nuovo album dei The Good, The Bad & the Queen, progetto con Paul Simonon (ex Clash), Simon Tong (ex Verve), Tony Allen (ex Fela Kuti) e lui stesso (ex Blur?).


Anche qui è un ritorno dopo un debutto perduto in una nebbia ormai di quasi otto anni. Tanto per dare un'idea dell'agendina.
I Gorillaz, quasi inutile ricordarlo, sono quelli di Clint Eastwood, ormai una vita fa, nel 2001, gruppetto allora sbarazzino, casinaro tra rock, hip hop, elettronica ed estetica cartoonata, grazie alle animazioni di Jamie Hewlett, e segnarono la fuga da quegli Anni 90 che ad Albarn avevano dato di tutto, di più.
TUTTE LE ETÀ DI DAMON. Ma che ben presto non gli bastarono più. L'ondivago, dispersivo, sorridente Damon è la fotografia vivente, e tutto sommato ancora in buona forma, della rockstar passata per tutti gli stadi della consapevolezza: l'adolescenza da odiosa britpop alla testa di una odiosa britpop band, in rivalità con connazionali altrettanto fastidiosi, gli Oasis («Insomma, di questi tipi non se ne può più, fatevi la barbetta e andate a casa», sbottò una volta un esasperato Keith Richards, e non col tono di un bonario Babbo Natale).

Damon Albarn.  

Quindi il cambio di direzione, l'alternative rock, il botto di 13, l'eroina «che dava ispirazione», l'insofferenza, la crisi, e la progressiva messa in naftalina dei Blur. I tempi che cambiavano, i progettini laterali che s'imponevano, la famiglia, che a un certo punto non manca mai, perché «sono i figli che ti fanno crescere».
IL MOMENTO SOLISTA. E infatti la scorsa primavera Damon Albarn è cresciuto e ha fatto il disco solista (perché c'è anche quella carriera lì) «della consapevolezza», quell'Everyday Robots salutato in modo un po' automatico come il capolavoro che forse non era, con quei beat etnico-elettronici rallentati che magari rischiavano anche di indurre sonnolenza e che comunque non si avvicinavano nemmeno alla densità programmatica di Neneh Cherry, se proprio vogliamo trovare un disco in qualche misura dalle sonorità affini.

Ma piaceva ritrovare un artista nel delicato passaggio del ritorno al futuro, e così fu. Però intanto, gira che ti rigira, tutti aspettavano di rivedere i Blur. E vennero discretamente illusi dal ritorno sul palco di Hyde Park il 12 agosto di due estati fa.
GRAHAM VA PER LA SUA STRADA. E anche lì, immancabile, la ridda di annunci, anticipazioni, imprevisti, probabilità. Invece niente. Ancora niente. Anche l'alter ego musicale nei Blur, il nerdissimo Graham Coxon, ottimo chitarrista però, ha buttato fuori (e che altro poteva fare?) un bel pacco di dischi belli stralunati. Del resto anche lui è uno che i suoi bei problemi ce li ha: il tormentato Graham è uscito dal gruppo nel 2002, ci è rientrato nel 2008, però continua ad andare per la sua strada, e si capisce che è lì che aspetta anche lui la cartolina del richiamo alle armi. Che però nessuno spedisce.
Così che a volte pare colpa del Graham se 'sti benedetti Blur non si ricoagulano sul serio a dispetto del materiale che, pare, sia già abbondantemente in fieri in studio di registrazione: da quanti anni è che si dice quel che non si fa, che non succede mai?
L'ATTESA ALZA LE QUOTAZIONI. L'ultimo disco in studio è del 2003. Da allora solo album dal vivo, preferibilmente da Hyde Park, quasi una mania. Oggi a parlare di britpop si fa quasi la figura degli storici, e a star lì ancora a contare sui Blur come gruppo, invece, degli stoici.
Ma il bello dell'attesa è l'attesa stessa, croce e delizia di chi non vede l'ora. Sai che c'è? Che il buon Damon, tra un Gorillaz e l'altro, ha capito l'unica cosa che resta da capire. Che più tempo passa e più le quotazioni del brand Blur salgono. Finché, un bel giorno, sarà tempo di darci un taglio. E allora, sarà come se i Blur, (ben)tornati, non fossero andati via mai.

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