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AFFONDO 27 Ottobre Ott 2014 1927 27 ottobre 2014

Fiorella Mannoia: «Grillo? Per il bene del M5s se ne deve andare»

L'artista all'attacco dell'ex comico: «In 10 minuti distrugge il lavoro dei suoi parlamentari».

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Fiorella Mannoia.

L'ultima sparata di Beppe Grillo («la mafia sì che aveva una morale», le parole dell'ex comico da un palco di Palermo) si è rivelata un vero e proprio boomerang per il leader del Movimento 5 stelle, di nuovo al centro di una pioggia di critiche decisamente bipartisan.
Tra i più duri spicca Fiorella Mannoia, per la quale «la cosa migliore che Grillo possa fare in questo momento per il bene del Movimento 5 stelle è andarsene. Deve fare come un buon padre: lasciare andare i suoi ragazzi».
«DEMOLISCE IL LAVORO DEL M5S». L'artista, avvicinatasi da qualche tempo all'universo pentastellato, ci è andata giù pesante nei confronti dell'ex comico genovese. «Io sostengo i ragazzi del movimento e il loro lavoro in parlamento perchè credo che siano dei validi 'cani da guardia' e l'unica reale opposizione in questo momento nel Paese». «Ma purtroppo», ha concluso, «il grande lavoro di credibilità e contro le etichette che loro stanno portando avanti viene sistematicamente demolito dalle uscite di Grillo. Loro costruiscono per mesi e lui in 10 minuti distrugge. Sembra uno di quei genitori che vanno a vedere le partite di calcio dei figli e cominciano a urlare e inveire a bordo campo. Per questo mi auguro che faccia un passo indietro il prima possibile».
«RENZI? UN COMICO PURE LUI». Il mancato sostegno a Grillo non equivale di certo a un endorsement per Renzi: «Per me lui e Grillo sono due comici. E la sinistra che faceva riferimento a Berlinguer non esiste più, è morta per sempre».

Crocetta: «Solo un barbaro a caccia di voti della mafia»

Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Tra i più risentiti per l'ultima uscita di Grillo non poteva mancare il governatore siciliano Rosario Crocetta. Per lui, bersagliato e «sfiduciato» in piazza, il leader M5s è semplicemente un «barbaro politicante che cerca i voti della mafia». Più lievi nei toni, ma non meno perentorie nella sostanza le altre reazioni alla sparata di Grillo. A parte qualche esponente del Movimento, molti hanno sottolineato un pericoloso rovesciamento di valori. Riconoscere a Cosa nostra una scelta «morale» è «una idiozia senza precedenti», ha attaccato Crocetta, ricordando il primo delitto di mafia del 1893 di cui rimase vittima Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, «colpevole di avere compreso l'intreccio mafia-affari». «Grillo», ha concluso il governatore, «si dimostra omofobo, xenofobo, strizza l'occhio ai poteri forti e si allea con i nemici della Sicilia per logiche di potere».
MARIA FALCONE: «INSULTO ALLE VITTIME». Per Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, le parole di Grillo sono un «insulto a tutte le vittime di Cosa nostra». In più, il leader M5s «mostra di non conoscere il significato della parola mafia» e «tratta con leggerezza un argomento che ha creato tanto dolore e tanti morti, dimentica il sacrificio di Giovanni Falcone e delle altre vittime della mafia». «Frasi a effetto senza pensiero», le ha liquidate Pina Grassi, vedova dell'imprenditore Libero che si ribellò al racket del pizzo.
PIOGGIA DI CRITICHE DAI MAGISTRATI. Anche dai magistrati sono arrivate nette prese di distanza. Per il procuratore facente funzione di Palermo Leonardo Agueci «mettere insieme mafia e morale è un ossimoro, un contrasto insanabile». Da quando la mafia esiste come forza criminale, ha aggiunto Giuseppe Di Lello, per anni componente del pool di Falcone e Borsellino, «non ha mai avuto una morale, tanto è vero che ha compiuto stragi e ucciso donne e bambini».
M5S: «MANIPOLAZIONE DEL REGIME». Sul fronte politico, se Grillo viene attaccato dal renziano Davide Faraone e da Simona Vicari (Nuovo centrodestra), è invece difeso strenuamente da alcuni esponenti del suo movimento che hanno messo sotto accusa i media e denunciato la «manipolazione» del pensiero del loro leader da parte del «regime». «Dov'erano» - si è chiesto il capogruppo al Senato, Alberto Airola - «i professionisti dell'indignazione, così scandalizzati da una frase di Beppe Grillo che non hanno nemmeno capito, quando si abbassavano le pene per il reato di voto di scambio? Dove sono adesso quando si perseguitano i giudici e si intralciano le indagini? Dov'erano quando a maggio il voto trasversale dell'Assemblea regionale siciliana respingeva la proposta del M5s di abolire il vitalizio per i condannati di mafia?». Anche il deputato Alessandro Di Battista ha sottoscritto le parole di Grillo e rilanciato le accuse alla stampa. «Oggi la mafia finanziaria utilizza di meno la lupara. Ha i media a disposizione, li controlla. I media sanno uccidere con la macchina del fango, sanno distruggere chi si ribella a un sistema facendolo passare per tutto quel che non è».

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