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TIVÙ 28 Ottobre Ott 2014 0600 28 ottobre 2014

Les Revenants, non chiamateli zombie

Morti che tornano. Sperano di recuperare una vita che non ricordano. Distruggendo quella dei loro cari. La serie francese è già cult.

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Una scena de Les Revenants.

C'è una serie che sta facendo impazzire tutti, è appena cominciata, però tutti sembrano averla già vista. Prodigio dello streaming, che manda i suoi fantasmi prima che vengano trasmessi.
Così, Les Revenants, prodigiosa serie francese diffusa su Canal+ due anni fa, lanciata su Sky Atlantic da pochi giorni, è già un culto per chi si aggira bene tra le pieghe della Rete.
NON CHIAMATELI ZOMBIE. Questi spettri digitali possono benissimo essere una metafora per il contenuto del racconto. Che parla di morti riviventi, ma non chiamateli zombi. Gli zombi sono cattivi, ti vogliono mangiare, rendere come loro, invece questi ritornati sperano di recuperare una vita che non ricordano anche se ne intuiscono la mancanza. E allora camminano, camminano. Non hanno memoria di come tutto finì.
Camille, Simon, Victor avanzano confusi, affamati tra le brume di un villaggio montano e non sanno che fare, hanno questo istinto che li guida sulla strada del ritorno, neppure sospettando che vanno a distruggere le esistenze distrutte di chi li aspettò invano e poi li pianse.

È un prodotto europeo, particolarmente raffinato che mantiene tutte le premesse. La serie, di otto episodi la prima, ma è già in lavorazione la seconda stagione (e figurarsi se gli americani, subito stregati da quello che è loro parso «naturalismo sovrannaturale», si facevano sfuggire l'occasione di annunciare l'inesorabile remake), trae vita dal film del 2004 Quelli che ritornano di Robin Campillo.
LE ISPIRAZIONI: DA LUNA PARK A TWIN PEAKS. Alla sceneggiatura, insieme col creatore della serie, Fabrice Gobert, si è affiancato tra gli altri lo scrittore Emmanuel Carrére, autore di Limonov. Le ispirazioni, per diretta ammissione dello stesso Gobert, sono ambiziose, vanno dall'horror Lasciami entrare del regista svedese Tomas Alfredson al Luna Park di Bret Easton Ellis alla (inevitabile) Twin Peaks di David Lynch.
La realizzazione ha richiesto cinque lunghi anni, la colonna sonora è stata affidata ai Mogwai che per l'occasione hanno composto una sinfonia di attese, dilatando i fragori, comprimendo la cifra epica in una danza di ombre dolenti. Un po' faticosa da sentire di per sé, perfettamente logica in sottofondo alle sequenze. Insomma una creazione senza sbavature, calibrata sotto ogni aspetto.
ATTESTATI E PREMI. E Les Revenants, concepito per entrare nella mente di chi lo guarda, ha puntualmente raccolto attenzione, attestati, premi, critiche entusiaste, raggrumando una fascinazione popolare che non potrà se non crescere ancora.
Perché le sue ferite, sui vivi e i defunti, sono allegoriche. L'idea è discutibile, cioè meritevole di attenzione. Ti costringe a fermarti. Ti inchioda a una spirale che senti salire da un altrove in te. Non è un eterno ritorno, non è il circolo del nichilismo: morte uguale vita uguale morte. C'è altro qui. C'è qualcosa di più in questi pavimenti che scricchiolano, nelle foto appese alle pareti di fiochi corridoi, nei piccoli rumori, insostenibili come indizi, che l'umidità, la foschia invincibile rende più pesanti.
LA NOTTE PERENNE. Sembra sempre notte, anche quando è giorno, e quando invece è notte c'è sempre un lampione di luce gialla ma fredda. Umida, velata. Come due fiumi, di colori opposti che si mescolano e sale un vapore dal sapore che non sai, che non sapresti dire.
C'è qualcosa che chiama, che interroga in questi cieli carichi di nuvole scure che scorrono e specchiano terre, borghi, strade, case cariche di cose oscure che non si capiscono. C'è qualcosa che si agita nei silenzi. Tutti parlano poco. Ogni tanto esplodono di parole. Esplodono poi tacciono sgomenti. Le certezze vanno in frantumi, le schegge feriscono vite adagiate nel nulla di una routine.
UN FILONE BATTUTO. Quello dei morti che tornano, che riemergono dal loro limbo è un filone, le serie non si contano. Da Walking Dead a Resurrection via via fino al nuovissimo Z Nation. E la strada dei vampiri, si sa, è lastricata delle migliori (e peggiori) pellicole.
Ma sono casi diversi, per tutti il filo rosso è la morte, più o meno cruenta, più o meno famelica di vita: qui il tema è la vita stessa. Che sembra zampillare dal suo contrario. È un esserci, un esistere che sa di resistere, al suo opposto, alle leggi della natura e della logica, e la nuova occasione parte dai laghi di dentro: tutto è come risucchiato in un mondo interiore, le cose accadono, si riavvolgono, riavvengono a partire da dentro e poi si riverberano nella vita che banalmente si vive.
I TENTATIVI DELLA BBC. Impostazione che pare uguale e contraria a quella di altre (ottime) serie prodotte dall'inglese Bbc, con la costante di una vita che si interrompe per motivi più o meno misteriosi: e il nulla è l'unica cosa che resta, che vive infine.
Un titolo per tutti, Amber, la ragazzina adolescente che svanisce nell'incognità e, a dispetto di false piste, cortocircuiti temporali, sospetti mai risolti, non ci sarà catarsi. Semplicemente una dissolvenza che distrugge la tranquillità tarlata delle vite attorno a lei.
Le Revenants invece sfasciano non scomparendo ma riapparendo. Obbligandoci coi loro sguardi implosi, stravolti, a fare i conti con ciò che crediamo vita, con la vita che crediamo di vivere. E con il sogno, terrificante, mai sognato, mai sconfitto, di poter morire per ricominciare tutto in modo diverso. Poter essere altri per essere davvero noi.
Ma sì. Chi non ha mai desiderato, almeno una volta, di essere un Ritornato?

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