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CULTURA 31 Ottobre Ott 2014 1720 31 ottobre 2014

Eduardo De Filippo, 10 frasi famose

Da «Ha da passà 'a nuttata» a «Gli esami non finiscono mai»: le definizioni celebri del grande drammaturgo.

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Eduardo De Filippo, scomparso il 31 ottobre 1984.

Il 31 ottobre 2014 sono ricorsi i 30 anni della scomparsa di Eduardo De Filippo.
L'arte del grande drammaturgo napoletano ha segnato la storia del teatro italiano, ma è entrata anche nell'immaginario collettivo.
Molte frasi tratte dalle sue opere fanno ormai parte del linguaggio comune.
«Gli esami non finiscono mai» e «Ha da passà 'a nuttata» sono diventate dei famosi adagi per raccontare l'eterna speranza che le prove della vita, anche le più difficili, prima o poi avranno una fine,
Un'altra citazione indimenticabile è «C'è un'altra cosa che non dice bugie: 'a morte»: una sentenza dura ma sempre aperta alla fiducia perchè «L'uomo non è cattivo, ha solo paura di essere buono».
Si tratta di espressioni che sono diventate di uso quotidiano grazie alla forza delle loro sintesi e alla saggezza popolare che le caratterizza.
IRONICHE E SFERZANTI. Così De Filippo è uscito dal teatro, dai libri e dalle poesie per entrare nella vita di tutti i giorni di migliaia di persone. Definizioni a volte ironiche, a volte sferzanti, altre ancora commoventi, come «I figli so' figli e so' tutt'eguale» che Filumena Marturano pronuncia in modo lapidario sul viso del «moderno» e sconfitto Dummì-Domenico Soriano; o la reiterata domanda «Te piace 'o presepio?» di Natale in casa Cupiello. Parole semplici che raccontano in modo splendido l'eterna ricerca del consenso.
AFORISMI SENZA TEMPO. Alcune battute celebri di Eduardo sono diventate aforismi senza tempo per esempio «Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male». Altre invece sono passate alla storia come simbolo dell'ironia che non ammette repliche: memorabile la frase «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male» oppure la proverbiale stoccata di sarcasmo partenopeo «Ogni minuto muore un imbecille, e ne nascono due». Vita e opere del drammaturgo sono state indissolubilmente legate alla sua amata Napoli, da cui però i giovani dovevano andarsene seguendo l'invito «Fujtevenne».

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