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INTERVISTA 3 Novembre Nov 2014 1517 03 novembre 2014

Eutanasia, Marco Bellocchio: «Un diritto innegabile»

Caso Brittany Maynard, Bellocchio a L43: «Nessuno può obbligare un altro a vivere la sua vita». E su Eluana: «Cinismo diffuso per non scontentare la Chiesa».

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Quando si è iniziato a parlare di Brittany Maynard, la 29enne americana che ha scelto di ricorrere all'eutanasia per non dover affrontare una malattia devastante come il cancro al cervello, in Italia la mente è corsa a Eluana Englaro e a quei giorni del 2009, alla battaglia di papà Beppino e alle parole di una classe politica che fece di tutto per impedire a una ragazza di andarsene dopo 17 anni di coma.
Una storia raccontata dal regista Marco Bellocchio nel film Bella addormentata, (in onda in prima serata giovedì 6 novembre su RaiTre). «È un diritto che nessuno può negare. La vita è mia, non possono costringermi a viverla», ha detto a Lettera43.it.
La storia di Brittany ha colpito anche lui, che da sempre è sensibile al tema, ma soprattutto «ha riportato il problema al centro del dibattito». Anche in un Paese come l'Italia, che «arriva sempre dopo gli altri» e risente di una classe politica «che per calcoli elettorali non vuole alienarsi l'appoggio della Chiesa».

Il regista Marco Bellocchio col Leone d'Oro alla carriera (© Getty Images).

DOMANDA. Decidere di morire a 29 anni, in questo modo, per molti è una scelta di dignità. Per altri qualcosa di inspiegabile.
RISPOSTA. Ognuno la può pensare a modo suo, ma non possono obbligare una persona a vivere contro la sua volontà. Poi, personalmente, mi permetto di fare una distinzione.
D. Che tipo di distinzione?
R.
Tra chi decide di morire perché questa vita non vale la pena di essere vissuta e chi invece lo fa perché è aggredito da una malattia dolorosissima e senza scampo e decide di uscire di scena con dignità.
D. E in che modo si può distinguere?
R.
Nel primo caso, se capita a un mio amico, una persona a cui sono vicino, posso cercare di fargli cambiare idea perché la trovo una scelta sbagliata. Ma non posso impedirglielo fisicamente.
D. Una situazione comunque diversa dall'eutanasia.
R.
Sì. L'eutanasia per me vale solo in quei casi in cui non c'è alcuna speranza di guarigione. Uno spegnersi di una candela che porta a scegliere una fine più discreta. A questo non posso in alcun modo oppormi, anche perché non essendo un credente non ne ho motivo.
D. Il caso di Brittany Maynard ha scosso il mondo. Come mai secondo lei?
R.
Lì colpiscono la giovane età e la gravità della malattia. Anche la sua scelta di posticipare la fine per godere di nuove esperienze, anche sotto sedativi forti, ha pesato. Non mi interessa entrare nel merito del discorso sulla spettacolarizzazione e sulle intenzioni, mi limito a constatare come questo dramma abbia riportato il problema al centro della dibattito.
D. In alcuni Stati, anche in Europa, l'eutanasia è legale. In Italia ancora non si è arrivati a una legge sul testamento biologico. Perché?
R.
È la caratteristica dell'Italia: pochissimi vanno in chiesa, i praticanti sono sempre di meno, però sono tutti cattolici e si richiamano a quei principi. Così ci troviamo ad avere a che fare con una classe politica influenzata dal Vaticano.
D. Come è accaduto per Eluana Englaro.
R.
Ci fu un cinismo diffuso in nome dell'obbedienza alla Chiesa per ragioni di potere e basta. Oggi Berlusconi ha aperto ai gay, all'epoca non l'avrebbe mai fatto. Si voleva fare una legge per impedire a Eluana di spegnersi in pace dopo 17 anni.
D. E gli italiani?
R.
La coscienza della gente è molto più aperta di quanto non sia quella della nostra classe dirigente, vincolata da mere ragioni di calcolo politico. Nessuno voleva rischiare di alienarsi un potere forte come il Vaticano, in grado di condizionare l'elettorato.
D. E oggi cosa è cambiato?
R.
Con questo papa più liberale, forse, qualcosa potrebbe muoversi. Ma arriviamo sempre per ultimi su diritti che in altri Paesi più laici, e forse più protestanti, sono già riconosciuti da tempo.
D. Silvio Berlusconi, all'epoca, si oppose dicendo che Eluana poteva ancora avere dei figli. Oggi che direbbe?
R.
Smentirebbe tutto. Direbbe che non è vero. Lo fece semplicemente perché la sua maggioranza doveva andare in quella direzione.
D. Negli Usa sembra esserci stato più rispetto per Brittany Maynard da parte della classe dirigente.
R.
Sembra di sì. Inoltre lì la legge si rispetta. Ci sono Stati con la pena di morte e altri molto più liberal, ma la legge, qualunque essa sia, viene presa più sul serio.
D. In Italia non è così?
R.
Qua c'è chi vorrebbe fare piazza pulita dei corrotti e chi è tollerante per mero tornaconto personale. Ci sono anche i veri garantisti e i veri tolleranti, certo.
D. L'Italia è pronta o sarà mai pronta per l'eutanasia?
R.
Dipende. Le campagne per divorzio e aborto dimostrarono che gli italiani erano molto più avanti rispetto ai politici. Quei diritti li ha voluti la gente e sono arrivati grazie all'impegno in primis dei Radicali e di Marco Pannella, veramente un eroe nazionale. Anche il Pci si adeguò in seguito. All'inizio era più restio, sempre per spirito di compromesso.
D. Questo è quello che accadde all'epoca. Oggi cosa dobbiamo aspettarci?
R.
Oggi dipende dalla convenienza dei politici. O dai loro nomi. La classe dirigente cambia in continuazione. Personaggi importanti fino a qualche anno fa, come Antonio Di Pietro, oggi sono spariti dalla scena. Adesso è il turno di Beppe Grillo. C'è un ricambio molto più rapido rispetto al passato.
D. Lei ha raccontato la storia di Eluana e Beppino Englaro. Vedremo anche quella di Brittany Maynard al cinema?
R.
Non lo so, è probabile. Magari non al cinema, ma in tivù, perché oggi le serie hanno superato il cinema, spesso, anche in qualità e capacità comunicativa.

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