Italia Paesi Peggiori 141103124412
ANALISI 4 Novembre Nov 2014 0558 04 novembre 2014

Diritti Lgbti in Ue: Italia fanalino di coda

Politica offensiva. Mancanza di tutele. Discriminazione. Il nostro Paese è tra i peggiori in Europa per diritti Lgbti. Al pari di Lituania, Croazia e Bulgaria.

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da Bruxelles

L'Italia è tra i Paesi peggiori in Ue in materia di diritti per la comunità Lgbti.

Per testare quanto l'Italia sia un Paese ancora profondamente omofobo, secondo Marco De Giorgi, direttore generale dell'Unar (Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali) , basta fare una domanda: hai amici Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali)? «Quasi tutti risponderanno di sì», dice De Giorgi a Lettera43.it. Se però poi si chiede: hai un collega gay? «Quasi nessuno ne ha uno. E non certo perché le persone Lgbti non lavorino».
Ma perchè come dimostra l'ultima ricerca Istat sulla popolazione omosessuale e transessuale «gli italiani hanno grosse difficoltà ad accettare l'omosessualità in alcune aree di lavoro: il 41,4% crede che una persona Lgbti non dovrebbe lavorare come insegnante, il 28,1% come dottore e il 24,8% come politico», dice De Giorgi.
Nel 2013 su 1.142 casi di discriminazione registrati dall'Unar, il 10% erano per orientamento sessuale. E il 3% delle discriminazioni nei luoghi di lavoro sono sotto stimati. «Ancora oggi le persone Lgbti non denunciano le discriminazioni sui luoghi di lavoro, perché c'è molta paura a fare coming out».
DE GIORGI: «TRANS AI MARGINI DELLA SOCIETÀ». Le ragioni e le conseguenze di questa discriminazione sono però diverse: «Se per i gay il dover nascondere la propria sessualità sul posto di lavoro diminuisce la produttività, ed è causa di assenteismo e depressione», spiega De Giorgi, «per i trans la situazione è ancora più grave: spesso vivono ai margini della società, vittime della prostituzione coatta o di tratta, e non riescono proprio a entrare nel mercato del lavoro».
Non stupisce quindi che in Italia le persone Lgbti si sentano tra le più discriminate in Europa (54%, peggio solo Lituania, Croazia, Polonia e Cipro). E sono quelle che più nascondono i loro orientamenti sessuali (solo l'8% è sempre aperto). A dirlo è il rapporto dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) presentato alla prima Conferenza europea sui diritti di gay, lesbiche, bisex e transessuali, organizzata il 28 ottobre a Bruxelles proprio dalla presidenza italiana dell'Ue con l'obiettivo di porre rimedio a una così grave mancanza di civiltà.
PER IL 91% LA POLITICA ITALIANA È OFFENSIVA. L'Italia è infatti anche maglia nera per il linguaggio usato dai politici (il 91% lo giudica offensivo, peggio solo la Lituania con il 93%), le battute nella vita di tutti i giorni (60%, peggio solo la Bulgaria con 68%) e la mancanza di leggi a tutela (89% insieme con Grecia e Slovacchia, peggio solo Lettonia e Romania con 92%). Mentre è record negativo assoluto per i transessuali, con il 95% che denuncia di essere discriminato.
Così il desiderio di scappare, e la convinzione che sia possibile vivere meglio in qualsiasi altro Paese, è sempre più forte. Ma purtroppo il muro dell'ipocrisia è difficile da abbattere non solo in Italia. Julia Ehrt, direttore esecutivo dell'organizzazione Transgender Europe (Tgeu) è tedesca e «discriminata», racconta a Lettera43.it: «Nella mia carta di identità e nel mio passaporto c'è scritto che sono un maschio, se ci fosse scritto il mio nome Julia e non quello maschile, sarebbe tutto più semplice. Ma purtroppo nessuno capisce che implicazioni tutto questo comporta nelle nostre vite quotidiane, quando si tratta anche solo di prendere un aereo e dover spiegare chi sei».

I Trattati Ue non menzionano l'identità di genere

Il premier Matteo Renzi, sullo sfondo un'immagine di Silvio Berlusconi.

Quando si parla di identità di genere la situazione, infatti, è ancora più complessa.
L'identità di genere non è esplicitamente menzionata dai trattati dell'Unione europea, né nella Carta dei diritti fondamentali. Tuttavia, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la discriminazione riguarda anche le persone che hanno cambiato, stanno cambiando o hanno intenzione di cambiare sesso. Ma i problemi restano per coloro che non vogliono sottoporsi al cambiamento di sesso.
Secondo un rapporto di Amnesty international, in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia e Irlanda, una persona transgender deve sottoporsi a una serie di 'verifiche' prima di poter cambiare i propri documenti. Interventi chirurgici, cure con ormoni «e persino esami psichiatrici», racconta Julia. In pratica il corpo deve trasformarsi e lo Stato deve certificare che una malattia è in corso per poter ottenere non solo il cambio di genere sui documenti, ma anche solo il cambio di nome.
EHRT: «LA GERMANIA NON È COSÌ AVANZATA». Per questo secondo Julia, la Germania non è certo locomotiva europea dei diritti: «Il mio Paese non è così avanzato come dovrebbe essere», commenta, «lo è sicuramente più dell'Italia, ma solo grazie alla nostra Corte costituzionale che ha migliorato la legislazione specifica sui trans negli ultimi 20 anni. Sei casi finiti davanti alla Corte hanno avuto successo e hanno rafforzato la legislazione».
Un processo di emancipazione che dura da anni e che ha portato «anche in un Paese con una forte connotazione religiosa come il nostro, al riconoscimento dei matrimoni gay».
MALTA FA SCUOLA. Un modello, quello tedesco, al centro delle cronache italiane dopo esser stato preso come esempio da seguire da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ma per Julia non è una questione di Nord emancipato e Sud arretrato, nè di religione: «Malta per esempio è molto più avanzata, ed è comunque un Paese cattolico».
Non solo. Si tratta del «primo Paese al mondo ad aver appena introdotto nella sua Costituzione la difesa della gender identity, è da loro che dobbiamo prendere esempio in Europa», dice Julia, «certo non hanno il Vaticano, ma sono cattolici ed estremamente conservatori. Eppure quando si tratta di riconoscere i diritti delle persone non si nascondono dietro falsi principi».
«L'APERTURA DEL CAV? UN SEGNALE ECCEZIONALE». Tradizione e religione possono essere un ostacolo «ma non lo sono necessariamente. Se i conservatori fanno un'apertura», dice Julia riferendosi a quella manifestata anche in Italia dal centrodestra di Berlusconi, «è un segnale eccezionale, possono condurre un processo che la sinistra non bloccherà mai, quindi, c'è una speranza che si realizzi davvero».
Una opportunità che anche il direttore dell'Unar guarda con speranza: «L'apertura di Berlusconi sta creando un nuovo schieramento politico sul tema dei diritti, perché non è giusto che questi siano solo appannaggio della sinistra, altrimenti vengono ideologizzati. Invece se anche la destra liberale inzia a ragionare è un buon segnale».

Morten Kjaerum: «La corrente sta cambiando»

Morten Kjaerum, direttore dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali.

A livello europeo, ha segnalato il direttore della Fra Morten Kjaerum, negli ultimi anni ci sono stati miglioramenti, facendo scendere dai nove del 2008 ai tre del 2014 gli Stati membri che limitano al solo ambito lavorativo le norme antidiscriminazione, mentre sono saliti dagli otto del 2010 ai 18 di quest'anno quelli che considerano 'membri di famiglia' il coniuge dello stesso sesso nel contesto della libera circolazione Ue.
Insomma «la corrente sta cambiando», ha osservato Kjaerum, ma ancora oggi «troppo spesso le persone Lgbti devono far fronte alla discriminazione e all'ostilità semplicemente per essere loro stesse». È quindi giunto il momento a livello comunitario di «rimettere sull'agenda europea l'uguaglianza e la non-discriminazione delle persone Lgbti».
UN PASSO AVANTI: LA RELAZIONE LUNACEK. Attualmente non ci sono infatti strumenti specifici dell'Ue per proteggere le persone Lgbti dal crimine d'odio. L'articolo 21 del capitolo 'Uguaglianza' della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta qualsiasi forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale. A febbraio il parlamento europeo ha approvato la relazione Lunacek (dal nome della parlamentare che l'ha proposta, Ulrike Lunacek), un piano contro l'omofobia e la discriminazione sessuale, ma nessuna misura è per ora vincolante..
Qui, ancora una volta, sono i singoli Stati membri ad aver fatto un passo avanti: 19 di loro ora hanno leggi che considerano un reato penale l'incitamento all'odio o alla violenza per motivi di orientamento sessuale. Un numero che è quasi raddoppiato a partire dal 2008.
RENZI PUNTA AL MODELLO TEDESCO. Nonostante i progressi, però, secondo il rapporto Fra, oggi ancora circa il 66% degli intervistati in tutti gli Stati membri dell'Ue hanno paura di tenersi per mano in pubblico con il partner dello stesso sesso. Oltre l'80% ha raccontato che nella vita di tutti i giorni le battute casuali sulle persone Lgbti sono molto diffuse. E il discorso omofobico e transfobico tra i politici è ancora una realtà con cui alcuni Stati membri dell'Ue devono ancora fare i conti. Italia per prima.
Uno degli obiettivi principali del governo Renzi è quello di approvare la legge sulle unioni civili sul modello tedesco e la legge sull'omofobia. «L'Italia è messa veramente male rispetto all'Europa, ha molto lavoro da fare, poiché quanto a rispetto dei diritti umani è più indietro non soltanto di quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale, ma anche ormai del Sud e Nord America», ha detto il sottosegretario alle riforme Ivan Scalfarotto.
BISOGNA PARTIRE DALL'EDUCAZIONE. Ma per vincere l'ignoranza, «prima ancora delle leggi servono le parole, l'esempio, l'educazione», dice Julia. Perchè è sui banchi di scuola che si inizia a soffrire e costruire il muro della discriminazione. Nella ricerca Fra emerge che il 67% di tutti gli intervistati Lgbti quando era a scuola ha nascosto o mascherato il proprio orientamento sessuale o l'identità di genere. Il motivo? Oltre l'80% ha ricordato commenti negativi o atti di bullismo nei confronti di giovani Lgbti fatti proprio in classe.
Casi sempre più frequenti che non possono essere più definiti atti di 'innocuo bullismo' nella 'normale' vita scolastica. «Basta vedere», ha concluso Kjaerum, «che le statistiche di suicidio tra i giovani Lgbti sono molto più elevate per capirlo».

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