PROFILI 13 Novembre Nov 2014 1638 13 novembre 2014

Mara Maionchi, dalla discografia alla televisione volgare

Da talent scout negli Anni 60 a star trash in tivù. Maionchi si è reinventata. Per sopravvivere alla crisi della musica. Ed essere nuova icona pop (foto).

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Ma perché una che si porta addosso una fetta di storia della musica italiana deve diventare una sorta di avatar tutta corna, socmel e risatone omeriche?
Perché non c'è dubbio che Mara Maionchi la storia delle note tricolori l'abbia fatta, da sola e col marito Alberto Salerno: da Renato Carosone a Tiziano Ferro, passando per Lucio Battisti, Renzo Arbore, Umberto Tozzi, Mia Martini, Vasco Rossi, non c'è grosso calibro che non abbia intrecciato le sue traiettorie con questa coppia multitasking (guarda la gallery).
ZERO: «È UNA CON LE PALLE». Talent scout, parolieri (lui), comunicatori, produttori. Molti debbono molto a Mara, e Renato Zero, che insieme a Rossi è rimasto forse l'unico degli artisti storici a contare sul serio nel mercato discografico, le ha reso pubblicamente gli onori: «È una con le palle, ci faceva tremare tutti, ma dobbiamo solo ringraziarla».
Che Mara non fosse una qualsiasi se ne sono inesorabilmente accorti anche al di fuori del mondo discografico.
Ma qui la domanda torna spontanea: perché una così deve diventare altro da sé, una specie di virago che molti trovano simpatica in virtù di escandescenze, magari genuine come un piatto di lasagne, ma non meno pesanti, anche se cotte a puntino per lo spettacolino televisivo?
SEGUE LA LEZIONE DI WARHOL. La spiegazione più semplice la fornisce proprio l'interessata con la proverbiale schiettezza: socc', la discografia è in crisi nera, non si batte chiodo, ci si arrangia come si può.
Lei si è reinventata, piuttosto felicemente, come gruppo Laocoontico: conduttrice, opinionista, speaker radiofonica, giudice di talent, produttrice discografica, testimonial pubblicitaria, attrice, canterina a sua volta (ci siamo sorbiti pure l'inevitabile My Own Key versione electrodisco) e a questo punto non ha neppure più senso strologare di conflitti o concerti d'interesse.
Così Mara, classe 1941, coetanea di Charlie Watts dei Rolling Stones, con la tipica esuberanza da XX secolo ha capito che questo è un tempo liquido, orizzontale, nel quale chi si ferma è annegato mentre è fondamentale moltiplicare warholianamente la propria immagine e pazienza se l'effetto rischia di ricordare quello di una zuppa di fagioli in scatola.

Costretta a reinventarsi per sopravvivere al mercato discografico in stallo

Mara Maionchi conduce Benvenuti nella giungla su Radio 105.

La Mara sopra le righe, che giudica e manda («a cagher»), litiga e stronca, come il famoso analcoolico biondo, piace, piace, piace: e chi piace vive e chi non piace si dà pace.
Sì, verosimilmente Mara, incarnando la discografia italiana, ne segue l'evoluzione (o involuzione): quello sfarinarsi, quel disperdersi in mille rivoli disordinati che si ricoagulano in un mercato sempre più asfittico, di acquirenti non meno che talenti.
Perché diciamoci la verità: cosa è mai uscito da un talent, al netto delle chiacchiere dei comunicati stampa?
Poi in pubblico si potrà dire che questo è un campione, quell'altra una stella, ma la verità (che sempre ti fa male lo sai), è quella che tutti mormorano in privato: fare il minestrone con questi zucconi, è una tragedia.
NON HA PIÙ TALENTI SU CUI LAVORARE. Si son dati molteplici casi di cantautori anche seri, impegnati, inguaribilmente snob, ribelli, trasgressivi, scomodi per definizione che, dopo avere rovesciato ogni disprezzo sui famigerati talent, poi han fatto la fila per andare ad accomodarsi a Canossa, dalla papessa Maionchi anche solo per una comparsata: socc', non c'è più trippa per gatti e una concessione al trash, se è il caso esaltandolo, è una proposta che più nessuno può rifiutare.
A differenza dell'Alice di De Gregori, che non sapeva niente, la Mara tutto questo lo sa bene e dell'insostenibile leggerezza di questo mondo postdiscografico, nel quale i talenti non vengono più intuiti, allevati, lanciati dai maghi come lei, ma spacciati da blogghettari e strani tipi a corto di opinioni, ha fatto un reame: tanto, a rendere il tutto presentabile c'è Maionchi, con la sua esperienza, la sua storia musicale, le sue sbroccate, le sue risatone apocalittiche, le sue “ombrellate” («Tièèè!») i suoi va' a cagher.
E imputarle di fornire un clamoroso contributo all'esagerazione imperante, è quasi patetico: oggi, se non sei esagerato, non vai da nessuna parte e il trucco è diventarlo oltre ogni possibile caricatura.
UNA, TRINA, QUATTRINA: MA SEMPRE UGUALE. Dunque rieccola Mara, a furor di social, stavolta come conduttrice di Xtra Factor su Sky 1 (ma tutte ste “X” giovanilistiche, non avranno rotto un po' le palle?).
Per ora, chiosa lei, poi «in futuro si vedrà».
Perché il futuro è un'ipotesi ma, per chi sa apparecchiarselo, è una certezza.
Mara Maionchi, una trina, quattrina, cinquina e tombolona, in fondo ha scoperto l'uovo di Colombo: essendo una donna con le palle, non ha fatto che carambolarle, quelle palle, nel biliardo di una platea generalista.
Insomma si è costruita il personaggio che era sempre stata, l'ha dilatato ed eccola qua, forse non ce ne libereremo mai, forse ce la meritiamo o forse lei è davvero l'ultima Thule, o magari la Shangri-La di un mondo discografico che ha perso la bussola e ha bisogno dell'esperienza di una addetta ai lavori di lungo corso per salvare il salvabile, ammesso che qualcosa da salvare ci sia.
Del resto, se dai talent non nasce niente, non è che dalla tanto mitizzata scena indie nascano poi tutti 'sti diamanti.
E allora, Dio salvi la Papessa. Che tanto nella vita è tutta questione di X, e a volte pure di Remix.

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