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TELEVISIONE 17 Novembre Nov 2014 1238 17 novembre 2014

De Filippi, perché vuoi zittire Saviano ad Amici?

De Filippi lo invita ad Amici vietandogli di parlare di mafia. «Deve solo spiegare cos'è il talento». Ma così lo scrittore rischia di diventare un Masaniello.

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Maria De Filippi.

Ultimamente Maria De Filippi concede interviste solo a Repubblica.
La prima domanda da porsi sarebbe: ma i lettori di Repubblica guardano i programmi della De Filippi?
Che sono, per chi se lo fosse scordato, Uomini e donne, Tu sì què vales, C’è posta per te, laddove trionfano tronisti, postini in bicicletta, fenomeni da baraccone.
Ma passiamo oltre.
«NIENTE CRIMINALITÀ ORGANIZZATA». La questione vera è che, nell’ultima intervista al giornale diretto da Ezio Mauro, il 15 novembre Maria De Filippi ha dichiarato che nella prossima stagione di Amici, il talent per giovani cantanti e ballerini, vorrebbe avere come ospite ricorrente nientemeno che Roberto Saviano (il quale, invece, con Repubblica ci azzecca molto).
Lo scrittore dovrebbe andare ospite in questo programma a spiegare ai ragazzi cos’è «il talento».
E subito la De Filippi ha aggiunto: guai a parlare di criminalità organizzata! Dice la signora: «È la prima cosa che gli ho detto. Non voglio sentir parlare di mafia e camorra. Dopo l’attentato del 1993 a Maurizio (Costanzo) ho cancellato dalla mia vita questi argomenti». Insomma tutto, purchè non se ne parli.

Come chiamare Obama in tivù e chiedergli di non parlare di diritti civili

Roberto Saviano.

Allora, per chi non ne fosse al corrente (pochissimi probabilmente), Saviano è quello che nel 2006 ha scritto il docu-romanzo Gomorra (quasi 4 milioni di copie vendute in tutto il mondo), che ha ideato Gomorra, la serie tivù di Sky (anche questa venduta all’estero dopo il successo in patria), che è andato (sotto scorta) negli ultimi otto anni in giro ovunque a parlare di lotta alla mafia e alla camorra, che ha prestato il suo volto a svariate trasmissioni per parlare sempre di lotta alla mafia e alla camorra.
«PARLI SOLO DI TALENTO». E ora? Ora arriva Maria De Filippi, che tutto vuole e tutto stringe (compreso un Matteo Renzi con giacchetto di pelle in versione Fonzie), e stavolta vuole Saviano (il marchio, il brand, il nome, la faccia) per parlare di «talento».
È come chiamare Barack Obama e dirgli: «Parla di tutto ma non pronunciare la parola “black” perché il nero è un colore che non mi piace».
Oppure invitare Gandhi e suggerirgli: «Mi raccomando, racconta delle bellezze dell’India, ma non una parola sullo sciopero della fame perché ho un’amica anoressica».
Lo stesso che ospitare il papa per farlo discorrere di pace e amore, ma vietargli di parlare di Cristo crocefisso, perché la morte non è allegra.
Come se poi la trasmissione Amici non la guardassero anche i ragazzi della Campania, della Calabria, della Sicilia. I quali, una volta spenta la tivù, che fanno? Escono per strada dove è tutto un fiorire di talenti invece che di sparatorie e morti ammazzati dalla mafia e dalla camorra.
LO SCRITTORE RISPONDERÀ A MARIA? È questa l’Italia che piace alla De Filippi? Al di là della sua terribile esperienza con la mafia (un attentato non è cosa da poco e ognuno è libero o meno di riviverlo come può) qui il politically correct rischia di sconfinare nell’ipocrisia e il povero Saviano, pur di apparire in televisione, rischia di diventare il Masaniello del terzo millennio. Colui che nel 1600 a Napoli cominciò come portavoce della povera gente e quindi ne divenne traditore.
Quando qualche anno fa l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accusò Saviano di propagandare coi suoi libri un’immagine spropositata della mafia e della camorra, all’epoca lo scrittore rispose subito che lo si voleva «zittire» e che invece «raccontare (la mafia e la camorra) è il modo per innescare il cambiamento».
Lo scrisse in una lettera pubblicata proprio su Repubblica (il 17 aprile 2010).
A questo punto si attende un’altra lettera.

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