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PERSONAGGIO 19 Novembre Nov 2014 1605 19 novembre 2014

Carlo Fuortes, sovrintendente contestato dell'Opera di Roma

Anti-sindacale, duro e criticato. Ha congelato gli scioperi e sventato i licenziamenti dei 180 membri di orchestra e coro del Teatro.

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Carlo Fuortes.

Dopo proteste, barricate e paginoni sui giornali, in un clima di tensione che ha avuto il suo clou nell’addio del maestro Riccardo Muti, la crisi è rientrata: niente licenziamento per i 180 membri di orchestra e coro del Teatro dell'Opera di Roma.
L’accordo con i sindacati, all’esame del consiglio di amministrazione della Fondazione del Teatro il 24 novembre, prevede risparmi per 3 milioni, il congelamento di una parte degli stipendi accessori di tutti i lavoratori negli anni 2015-2016 - recuperabile nel caso in cui si raggiungesse il pareggio di bilancio - e l'impegno a non scioperare sui temi dell’accordo.
CATTIVA GESTIONE DEL CASO. «È un traguardo raggiunto da tutto il Teatro dell’Opera», ha commentato trionfante il sovrintendente Carlo Fuortes, alla guida della Fondazione dal dicembre 2013, che ora spera che Muti possa tornare sui suoi passi.
Ma al di là del suo ottimismo in conferenza stampa, sono in molti a non perdonargli la gestione dell’intero caso che stava portando all'esternalizzazione dell'orchestra e del coro con una procedura di licenziamento collettiva.
Fuortes parlava di «scelta molto dura e sofferta», ma che tuttavia poteva «sventare le decisione di una chiusura» del teatro romano, che negli anni aveva accumulato debiti per 40 milioni.
SCIOPERI E MALCONTENTI. Eppure, secondo i suoi detrattori - tra cui Forza Italia, che ne aveva chiesto le dimissioni - tra le principali colpe di Fuortes ci sarebbe il pessimo rapporto con i sindacati, che avrebbe portato all’ondata di scioperi estivi, ai malcontenti e alle lotte intestine che, assieme alla grave situazione economica, avevano portato all’addio di Muti.
Una prova sarebbe proprio il comunicato con cui il sovrintendente rendeva nota la lettera del maestro, in cui frasi di quella missiva venivano condite con accuse alle sigle sindacali, colpevoli di aver compromesso «la serenità necessaria» con una serie di scioperi culminati nel caos estivo di Caracalla.
CONFLITTUALITÀ INTERNA. «Una scelta senza dubbio influenzata dall’instabilità in cui versa l’Opera a causa delle continue proteste», sosteneva Fuortes insieme con il sindaco di Roma, Ignazio Marino, «della conflittualità interna e degli scioperi durati mesi e che hanno portato alla cancellazione di diverse rappresentazioni, con gravi disagi per il pubblico internazionale e nazionale che aveva acquistato i biglietti».

Fu Veltroni a volerlo all'Auditorium

Il Teatro dell'Opera di Roma.

Nato il 5 settembre del 1959 a Roma, economista di formazione, Fuortes è anche amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, che gestisce l’Auditorium Parco della musica sin dalla sua nascita nel 2003.
A indicarlo allora fu Walter Veltroni - pare con lo zampino di Gianni Letta, ma altri parlano della sua amicizia con Massimo D’Alema - a confermarlo è stato Gianni Alemanno nel 2011.
NEL CDA DEI CINEMA PER ROMA. È anche nel consiglio di amministrazione dei Cinema per Roma. Insegna Sistemi organizzativi dello spettacolo dal vivo alle Discipline delle arti della musica e dello spettacolo (Dams) dell'Università Roma Tre, è membro della giunta esecutiva di Federculture e, dal 2011, è segretario generale dell'Associazione economia della Cultura.
«Da più di 20 anni svolge studi e consulenze sui temi dell’economia della cultura, con riferimento alla gestione dei teatri, musei e dei beni culturali, allo spettacolo dal vivo, alla televisione e cinema per conto di imprese pubbliche e private, enti locali, musei statali e comunali, sovrintendenze, associazioni di settore e istituzioni culturali», recita il suo profilo sul sito del teatro romano, che non è certo la sua prima esperienza nel campo.
RISANATORE DEL PETRUZZELLI. Dal 2012 al 2013 è stato commissario straordinario della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari su indicazione di Lorenzo Ornaghi, allora ministro del governo Monti, e poi confermato da Massimo Bray.
Aveva il compito di risanarlo e per farlo lo ha gestito col pugno di ferro, che gli è costato anche diversi ricorsi per comportamento anti-sindacale da parte della Cgil, tutti rigettati dal giudice del lavoro.
Prima ancora Fuortes è stato consigliere d'amministrazione del Teatro di Roma, dal 1998 al 2001, direttore generale del Palazzo delle esposizioni e delle Scuderie del Quirinale di Roma dal 2002 al 2003, quando sindaco era sempre Walter Veltroni.
L’OMBRA DEL CONFLITTO DI INTERESSI. Fuortes è presidente di Izi, una società di analisi e studi economici di cui detiene il 34,6% del capitale.
Izi, come ricostruito dal quotidiano La Notizia, ha tra i suoi clienti proprio quel ministero dei Beni culturali che lo ha mandato a Bari e con cui frequentemente collabora, nonché la regione Puglia, che è uno dei soci fondatori del Petruzzelli.
L’INCARICO ALL’OPERA DI ROMA IN SCADENZA. Il suo incarico di sovrintendente del Teatro dell’Opera della capitale ha la sua scadenza naturale a fine 2014, come lui stesso ha detto: «Sarà il sindaco a prendere una decisione. Da parte mia lo dico con chiarezza: non sono disponibile a tenere due incarichi contemporaneamente, al Teatro dell'Opera di Roma e all'Auditorium Parco della Musica per “Musica per Roma”».
Per ora la questione è passata in secondo piano. Ma le malelingue sono pronte a scommettere che il supermanager non farà nulla per convincere il primo cittadino a confermarlo in un ruolo che gli ha portato guai e critiche.

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