TENDENZE 29 Novembre Nov 2014 0831 29 novembre 2014

Tivù, boom delle serie tratte dai film

Fargo e L'Esorcista negli Usa. Gomorra e La mafia uccide solo d'estate in Italia. Spopolano i remake di pellicole di successo. «Ma non parlate di crisi creativa».

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Negli Usa la serialità televisiva tocca oramai livelli qualitativi talmente alti da essere considerata meglio del cinema e tanto da portare sul piccolo schermo star come Matthew McConaughey in True Detective o l'inglese Clive Owen in The Knick per citare solo alcuni tra gli esempi più recenti.
Anche nei remake gli americani vanno forte e senza neanche cambiare i titoli, basti ricordare House of Cards tratto dalla miniserie della Bbc e The Bridge adattato dal serial scandinavo.
Ora la nuova tendenza è quella delle serie tivù ispirate a film cinematografici più o meno cult, e più o meno datati, e anche l'Italia sta facendo la sua parte. Che gli sceneggiatori comincino a restare a secco di idee?
REMAKE DI RODRIGUEZ E COHEN. A marzo Robert Rodriguez ha inaugurato El Rey Network, il suo nuovo canale dedicato al pubblico latino, con From dusk till dawn (Dal tramonto all'alba), la serie con D.J. Cotrona e Don Johnson già confermata per una seconda stagione, tratta dal suo film omonimo che nel 1996 lanciò George Clooney.
Un mese dopo, 4 milioni di persone hanno seguito su Fx la pluripremiata Fargo (dal 16 dicembre in Italia su Sky Atlantic e Sky Online), prodotta dai fratelli Cohen, autori dell'altrettanto multidecorato film del 1996: scritta da Noah Hawley, interpretata da Martin Freeman, Billy Bob Thornton e Colin Hanks e ambientata anch'essa in Minnesota, ha personaggi e trama differenti, protagonista un assicuratore fallito trascinato in un disegno criminale da un killer truffatore, a indagare però è sempre una giovane investigatrice.
IL SUCCESSO DI TAXI BROOKLYN. A giugno poi in 5 milioni hanno seguito su Nbc Taxi Brooklyn, appena arrivata anche in Italia su Axn, versione televisiva franco-americana di Taxxi, film francese ambientato a Marsiglia scritto nel 1998 da Luc Besson e diretto da Gerard Pires che vanta tre sequel e un remake americano: qui tutto si svolge a New York, protagonisti la detective Cat Sullivan (Chyler Leigh) e il tassista francese Leo Romba (Jacky Ido), tra gli sceneggiatori Gary Scott Thompson di Fast and Furious.

In arrivo Minority Report e The Truman Show

Formula vincente non si cambia, ecco dunque che il mercato a stelle e strisce ha in serbo molte altre sorprese a riguardo e per tutti i gusti.
A gennaio andrà in onda su SyFy la versione televisiva de L’esercito delle dodici scimmie, film apocalittico del 1995 di Terry Gilliam con Brad Pitt, Madeleine Stowe e Bruce Willis, a sua volta ispirato al cortometraggio francese del 1962, dove un detenuto torna indietro nel tempo per bloccare un virus letale: tra gli interpreti Amanda Schull e Aaron Stanford.
PRODUZIONE FIRMATA SPIELBERG. Steven Spielberg produce la serie già acquistata dalla Fox Minority Report, sequel del suo film del 2002 ispirato al libro di Philip K.Dick con Tom Cruise nel ruolo del capo dell'unità pre-crimine, a scriverla Max Borenstein (Godzilla).
Dieci anni dopo quel 2054 quando i reati venivano sventati prima di essere compiuti grazie a un trio di veggenti chiamati precog costretti a galleggiare in una sorta di liquido amniotico-primordiale, uno di loro, tornato alla vita normale, continua ad avere brutte premonizioni e un ex detective cerca di aiutarlo.
I GRANDI CLASSICI TORNANO IN VITA. Sarà invece un prequel la serie ispirata a L'Esorcista di William Friedkin, a sua volta tratto dal libro di William Blatty che nel 1973 curò anche la sceneggiatura del film: 10 episodi scritti da Sean Durkin e prodotti da Roy Lee (The Departed, The Ring) dedicati agli antefatti che portano al rito scaccia demonio celebrato da padre Damien Karras.
Molte altre sono in preparazione, tra cui le serie ispirate a The Truman Show, diretto nel 1998 da Peter Weir e interpretato da Jim Carrey, American Gigolo di Paul Schrader che nel 1980 lanciò Richard Gere, Hitch di Andy Tennant con Will Smith, Grease e Ghost.
MA NON PARLATE DI CRISI DI CREATIVITÀ. Pur senza dimenticare eccezioni doc come The Americans, Il Trono di Spade o Silicon Valley, sembra dunque che da oltreoceano non arriveranno che film già visti tramutati in serial.
Che gli sceneggiatori siano davvero in crisi di creatività e incappati nella sindrome del foglio bianco copino da chi ha già fatto bene il compito? Filippo Kalomenidis, co-sceneggiatore di serie come Ris Delitti Imperfetti, Il Tredicesimo Apostolo e Squadra Antimafia, attualmente al lavoro per Romanzo siciliano e Ignoto1, ha spiegato a Lettera43.it: «In questo momento nell'evoluto mercato statunitense la serialità televisiva rappresenta il massimo dell'innovazione della narrazione, sia rispetto all'opera letteraria che al cinema. Ovvio che a fronte di una grande richiesta si vada incontro a una vasta tipologia di prodotti che include anche fiction tratte da opere cinematografiche o a esse ispirate».

Italia al passo: da Romanzo Criminale a Gomorra

Anche l'Italia nel suo piccolo segue la scia e con altrettanto successo.
Il 10 novembre 2008 Sky Cinema Uno ha trasmesso la prima puntata di Romanzo Criminale, tratta dal film campione di incassi del 2005 di Michele Placido con Kim Rossi Stuart, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, a sua volta ispirato al romanzo del 2002 di Giancarlo De Cataldo.
SOLLIMA SFONDA IN FRANCIA E USA. Ideata e diretta da Stefano Sollima, prodotta da Cattleya e Sky Cinema, vantava un cast per lo più di giovani che ha lanciato verso il successo, da Francesco Montanari a Vinicio Marchioni, da Alessandro Roja ad Andrea Sartoretti e Marco Bocci.
Apprezzamento unanime di pubblico e critica, successo anche in Francia dove è stata trasmessa da Canal+ mentre la tivù americana Starz ha annunciato un remake ambientato a Philadelphia. La puntata d'esordio della seconda stagione ha conquistato 358 mila spettatori.
OLTREOCEANO ARRIVA GOMORRAH. Meglio ancora ha fatto Gomorra, tratta dal film di Matteo Garrone del 2008 a sua volta versione cinematografica del libro del 2006 di Roberto Saviano, diretta da Francesca Comencini, Claudio Cupellini e ancora da Sollima. Prodotta da Sky, Cattleya e Fandango in collaborazione con La7 e Beta Film e trasmessa da Sky Atlantic e Sky Cinema, nella puntata d'esordio del 6 maggio scorso ha raccolto più di 658 mila spettatori. Non fedelissima al film e neanche al libro, è costata una dozzina di milioni ed è stata acquistata da una trentina di Paesi. Anche in questo caso ci sarà presto una versione americana dal titolo Gomorrah prodotta da Weinstein.
E LA RAI INGAGGIA PIF. A Sky il ruolo di apripista, ma ora anche per la Rai è giunto il momento di sfoderare il suo asso nella manica: La mafia uccide solo d’estate, opera prima di Pif, alias Pierfrancesco Diliberto, scritta con Michele Astori e Marco Martani e interpretata dallo stesso Pif con Claudio Gioè, Cristiana Capotondi, Ninni Bruschetta, diventerà nel 2015 una miniserie in sei puntate. Il piccolo schermo è diventato ufficialmente grande.

Kalomenidis: «La nostra fiction muove grandi aspettative»

«Vista la qualità delle serie straniere, si è sviluppata una grande aspettativa nei confronti della nostra fiction, ma il mercato è più limitato di quello americano, così si cerca un brand forte che possa garantire la riuscita di un prodotto che lo rispecchi», ha spiegato Kalomenidis.
«Dietro a un film di successo il produttore può scorgere la potenzialità di attrarre un grande pubblico anche nei confronti di una serie che abbia lo stesso sguardo sul mondo, perché sarà vista da quelle stesse persone che hanno amato il film».
Come è accaduto per Gomorra e Romanzo Criminale, «le serie più belle, coraggiose e interessanti che si siano mai fatte in Italia e non le vedo affatto come eventi di povertà creativa».
NON BASTA DIVIDERE UN FILM IN EPISODI. Tuttavia non basta prendere un buon film, dividerlo in episodi e portarlo in tivù.
«Cinema e televisione usano linguaggi e tecniche di racconto molto differenti», ha aggiunto Kalomenidis. «Mentre un film deve tenere avvinto lo spettatore per un tempo massimo di un paio d'ore, una serie deve farlo più a lungo per cui il racconto va allargato con intelligenza e con una certa tempistica di narrazione, di colpi di scena, svolte e di ganci di serata».
Perché il rischio flop è dietro l'angolo: «Se una puntata non si chiude con un grande punto interrogativo, il pubblico non riaccende la tivù la settimana dopo per vedere come va a finire».

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