Guido Clericetti Disegnatore 141205153630
INTERVISTA 6 Dicembre Dic 2014 1404 06 dicembre 2014

Guido Clericetti: «Pinocchio? Non è quello di Walt Disney»

Autore tivù e disegnatore. Nel 78 scrisse Il primo Pinocchio. Ora torna con una nuova edizione. Clericetti a L43: «Il mio personaggio è fedele a quello di Collodi».

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Da Pinocchio a Pinocchio, si potrebbe dire, con in mezzo 40 anni tra Rai, Mediaset e dintorni.
Guido Clericetti non è solo uno dei più grandi vignettisti italiani, conosciuto per i suoi personaggi con gli occhi a croce, ma ha attraversato come autore quasi mezzo secolo di televisione in programmi che hanno segnato la storia del piccolo schermo made in Italy. E contribuito in modo significativo al successo di miti nazionali, come Mike Bongiorno, Cochi e Renato, Carlo Dapporto, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini.
IL PRIMO PINOCCHIO NEL 1978. Nell’ormai lontano 1978 Clericetti scrisse Il primo Pinocchio per l’amico Giovanni Riva, fondatore di un piccola casa editrice, Città armoniosa. Si trattava di un riscrittura in versi del testo di Collodi con l’intento di farlo assomigliare a quelle filastrocche che la mamma gli leggeva ogni sera prima di addormentarsi.
Un modo per raccontare una delle storie più conosciute al mondo a un bambino che ancora non sa leggere.
«IL MIO È FEDELE ALL'ORIGINALE». Trentasei anni dopo, grazie all’interessamento della casa editrice Mimep di Pessano (Milano), è uscita una nuova edizione ampliata di quel volume stampato in poche copie e da tempo introvabile.
In 40 tavole, che occupano due pagine l’una, Clericetti ricrea con le immagini e riscrive in rima tutti gli episodi importanti del capolavoro di Collodi.
«Ho cercato di restare fedele alla storia e al personaggio», ha raccontato a Lettera43.it. «Quando hai un grande personaggio tra le mani si fa un servizio ai lettori se si è capaci di renderlo per quello che è, senza stravolgerlo».

Guido Clericetti, disegnatore e autore televisivo.

DOMANDA. Partiamo dall'inizio: come nasce la sua passione per le vignette?
RISPOSTA. Avevo iniziato a farle all’università, poi, siccome a casa mia si leggeva Epoca, tramite un mio amico sono andato dal direttore per fargliene vedere qualcuna. Allora stavano cercando un vignettista di satira e tra quelle che gli avevo fatto vedere ce n’era qualcuna un po’ irriverente sul Concilio. Sono piaciute e ho così iniziato la mia carriera di vignettista lavorando al settimanale per oltre 10 anni.
D. E i personaggi? Quegli occhi a croce che quando li vedi non puoi che pensare a Clericetti?
R.
Come in tutte le cose ci sono arrivato per gradi. All’inizio copiavo il Diario Vitt di Jacovitti, senza avere uno stile personale. Poi, frequentando il primo anno di Legge all’università mi distraevo facendo disegnini di personaggi con le faccine con gli occhi a croce. E da quel momento ho iniziato a disegnare così.
D. Al grande pubblico è conosciuto per l’attività di vignettista, un po’ meno per quella di autore televisivo.
R.
La mia passione era disegnare, ma dovevo anche vivere. Sono entrato in Rai quasi casualmente nel 1970. Il mio primo incontro è stato con Mike Bongiorno per il programma Giochi in famiglia, il terzo della serie dei telequiz lanciati al successo da Lascia o raddoppia. Io ero responsabile del programma.
D. Che ricordo ha di Mike Bongiorno?
R. Era un maestro, aveva una professionalità e un carisma straordinari. Pensi che l’ultimo programma di cui è stato protagonista, Vite straordinarie, un omaggio alla sua carriera, l’ho scritto io per Canale 5 nel 2008. Eppure i primi tempi in Rai erano stati duri anche per lui: pagavano poco. Allora Mike dopo la registrazione del programma partiva con la sua Mini Minor a fare le serate in Brianza. Così facevano anche Corrado, Vianello, Bramieri. I soldi li hanno poi fatti più tardi con Berlusconi.
D. A lei si attribuisce il merito di aver sdoganato la comicità milanese. Come la fa sentire?
R.
È vero. Sono stato io a lanciare come autore Cochi e Renato con Il poeta e il contadino nel 1973. La Rai aveva bloccato fino ad allora questo umorismo, sostenendo che era troppo milanese e non avrebbe avuto successo altrove. Quando facevano Quelli della domenica con Paolo Villaggio, Ric e Gian, siamo nel 1968, avevano un contratto settimana per settimana perché in Rai non si fidavano. E dire che venivano dalla grande scuola Derby di Milano. Io insistetti con il direttore di rete Angelo Romanò, che era lombardo e li apprezzava. Alla fine siamo partiti ed è stato un grande successo nazionale.
D. Grazie alle vignette ha conosciuto Sandra Mondaini...
R.
Sì, il papà era un vignettista di Candido e, prima ancora, di Bertoldo. E lei stessa apprezzava quest’aspetto. Con la Mondaini ho fatto Ah l’amore… e con Vianello Sette e mezzo e poi uno spettacolo celebrativo per i 10 anni di Mediaset. Vianello era di una serietà incredibile, mentre la Mondaini l’esatto contrario: si dimenticava tutto, bisognava scriverle le battute sui foglietti o alla lavagna. Ma era di una simpatia straordinaria.
D. Com’è il rapporto in tivù tra l’autore e i suoi personaggi?
R.
Abbiamo funzioni diverse: io faccio la struttura del programma, i comici normalmente non curano questo aspetto, vanno direttamente alla battuta. Ho lavorato per molti anni con Marcello Marchesi imparando tanto da lui. Sono forse l’ultimo di quella generazione.
D. In Rai è stato autore di Rita ed io, con Carlo Dapporto e Rita Pavone: era facile lavorare con loro?
R. Io preparavo il testo, ma Dapporto non era abituato al nostro stile perché proveniva dal mondo delle riviste musicali di una volta. Allora si portava a casa il copione e poi tornava dicendo: 'Mio figlio (Massimo, ndr) mi ha detto che sono molto divertenti'. E a quel punto le imparava.
D. E della Pavone cosa ricorda?
R. Era bravissima, una forza della natura, appassionata di tutto quello che faceva. La forza di quel programma era il contrasto generazionale.
D. L'episodio più divertente della sua carriera in tivù?
R.
Era una delle prime volte che facevamo Il bello della diretta con Loretta Goggi. Lei che aveva una memoria strepitosa comincia e ha un’amnesia. Allora per sdrammatizzare dice in diretta: 'Se adesso non vengono gli autori a dirmi che cosa devo dire io non so andare avanti'. Il pubblico si mette a ridere e noi da dietro le quinte le diamo la battuta.
D. Torniamo a Pinocchio: non è difficile confrontarsi con un personaggio ripreso tantissime volte nei libri e al cinema?
R.
Io ho cercato di restare fedele alla storia e al personaggio. Walt Disney, ad esempio, ha fatto un bellissimo Pinocchio, ma ha stravolto la storia: quel Pinocchio non è quello vero. Io ho cercato di avvicinare i bambini, ma mi accorgo ora, anche gli adulti, al Pinocchio vero, quello di Collodi. Quando hai un grande personaggio tra le mani si fa un servizio ai lettori se si è capaci di renderlo per quello che è, senza stravolgerlo.

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