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EDUCAZIONE 7 Dicembre Dic 2014 1000 07 dicembre 2014

Scuola, sempre più intolleranza contro le lezioni gender

Bagnasco, Famiglia cristiana, associazioni di genitori. Cresce l'esercito omofobo che si oppone ai corsi sulla sessualità in classe: «I nostri figli li istruiamo noi».

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Nelle scuole italiane c'è un programma 2013-2015 “per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”.

La lotta all’omofobia parte dalla scuola. Ma non mette tutti d’accordo.
Nelle classi italiane sono iniziati i corsi di educazione gender, cioè sulla sessualità e l'identità di genere.
I primi risultati? Alcuni genitori infuriati. Tanto che è già nata un’opposizione sfrenata a suon di comitati e associazioni che ha già fatto ritirare i libretti “Educare alla diversità” patrocinati dal Dipartimento per le Pari opportunità.
Ma a giudicare dalla fibrillazione in Rete, la guerra è appena cominciata. Anche perché nel frattempo il governo Renzi ha portato avanti l’iniziativa. E in numerose scuole sul territorio nazionale sono partiti i corsi di educazione gender.
INIZIÒ TUTTO CON MONTI. Il segnale d’avvio fu la “Strategia nazionale 2013-2015 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, adottata dal governo Monti nell’aprile 2013, con tanto di linee guida varate all’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, che indicavano «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».
A portare l’argomento dalla teoria alla realtà fu il successivo decreto Letta, approvato a novembre 2013, che finanziò il progetto.

Bagnasco (Cei): «Genitori, non fatevi intimidire»

Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

Così sono nati i tre libretti 'Educare alla diversità nella scuola', destinati alle classi delle elementari, delle medie e delle superiori, realizzati dall’Istituto Beck su mandato dell’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
La conseguenza immediata fu quella di far andare su tutte le furie Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidentedella Conferenza episcopale italiana (Cei).
«PRECONCETTI ANTI-FAMIGLIA». Durante il discorso introduttivo del Consiglio permanente dei vescovi di marzo, tuonò che «in teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione, cosa giusta, ma in realtà mirano a istillare nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre...».
«SCUOLE? CAMPI DI INDOTTRINAMENTO». Per poi aggiungere: «Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga».
I libretti furono bloccati, ma la polemica non è finita.

Famiglia cristiana, decalogo per evitare lezioni di gender

Famiglia cristiana contro le lezioni gender a scuola.

A metà novembre, su Famiglia cristiana è apparso un decalogo redatto dal Forum delle associazioni familiari dell'Umbria con alcune proposte concrete su cosa fare per evitare lezioni di gender in classe per i propri figli.
Si parte dal consultare, prima dell’iscrizione, i piani dell’offerta formativa (Pof) e gli eventuali progetti educativi (Pei) della scuola, accertandosi che «non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender».
Una volta scelta la scuola, alle elezioni dei rappresentati di classe va esplicitata la problematica del gender: «Candidatevi a essere rappresentanti oppure votate persone che condividano le vostre posizioni in materia».
CONTROLLO SU LEZIONI E DIARI. Durante l’anno va analizzato ogni giorno quale è stato il contenuto delle lezioni e almeno una volta a settimana bisogna controllare i quaderni e i diari scolastici. Oltre che visitare il sito internet della scuola.
«DIFFONDETE SUBITO L'ALLARME!». Se le lezioni dovessero tenersi davvero, «date l’allarme! Sentite tutti i genitori degli studenti coinvolti e convocate immediatamente una riunione informale, aperta anche agli insegnanti», dice il decalogo, suggerendo poi di chiedere la convocazione di un consiglio di classe e di diffondere la notizia il più possibile.
«TENETE I VOSTRI FIGLI A CASA». Nel caso in cui la scuola rifiuti di fare dietrofront, «inviate una raccomandata al dirigente scolastico e per conoscenza al dirigente provinciale in cui chiedete che l’iniziativa sia immediatamente sospesa e comunicate che in caso contrario eserciterete il vostro diritto di educare la prole come sancito dall’art. 30 della Costituzione e che pertanto, nelle sole ore in cui si svolgeranno tali lezioni, terrete i vostri figli a casa».

A Roma genitori contro le fiabe omosex

A Roma genitori contro un opuscolo con la fiaba omosex dal titolo 'Margherita ha due mamme: Mery e Franci”.

I genitori non si sono fatti pregare.
Così, mentre col nuovo anno anno scolastico sono state avviate le prime iniziative di educazione sessuale, si sono moltiplicate le proteste.
Alla Bufalotta, quartiere di Roma, le mamme e i papà dell’asilo nido 'Il Castello incantato” si sono scagliati contro un opuscolo con la fiaba omosex dal titolo 'Margherita ha due mamme: Mery e Franci”.
«I NOSTRI FIGLI LI ISTRUIAMO NOI». A fare la voce grossa è stato in particolare il comitato Articolo 26, costituito da famiglie, insegnanti, psicologi, che si inspira nel nome al principio della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo in base al quale «i genitori hanno diritto di priorità nella scelta dell’istruzione da impartire ai propri figli».
Secondo il comitato «con il cavallo di Troia della lotta alla discriminazione, con il pretesto dell'educazione sessuale o più semplicemente, appunto, con escamotage che sfruttano la distrazione dei genitori, si spalancano le porte degli istituti scolastici a una valanga di 'progetti educativi' di stampo gender».

Un'associazione: «Italiani, risvegliate le vostre coscienze»

La protesta del gruppo La Manif Pour Tous Italia.

Attivissima sul tema è anche la Manif pour tous, nata in Italia sul modello dell’omonima realtà francese «con lo scopo di mobilitare i cittadini italiani di tutte le confessioni religiose, politiche e culturali e risvegliarne le coscienze in merito alle problematiche riguardanti le recenti leggi su omofobia e transfobia, teoria del gender, matrimoni e adozioni a coppie omosessuali», come recita il sito internet.
«LE CLASSI SONO CAMPI DI RIEDUCAZIONE». Da giorni, l’associazione invia mail in cui sostiene che «l’educazione scolastica dei nostri figli rischia di essere irrimediabilmente compromessa. Il progetto di conversione delle scuole italiane in “campi di rieducazione” sembra essere pericolosamente avanzato. La recente circolare emanata dal ministero che invita insegnanti e ragazzi a partecipare alla cosiddetta “settimana anti-discriminazioni” riporta senza mezzi termini la volontà di introdurre delle “iniziative stabili” all’interno dei percorsi scolastici».
«LA MINACCIA PER I BAMBINI È REALE». E ancora: «Le scuole dei nostri figli stanno riscontrando una costante e progressiva legittimazione di programmi educativi che assumono in maniera preoccupante i tratti di un indottrinamento alle teorie del gender. La minaccia a cui i nostri figli sono sottoposti è reale».
Lo scopo della mail, oltre quello di lanciare l’allarme, è di chiedere una donazione di 5, 10 o 20 euro per «continuare a distribuire materiale informativo nelle scuole contro l’indottrinamento gender, realizzare contenuti audiovisivi per difendere efficacemente e promuovere la famiglia naturale, fondata sull’unione di un uomo e una donna, promuovere e organizzare nuovi incontri formativi con genitori e famiglie».
MANIFESTAZIONE FUORI DAL MINISTERO. Nel frattempo, vanno avanti le iniziative di protesta: il 29 novembre alcuni rappresentanti hanno manifestato fuori il ministero dell’Istruzione, a Roma, per dire no all’educazione di genere.
Il giorno prima avevano consegnato una lettera di protesta al premier Matteo Renzi, in visita a Reggio Calabria. E dalla loro pagina Facebook attaccano il cantante Tiziano Ferro, che in un’intervista aveva dichiarato il suo desiderio di paternità, accusandolo di essere «pronto a violare i diritti umani».

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