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PERSONAGGIO 10 Dicembre Dic 2014 1159 10 dicembre 2014

Nazareno Giusti, l'enfant prodige del fumetto

Ha 25 anni ma disegna come un veterano. Valorizza la storia. Senza tralasciare le emozioni. Dopo Guareschi, racconta Ligabue. Il nuovo fenomeno del fumetto.

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La copertina di Ligabue. Il ruggito. Nel riquadro, Nazareno Giusti. 

Nazareno Giusti ha 25 anni ed è un ragazzone che se ti dà la mano te la stritola.
Una specie di quercia che pare uscita dalla saga di Mondo Piccolo, che d'altra parte è entrata in lui, gli vive nello stomaco e nel cuore perché Nazareno a 25 anni è stato capace di dedicare una graphic novel al creatore di Peppone e don Camillo, Giovannino Guareschi.
Una storia in due volumi di tavole animate davvero. Immagini magiche, quelle di Non muoio neanche se mi ammazzano, lo slogan che Giovannino aveva creato da deportato in lager, puntualmente approvate dagli eredi Guareschi, Alberto e Carlotta, che ne sono usciti commossi, perché era impossibile salvarsi.
L'OPERA PRIMA FA SUBITO CENTRO. Il ragazzo tratteggia quel bastian contrario che lo prende per mano per i gelsi, i filari, le foschie della Bassa, ne affresca la vita tragica e allegra e avventurosa e solitaria e arruffata, fino a spingersi oltre quel funerale, da tutti disertato, perché Giovannino era sconveniente anche da morto nell'Italia del 68.
Ma prima, l'ancor più ragazzo Giusti s'era già cimentato con pezzi sporchi e nobili dell'Italia lugubre, da L'ultimo questore. La vera storia di Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei, a La Firma. Guido Rossa, un operaio contro le Br.
Roba che come fa a conoscerla un marcantonio di 20 anni? Niente di strano che, per l'opera prima, L'uomo che non li uccise, il giovane illustratore, appena 17enne, avesse razzolato subito un premio “Territorio e Libertà”.
L'OMAGGIO AD ANTONIO LIGABUE. Adesso, diventato abbastanza grande, lasciatosi crescere una barbona da passator Cortese che forse vorrebbe dissimularne la gioventù e invece l'accentua, Nazareno si cimenta con un mostro. Ligabue. Il ruggito è il nuovissimo lavoro, dedicato allo sfortunato, prodigioso naif figlio del Grande Fiume, dei suoi deliri, dei suoi tormenti.
E di un talento unico, che pure affiorava dall'alienazione e dalla follia: «A me faranno un film quando sarò morto, a me faranno una grande mostra a Parigi, a me faranno un monumento, perché me sono un grande artista, avete capito?».
La novella qui è più che mai pittura nella pittura e per la pittura: e ricaschi nelle atmosfere cangianti di questo artista ormai sbocciato, che non disegna mai un momento uguale all'altro, che riesce a cogliere tutta la metafisica della Bassa, che spreme opere dai colori e sa raccontar tutto, anche quello che è difficile, anche quello che non si sa. Sono disegni che suonano.

Giusti: «Io il 'Matt' l'ho conosciuto davvero»

La storia del “Matt”, il freak bassaiolo che fa paura, anche a se stesso, e però incanta, anche se stesso, inquieta, sconvolge con le sue visioni strappate alla mente e imprigionate su una tela, quella storia cupa gronda colori. È espressa a colori caldi, infuocati come la pianura padana che solo chi non la conosce può immaginarla gelida, frigida, quando è invece terra - peccato non la conosca Tom Waits - di furori, di umori, di crudeltà, di poetici zombi, di folli artisti che disegnano tigri, si vestono da donna, soffrono come bestie, precisi alle bestie, nello stesso modo belluino. Ma in fondo agli occhi hanno la stessa umanità perduta.
A un certo punto spalanchi una pagina e c'è un Mussolini, un ducione murale terribile che scoppia dalla cornice e fa proprio spavento ma non a lui, non al Matt, che non lo vede neanche, se ne va per la sua strada gonfia di fantasmi. Ci sono gli incontri col mentore, il pittore Mazzacurati, e l'isolamento dalla gente e quel qualcosa che non va, già da piccino.
DUE ANNI PER DOCUMENTARSI, E POI... Nazareno Giusti ha un metodo, che si capisce scorrendo i suoi polittici, chè a volte c'è proprio del misticismo lì dentro fra Cristi in croce, piccioni che guardano futuri pittori che li guardano e forse han già capito, uomini dietro la grata di un lager, ombre che si stagliano nella nebbia, perché la nebbia è il respiro della Bassa.
E il metodo è: due anni spesi a documentarsi, più da storico che da fumettista, e poi vien giù tutto, sempre in bilico fra commozione e allucinazione; lui è uno che si innamora dei suoi soggetti, non li rende suoi, si consegna a loro.
«Quando dico che io Antonio Ligabue l'ho conosciuto davvero, nessuno mi crede. Eppure è così. L'ho incontrato mentre passeggiavo sulle rive del Grande Fiume in compagnia di Giovannino Guareschi. Stava calando la sera e il cielo diventava una sciarada di colori...».
PREVALE LA STORIA. Lui è uno di loro, di quegli strambi figli del Po, con due manacce che sanno cesellare le più fragili tenerezze. E questo è ciò che distingue Giusti in un ambiente, quello delle storie grafiche, spesso pedagogico, politicizzato: in lui prevale la storia e fa premio l'empatia.
Così, aprendo questo volume, ancora per Hazard Edizioni, si sprofonda nel gioco maledetto di citazioni, allusioni, segreti, stilemi, atmosfere allucinanti e chi da quelle parti proviene, chi gira con la foto di se stesso bambino su un triciclo accanto a un maiale, ritrova tutto, anche quello che aveva dimenticato, anche quello che non sapeva.
Perché, magari, non c'era. Perché sua madre gli raccontò: e adesso è tutto così, tutto come quel racconto. E allora stramaledice Nazareno, perché uno, a 25 anni, non può permettersi di avere capito tutto a questo modo e per di più di averglielo spiattellato, bello e dipinto, come fosse la sua commozione che piange lacrime a colori.

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