SPIRITO ASPRO 19 Dicembre Dic 2014 1040 19 dicembre 2014

Addio Virna, questa Italia non ti meritava

Talento inarrivabile e bellezza straripante. E tanto amore per questo pazzo Paese.

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L'intrigante Virna Lisi.

Col senno di poi, possiamo dubitare dell'asserzione morettiana «vi meritate Alberto Sordi».
Forse un artista di quel calibro, talento straripante unito a professionalità di ferro, non ce lo meritavamo ai tempi di Sogni d'oro e tanto meno ora. Una cosa è sicura, e anche l'acido Nanni dovrà concordare: non ci meritavamo Virna Lisi (guarda la gallery).
ERA STRANA E POCO NOSTRANA. Già sorprende il fatto che una bellezza così fine e sfolgorante, dai colori e dai tratti tutt'altro che mediterranei, un mix fra Marilyn e Catherine Deneuve, sia nata in Italia, in quella stranissima regione chiamata Marche - piccola, periferica e schiva, non altezzosa come la Toscana né bonacciona come l'Emilia, ma che ha dato a questo Paese personalità inusuali e immense, nei campi più disparati - Raffaello, Rossini, Leopardi, Maria Montessori, Enrico Mattei. Tutti innovatori, controcorrente, «strani al lor loco natio».
Come strana, e poco nostrana, era Virna, a cominciare dal nome che, probabilmente, fu la prima al mondo a portare perché lo coniò suo padre appositamente per lei (gli unici casi analoghi che ricordo sono i figli di Al Bano e Romina, Ylenia, Yari e Yogurt, come ironizzava Michele Serra sul vecchio Tango).
UNA CLASSE INARRIVABILE. I coccodrilli sguinzagliati sui media commemorano la sua dirittura morale e la classe inarrivabile. «Classe» che, nel caso della Lisi, è un altro nome del pudore, quello che le fece rifiutare le copertine di Playboy, ruoli cult ma scollacciati come quello di Barbarella o di Bond-girl e facili amori hollywoodiani che nessuno, mano sulla coscienza, avrebbe mai potuto rimproverarle.
Okay, la folle passione di Frank Sinatra era di default per una diva dell'epoca (Ol' Blue Eyes perse la testa per tutte, da Ava a Marilyn a Grace).
Ma guardate Virna Lisi nella foto insieme al giovane Warren Beatty: quei due fanno una somma di bellezza fisica quasi insostenibile. Altro che scappatella, il vero peccato contro natura sarebbe stato non approfittarne. E quel peccato Virna l'ha commesso: ha peccato di pudore, di modestia, di serietà, forse per controbilanciare l'aspetto da bionda eterea e un po' svampita che con quella bocca poteva dire qualunque cosa - ma non la diceva.

Virna e quelle star intramontabili e ancora luminose

Ora lo star-system è pieno di bocche rifatte che possono dire qualunque cosa, tanto è quasi sempre una stronzata preconfezionata con gli uffici stampa, che dopo 24 ore di digestione su giornali, tivù e web verrà espulsa dall'infaticabile sfintere dei mass media.
Difficile non rimpiangere Virna Lisi e le altre stelle, vive o scomparse, del nostro grande cinema. Stelle in senso astronomico, luminosissime e distanti anni luce dalla meschinità e dai difetti tradizionali del popolo che le ha espresse, e anche dei loro colleghi maschi.
TANTO MORIGERATE QUANTO PROROMPENTI. Misurate, eleganti, senza vizi né capricci, spesso timide, con vite private tanto morigerate quanto la loro femminilità prorompente sullo schermo era una promessa di amori sfrenati.
Quel capolavoro della natura e dell'autodisciplina che è ancora Sophia Loren, il mistero sensuale e struggente di Silvana Mangano dallo «splendore di perla», come scrisse Pier Paolo Pasolini, la quasi irreale Claudia Cardinale, uno degli esseri umani più straordinariamente belli mai apparsi sulla terra, l'introversa fierezza di Alida Valli, l'eccentricità che Gina Lollobrigida ha sempre saputo nascondere sotto i lineamenti fin troppo perfetti.
I LORO VOLTI COME OPERE D'ARTE. La più grande e generosa di tutte, Anna Magnani. E quella per cui piangiamo anche se ancora non ci ha lasciato, prigioniera di una malattia che non perdona nemmeno le leonesse della scena come lei: Monica Vitti.
Riguardare i loro volti, rivederle nei loro film, nella gloria della giovinezza o in una splendente vecchiaia come quella di Virna Lisi, è come rileggere Leopardi, ammirare il Mosè di Michelangelo o il Cenacolo di Leonardo, o riascoltare la Tosca di Puccini: l'orgoglio di essere italiani, la gratitudine e l'amore per questo pazzo Paese in grado di produrre (anche) tanto genio e tanta bellezza e in tante forme, ti afferrano senza bisogno di passare dal cervello e ti riempiono il cuore.
Addio Virna, anche in Paradiso con quella bocca potrai dire quel che vuoi. E se metterai una buona parola per la tua incasinatissima patria, scommetto che lassù la ascolteranno.

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