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FOCUS 21 Dicembre Dic 2014 0900 21 dicembre 2014

Poesia, il genere sopravvive alla crisi

È nata come arte orale. Poi è divenuta scritta. Ora grazie al web torna alle origini. Dal poetry slam alla spoken music: così il genere si rinnova. E resiste alla crisi.

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Leopardi aveva previsto che l’acculturamento di massa avrebbe creato una letteratura commerciale per tutti, relegando la poesia a lettura per pochi.

Oggi, con cadenza regolare, giornalisti e critici ripropongono la stessa domanda: «La poesia è morta?».
Quattro parole a cui seguono i soliti sermoni sul genere che non vende, sugli editori che non lo vogliono pubblicare e via dicendo.
Se dovessimo dar retta a Giacomo Leopardi la risposta sarebbe affermativa.
Nello Zibaldone il genio di Recanati aveva, infatti, previsto che l’acculturamento di massa avrebbe creato una letteratura commerciale per tutti, relegando la poesia a lettura per pochi.
L'ARTE ORALE TORNA ALLE ORIGINI. Questa previsione parte, però, da un presupposto sbagliato: e cioè che la poesia sia esclusivamente scritta, quando invece si declina in mille altri modi.
Anzi, come ben spiega a Lettera43.it Lello Voce, poeta, scrittore e performer dal grande carisma vocale tra i fondatori del Gruppo 93, «la poesia è nata come arte dell’oralità. Con i nuovi media torna a essere orale. Quindi abita con assoluto agio tutto ciò che riguarda la contemporaneità, molto più del romanzo, molto più della letteratura in generale».
LE VENDITE SONO IN CRESCITA. Peraltro, almeno secondo i dati rilasciati dalla Nielsen, le vendite della poesia scritta nel 2014 non sono state così negative.
Tra gennaio e novembre del 2014, infatti, vi è stato un aumento del venduto a copie (+6%) e una diminuzione di quello a valore (-3,8%).
Certo, ci tengono a precisare alla Nielsen, «il nostro è un dato campionario e i canali da noi rappresentati sono librerie di catena, librerie indipendenti e quattro siti internet (tranne Amazon)».
UN GENERE CHE VA OLTRE IL LIBRO. Quindi, non solo la poesia non è morta (nemmeno nella sua forma scritta), ma è forse l’arte che più di tutte è in grado di adattarsi alle nuove società tecnologiche e mediatizzate. E di oltrepassare la cultura 'chiusa' del libro.
«La poesia», continua Voce, «è l’unica arte esistente al mondo che ha cambiato il suo medium di trasmissione. È nata per essere orale, è diventata letteraria e scritta e adesso torna a essere orale. Quindi è all’interno del campo poetico che si gioca una delle partite più decisive per questo salto antropologico nel futuro».
I DATI NON DICONO TUTTO. Della stessa opinione di Voce sembra essere Sergio Garau, giovane poeta sardo, vincitore di numerosi poetry slam in Italia e all’estero.
«Per capire quanto la poesia abbia successo», afferma Garau, «i dati delle case editrici sulle vendite sono senz’altro rilevanti, ma non possono darne un’idea esaustiva. Bisogna tenerne conto e, allo stesso tempo, capire come considerare poesia in Rete, videopoesia, slam e quant’altro».

Il web supera la carta: la Rete diventa il veicolo principale

Nel 2006 gli utenti internet hanno superato quelli delle riviste cartacee specializzate.

Difficile dire in che direzione stia andando la poesia oggi e dove sarà pubblicata quella del futuro. Più facile, invece, affermare che il veicolo principale attualmente è il web.
«Per lo meno», sostiene la poetessa e critica letteraria Gilda Policastro, «nelle sue migliori espressioni, quelle più innovative e sintomatiche».
La Rete è il principale luogo di pubblicazione della poesia perché «è ormai troppo complicato per chi comincia a scrivere oggi accedere ai circuiti tradizionali, dove da un lato si avvertono gli effetti di una crisi endemica delle vendite, dall’altro chi dirige è sempre più fuori dai temi e dai linguaggi del presente».
LO SPARTIACQUE DEL 2006. L’anno dello spartiacque per la storia della poesia in Rete è senza dubbio il 2006, quando è avvenuto il sorpasso tra le vendite mensili delle riviste cartacee e le utenze interessate a seguire le vicende della poesia sui blog.
In quell'anno, allo speciale poesia di Fucine Mute Webmagazine, una tra le più antiche riviste online e multimediali italiane, si collegarono più di 200 mila utenti. A settembre 2006, 6 mila persone si collegarono al blog, fondato da Lello Voce (Absolutepoetry.org). E a febbraio del 2007 gli utenti diventarono 18 mila, per poi raggiungere il picco di 32.557 visite singole a giugno 2010, a poche settimane dal lancio di AbsoluteVille.
I numeri parlano chiaro: il virtuale ha ormai soppiantato il cartaceo.
I FESTIVAL DI VIDEOPOESIA SI MOLTIPLICANO. Il campo di ricerca tra testo poetico e nuovi media continua, però, a svilupparsi. E in questo ambito si colloca anche la videopoesia, della quale l’artista, scrittore e poeta italiano Gianni Toti è considerato uno dei padri fondatori.
Il panorama è piuttosto attivo: i festival internazionali di videopoesia si moltiplicano in tutto il mondo.
Il primo e più importante in Italia è DoctorClip, mentre il più rilevante festival di videopoesia in Europa è lo Zebra poetry film festival di Berlino, che dal 2002 propone con cadenza biennale un programma sempre più articolato e vario.

Il poetry slam: competizioni orali tra poeti

Il poetry slam è una competizione orale tra poeti: in Italia sono ancora poco diffusi.

Altro circuito di diffusione della poesia, sono i poetry slam, competizioni orali in cui il pubblico designa il vincitore.
Garau, uno dei massimi esponenti del genere in Italia, è l’esempio vivente di come si possa costruire una carriera facendo leva sul carattere orale e performativo della poesia: «Finora ho pubblicato preferibilmente con voce e corpo, così da poter vedere di volta in volta l’uditorio, sentirne le reazioni».
IN ITALIA NON È POPOLARE. Certo il poetry slam in Italia non ha ancora la stessa popolarità che ha raggiunto all’estero.
«In Germania», spiega Garau, «è una comune alternativa a un concerto o a un cinema».
Con pubblico pagante e sale di 400, 800, 1.600 posti. Tutti esauriti.
«AL NOSTRO PAESE SERVE TEMPO». Nel nostro Paese, invece, «bisogna dargli tempo», continua il poeta. «Anche se è dal 2000 che si fanno slam (alcuni dei quali molto prestigiosi: il primo internazionale al mondo è stato a Torino nella Mole Antonelliana nel 2002) è solo nel dicembre 2013 che il movimento si è unito nella Lega italiana poetry slam (Lips), e si è arrivati al primo campionato nazionale rappresentativo e ben strutturato».
Con l’affermarsi della Lips, c’è stato uno sviluppo sempre più capillare dello slam e un moltiplicarsi delle scene su tutto il territorio italiano.

La spoken music: il connubio tra canzone e poesia

All'interno della spoken word si colloca la spoken music.

Nell’ambito dell’oralità, oltre alla spoken word, si colloca la spoken music.
«Quella della poesia con la musica è la mia scommessa», sostiene Voce. «Il rapporto tra musica e poesia è - ed è sempre stato - intensissimo. È stato basilare nella nascita delle letterature romanze occidentali. In Italia questa cosa è stata sempre in qualche modo nascosta».
DUBBI SUI CANTAUTORI. Tenuto conto di quest’intrinseca musicalità della poesia, in che categoria incasellare allora i cantautori?
Tommaso Ottonieri, scrittore, poeta, saggista e critico letterario, precisa che «di per sé la musica, anzitutto quella puramente strumentale, è il dispiegamento di una voce o di una complessità di voci».
Poi aggiunge: «Per contro una traccia linguistica, una volta che sia stata incastrata tra le note, trova senso all’interno di quel preciso e indissolubile rapporto».
Tuttavia è anche vero che «molti testi per musica possono avere la loro autonomia, e dispongono di una forza spesso profonda, che deriva dal fatto di averla pensata-formata 'in situazione'».
UN PUBBLICO AUTOREFERENZIALE. Tenendo conto di tutte queste categorie, è complicato definire da chi sia costituito il pubblico del poeta oggi.
Ottonieri, che ha avuto il privilegio di conoscere e confrontarsi con Manganelli e Sanguineti (quest’ultimo suo padre letterario) prova a tracciarne un limite.
«È un pubblico molto specializzato e autoreferenziale, per lo più formato da coloro stessi che praticano la poesia», sostiene. «Ma, se si dissimula tra le note, in quanto particolare testo di canzone, può incontrare un pubblico estremamente più ampio, e assolvere a una sua funzione originaria, quella 'corale', di per sé decaduta da tempo».
ALL'ESTERO SI VIVE DI POESIA. Ciò detto, e comprendendo nella definizione di genere tutte le suddette forme, resta da chiedersi se sia possibile vivere di sola poesia.
Garau, che nel lavoro di slammer varca spesso le Alpi, ha le sue idee in proposito. «Più ci si allontana da sé, e dal proprio Paese, e più ci si avvicina all’estero, tanto più si può vivere di poesia. Per raggiungere appieno tale scopo si tenda dunque all’estero più estremo: all’al di là. Infatti, com’è noto, il poeta è dopo morto che ha vita facile».
Gli dà eco Ottonieri: «Sicuramente in Italia no, ma è impossibile, forse, è viverne senza».

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