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MUSICA 22 Dicembre Dic 2014 2113 22 dicembre 2014

Morto Joe Cocker, da idraulico a star del blues

Famoso in tutto il mondo per le sue hit, è sopravvissuto a droga e alcol. E fu premio Oscar con Up where we belong.

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Joe Cocker.

Arrivare a 70 anni, con la vita che ha fatto lui, non era semplice. Nato a Sheffield il 20 maggio 1944, Joe Cocker si è trasformato da idraulico a star della musica. Amante del blues, del soul e della musica nera, come molti colleghi della sua generazione ha rischiato di essere ucciso da alcol e droghe.
A portarlo via, invece, è stata una malattia, come ha annunciato il suo agente Barrie Marshall: «Era semplicemente unico», ha detto, «sarà impossibile colmare il vuoto che lascia nei nostri cuori».
EROE DI WOODSTOCK. Joe Cocker è stato uno degli eroi di Woodstock. Si era specializzato in cover dei Beatles e, con Jimmy Page alla chitarra, aveva inciso una strepitosa versione rock blues di With a little help from my friends. La sua performance rimane uno degli highlights della «tre giorni di pace, amore e musica»: l'urlo prima della reprise, che avrebbe spezzato le corde vocali di un uomo normale, fu come un grido di battaglia per milioni di giovani.
Diventò subito famoso anche negli Usa per la sua voce roca e le sue insolite movenze. Non a caso la sua imitazione rimane uno dei must di John Belushi, così come il duetto dei «due Joe Cocker» una delle tante perle di quella irripetibile stagione del Saturday night live.
NEL 1970 INIZIANO I PROBLEMI DI DIPENDENZA. Insieme a Leon Russell realizzò Mad dogs & englishmen, il suo primo, memorabile, live cui fu dedicato anche un documentario che è uno dei classici della cinematografia rock del periodo. Era il 1970 e presto cominciarono i problemi con gli abusi che misero a rischio carriera e salute.
È stato il cinema a riportarlo allo status di star negli Anni 80: You can leave your hat on (un brano di Randy Newman) accompagnò lo spogliarello di Kim Basinger in 9 settimane e1/2 ed entrò nella storia del costume, Up where we belong, un duetto con Jennifer Warnes inserito nella colonna sonora di Ufficiale gentiluomo, vinse l'Oscar.
Da eroe di Woodstock e della trasgressione, si trasformò in una star al cui servizio c'erano i migliori team di autori e produttori, nel 1987 arrivò anche un altro mega hit, Unchain my heart.
MITO DI ZUCCHERO E DUETTO CON RAMAZZOTTI. In Italia ha trovato in Zucchero un fan entusiasta che ha modellato stile e movenze su quelle di Joe Cocker, ma anche Eros Ramazzotti ha inciso un duetto con lui. Oltre ad aver vinto Oscar e Grammy, nel 2007 è stato nominato Ufficiale dell'ordine dell'Impero britannico, quasi a sancire la sua trasformazione.
La sua voce roca rimase un autentico, imitatissimo, marchio di fabbrica nonostante negli ultimi anni non fosse stato più il rocker innamorato della black music degli inizi. Sul piano artistico andare oltre You can leave your hat on è stato difficile quasi quanto umanamente superare i suoi guai personali. Quando una canzone diventa la colonna sonora di qualsiasi numero sexy di qualsiasi programma tivù (e non solo) ai quattro angoli del mondo può trasformarsi in una prigione.
Da vecchio soul man british che ha fatto la gavetta nei pub, Joe Cocker non ha avuto bisogno di fare altro che tentare di migliorare il suo look (che non è mai stato il suo forte), dare una levigatina agli arrangiamenti, cavalcare l'onda.
E ora a 70 anni compiuti a maggio, poteva guardare tranquillo il Grammy e l'Oscar che spiccano nella sua bacheca, assieme ai milioni di dischi venduti. Ma la malattia non gli ha concesso altro tempo.

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