LUTTO 10 Gennaio Gen 2015 1300 10 gennaio 2015

Cinema, Francesco Rosi è morto a 92 anni

Nel Dopoguerra raccontò i mutamenti della nostra società. E diede vita al cinema d'inchiesta. Foto.

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Lutto nel cinema (d'inchiesta) italiano. Il 10 gennaio si è spento a Roma, all'età di 92 anni, il regista e sceneggiatore Francesco Rosi (guarda le foto). Sposato con Giancarla Mandelli, sorella della stilista Krizia, lascia una figlia, l'attrice Carolina.
Rosi è stato un pilastro del cinema italiano, Leone d'oro con Le mani sulla città e alla carriera nel 2012, Palma a Cannes (Il caso Mattei) e tributi a Locarno e Berlino, per non parlare di Grolle, David e Nastri d'argento.
A SCUOLA CON NAPOLITANO. Nato a Napoli il 15 novembre 1922, durante la Seconda Guerra mondiale fu compagno di liceo di Giorgio Napolitano.
Il 'debutto' nel mondo dello spettacolo avvenne nel 1946 quando fu assunto da Ettore Giannini come assistente teatrale nello spettacolo O voto di Salvatore Di Giacomo. Da quel momento, passò a collaborare con altri teatri, come aiuto regista, dove ottenne anche piccole parti come attore.
AL FIANCO DI VISCONTI. Attratto dal cinema fin da piccolo, a tre anni vinse un concorso fotografico indetto da una casa di produzione americana che cercava bambini somiglianti a Jackie Coogan, il bimbo protagonista de Il monello di Chaplin.
È stato al fianco di Luchino Visconti ne La terra trema (1948) e Senso (1953).
Dopo aver lavorato come sceneggiatore (Bellissima, del 1951, con Anna Magnani e il successivo Processo alla città, del 1952), cominciò a diventare sempre più indipendente.

Dal melodramma ad Antonioni

Dopo le pellicole melodrammatiche (Tormento, del 1950, con Amedeo Nazzari) arrivarono le collaborazioni a film più importanti, come I vinti (1953) di Michelangelo Antonioni e Proibito (1954) di Mario Monicelli.
Nel 1956 fu co-regista, assieme a Vittorio Gassman, del film Kean - Genio e sregolatezza.
Il 1958 è stato l'anno della complena emancipazione: La sfida fu il primo lungometraggio a portare la sua firma. Mentre nel 1959 diresse Alberto Sordi ne I magliari.
IL FILONE D'INCHIESTA. Gli Anni 60 coincisero col filone cinematografico d'inchiesta: Francsco Rosi si interessò all'evoluzione della società italiana, nel bene e soprattutto nel male. Con lui nacque una nuova nozione di realismo.
Nel suo capolavoro Salvatore Giuliano (1962), il regista ha raccontato la vita del bandito utilizzando una tecinica innovativa e molto efficace, fatta di flashback non in ordine cronologico.
Nel 1963 diresse Rod Steiger ne Le mani sulla città, nel quale denunciò con coraggio le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio a Napoli.
IL CONNUBIO CON VOLONTÈ. Negli Anni 70 rappresentò l'assurdità della guerra con Uomini contro (1970) e parlò della scottante morte di Enrico Mattei ne Il caso Mattei (1972).
In seguito girò Lucky Luciano (1973), tutti con Gian Maria Volontè.
Nel 1979 realizzò la versione cinematografica di Cristo si è fermato a Eboli (1979), tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Levi, sempre con Volonté protagonista.
Durante la sua lunga carriera ha vinto diversi premi: dall'Orso d'Argento al Festival di Berlino al Nastro d'Argento come miglior regista fino Leone d'oro al Festival di Venezia.
CERIMONIA IL 12 GENNAIO. In programma dalle ore 9 di lunedì 12 gennaio una cerimonia civile presso la Casa del cinema di Roma.

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