Papa Bergoglio 140104083133
SPIRITO ASPRO 16 Gennaio Gen 2015 1011 16 gennaio 2015

Con Bergoglio meno Angelus e più Lasonil

Un catechismo da bullo della fede. Più che porgere l'altra guancia, mira alla mascella.

  • ...

Papa Francesco.

E così «Santa Madre Chiesa» non è solo un modo di dire, un'allusione alla vocazione materna, inclusiva, misericordiosa, amorevole e paziente della sposa di Cristo.
Per papa Bergoglio la Chiesa è come la mamma e la squadra del cuore, non si discute, si ama, stop.
E se qualcuno ne parla male, non si incassa l'offesa né ci si limita alle proteste verbali. Si reagisce come nei vecchi «arrables» di Buenos Aires, i vicoli e i cortili dei quartieri poveri popolati di recenti immigrati italiani: a cazzotti.
LA LIBERTÀ D'ESPRESSIONE? PER IL PAPA È UNA ZIA. La Chiesa è come la mamma e, per citare il tormentone di Alessandro Benvenuti in un vecchio sketch dei Giancattivi, «te la mia mamma te tu la lasci stare, hapito?».
«Se il mio amico Gasbarri dice una parolaccia sulla mia mamma, si aspetti un pugno», testuali parole del pontefice ai cronisti durante il viaggio in Estremo Oriente, poco dopo aver ribadito che la libertà d'espressione sì, ci vuole, ma con dei limiti. Non merita rispetto assoluto e incondizionato qualunque cosa faccia, come la mamma.
PER LA FEDE UN PUGNO, PER LA PAROLA MANI IN TASCA. La libertà di parola non coincide con la libertà cristiana (cioè, teologicamente, la libertà di fare il bene ovvero quel che vuole dio), attiene più al libero arbitrio, e per il cattolico non è una madre, al massimo è una zia, e nemmeno di sangue (perché in tal caso potrebbe essere sorella della mamma, e se la offendono uno sberlone bisognerebbe tirarlo anche per lei).
È una zia acquisita, una parente lontana aggiunta di recente all'albero genealogico, una collaterale cui si è legati da un vincolo lasco e formale, non intenso e viscerale.
Libertà e Chiesa hanno cognome diverso, non presentano tratti somatici somiglianti, quindi se l'amico Gasbarri svillaneggia la libertà d'espressione, papa Francesco non è tenuto a difenderne l'onore come un italiano vero fa con la mamma o la sorella.
Può certamente storcere il naso, disapprovare, intervenire con pacata fermezza, da gentiluomo che vede trattare rudemente una signora, ma alla fin fine terrà le mani in tasca.

Bergoglio il testosteronico non porge la guancia: colpisce la mascella

Jorge Mario Bergoglio è stato il primo pontefice ad assumere il nome di Francesco.

E così dopo Wojtyla, il papa «atleta della fede», ecco Bergoglio, il «bullo della fede», non santo subito, ma simpatico subito.
Sì, perché al di là delle ovvie e giuste considerazioni sull'opportunità della sua dichiarazione, che in ultima analisi legittima, anzi, approva la violenza in nome della religione - un pugno difficilmente uccide, ma fa male, e Cristo invitava a porgere l'altra guancia, non a colpire l'altra mascella - un pontefice che vive la religione in modo così latino, «di pancia», poco spirituale e molto testosteronico, meno Angelus e più Lasonil, di questi tempi rischia di piacere ancora di più.
I CONFLITTI RELIGIOSI? SI RISOLVONO A MANI NUDE. Anche se fa sospettare che Francesco abbia sentito un gran prurito alle mani quando quei francesi impertinenti di Charlie Hebdo pubblicarono una vignetta in copertina in cui la santissima Trinità veniva raffigurata a mo' di trenino dell'amore.
E mentre fra Occidente e Medio Oriente viaggiano fiumi di armi micidiali per le guerre sante e le santissime rappresaglie, fa quasi tenerezza l'idea che per Bergoglio si possano risolvere i conflitti religiosi «da veri uomini», a viso aperto e a mani nude, come ragazzini che si menano fuori dall'oratorio.
Solo che quando succede lì, il parroco divide i contendenti prendendoli per la collottola e dice loro di vergognarsi. Ma se il parroco non solo non interviene, anzi, approva e giustifica la zuffa perché la mamma è sempre la mamma, le lezioni di catechismo diventano una faccenda pericolosa.
IL PAPA COME DON CAMILLO DI GUARESCHI. Ai più attempati tornerà in mente la scena in cui don Camillo sale sul ring della Casa del popolo e mette ko il campione provinciale Gorlini che ha appena steso Peppone, per poi sgridare il pubblico perché indulge a spettacoli «da cannibali»: la domenica successiva la chiesa di Brescello è gremita.
Chissà se anche il pontefice, come il prete di Guareschi, in qualche cappelletta del suo appartamento a Santa Marta, ha un crocefisso che gli parla con la vocetta impostata di Ruggero Ruggeri. Forse, al suo ritorno dalle Filippine, si sentirà apostrofare: «E così Francesco, la fede in me è una mamma per cui faresti a pugni? E credi davvero che questa mamma sarebbe contenta di te? Papa Francesco, papa Francesco...»

Correlati

Potresti esserti perso