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ISTRUZIONE 18 Gennaio Gen 2015 1100 18 gennaio 2015

Scuola, la Storia delle religioni contro il fanatismo

Per gli atei sarebbe un passo avanti. Anche gli imam aprono. Ma la Cei insorge. L'educazione religiosa alternativa fa discutere. Mentre in Europa...

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Cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Combattere l'estremismo con un corso obbligatorio di Storia delle religioni in tutte le scuole.
La proposta, lanciata del Festival delle Religioni, punta ad aiutare gli alunni a superare diffidenze e diversità, in un contesto come quello attuale sempre più multiculturale ma condito - al tempo stesso - da crescenti tensioni. In particolare quando si tratta di Islam.
Tuttavia l'idea trova divisi i rappresentanti delle varie fedi in Italia, a partire dalle resistenze dei vescovi per arrivare al sì condizionato degli imam.
I PROGRAMMI SONO REDATTI DALLA CEI. Nel nostro Paese l’insegnamento della religione è regolato dal Concordato del 1929, modificato nel 1984. È contemplata la sola religione cattolica, con la possibilità di essere esonerati.
I programmi sono sono redatti dalla Cei e sottoposti all'approvazione statale. Per quanto riguarda gli insegnamenti alternativi, cosa rappresentino esattamente non è chiaro. Spesso tutto si traduce con un'ora di studio individuale o l'uscita anticipata dalla scuola.
Nel resto d'Europa si va in ordine sparso. La Spagna ha più o meno lo stesso ordinamento dell'Italia, con la possibilità per gli altri culti riconosciuti di istituire corsi paralleli. Lo stesso in Polonia, dove le alternative sono limitate alle dottrine cristiane, come ortodossi, avventisti o luterani.
IN GERMANIA OGNI CANTONE FA DA SÈ. Per i tedeschi frequentare l'ora di religione o di etica laica è obbligatorio, ma poi ogni cantone fa da sé: c'è chi offre la scelta tra cattolicesimo e luteranesimo e chi tutela anche ortodossi, ebrei e islamici. In Austria ci si può far esonerare, mentre in Danimarca è un insegnamento facoltativo.
In Finlandia di 'default' si insegna la dottrina luterana, ma si possono richiedere corsi di etica o di qualsiasi altra religione.
A Oslo e Copenaghen, un po' come nella proposta del Festival delle Religioni, l'insegnamento è curricolare ma assolutamente aconfessionale. Nella laicissima Francia (con l'eccezione dell'Alsazia-Lorena) e in Svezia lo Stato non consente che venga insegnata religione nelle scuole.

Crescono gli esonerati: dal 7% all'11,5% in un decennio

Izzedin Elzir, imam di Firenze e persidente dell'Unione comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii).

In Italia il problema della riforma dell'educazione religiosa è stato sollevato più volte, anche perché la percentuale di alunni che decidono di non frequentare è in lieve ma continua crescita.
Secondo i dati forniti dalla stessa Cei i ragazzi che hanno chiesto l'esonero sono passati dal 7% di 10 anni fa all'11,5% dell'anno scolastico 2012-13.
Per ora, però, tutte le proposte di modifica sono cadute nel vuoto.
La fondazione FareFuturo di Gianfranco Fini aveva proposto nel 2009 di affiancare all'ora cattolica, l’ora di Islam. Un modo – spiegarono - per contrastare il radicarsi di correnti estremiste. La proposta aveva spaccato il centrodestra e la stessa gerarchia ecclesiastica ed era stata poi respinta.
GLI ATEI: «PEGGIO DI ORA È DIFFICILE». L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) porta invece avanti, ormai da anni, il Progetto Ora Alternativa, con l'obiettivo di assicurare corsi differenti a tutti gli alunni che li richiedono. E che ora spesso finiscono 'parcheggiati' nelle aule vicine.
Ma cosa pensano alla Uaar proposta del Festival delle Religioni? «Sarebbe un passo in avanti. Del resto quasi tutto sarebbe meglio dell'ordinamento attuale», commenta Roberto Grendene, responsabile campagne dell'Unione. «Oggi chi non è cattolico si trova davanti a un vero e proprio percorso a ostacoli quando vuole veder riconosciuti i suoi diritti».
Il corso di Storia delle religioni dovrebbe però avere un approccio critico e filosofico, e insegnare anche le dottrine agnostiche e l'ateismo. E soprattutto, essere tenuto da docenti ad hoc. «Ovviamente tutto dovrebbe essere affidato a personale laureato in Filosofia o Storia delle religioni, e non ci sarebbe più bisogno del nulla osta del vescovo, come invece succede ora».
L'IMAM: «LA FEDE? UNA QUESTIONE PRIVATA». Su posizioni simili l'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia: «Un'ora di Storia delle religioni, o anche di etica, potrebbe essere un'ottima idea. Vorremmo però che si trattasse di un valore aggiunto, da sommare all'ora di religione facoltativa attuale», spiega il presidente Izzeddin Elzir. «Per quanto riguarda corsi di dottrina islamica, per noi non sono una priorità. Pensiamo che la fede sia una questione privata e la scuola debba rimanere laica e uguale per tutti. Certo, è possibile ragionarci. Si tratta solo di essere elastici e venire incontro alle esigenze di tutti».
I VESCOVI: «NON CONDIZIONIAMO NESSUNO». La Cei sottolinea che sarebbe complicato stabilire il percorso didattico e le competenze da chiedere ai nuovi docenti di Storia delle religioni. E che non vede ragioni, nemmeno numeriche, per mettere mano all'ordinamento attuale.
«È necessario ricordare che l’insegnamento della religione cattolica (Irc), presente nella scuola da 30 anni, è frequentato da quasi il 90% degli studenti», spiega don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale. Secondo i vescovi italiani frequentare le lezioni «non è una dichiarazione di appartenenza religiosa, né pretende di condizionare la coscienza di alcuno». Ma «conoscere la religione cattolica costituisce una chiave di lettura fondamentale della realtà in cui noi tutti oggi viviamo».

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